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  • mercoledì 18 febbraio 2015

La partita della Grecia continua

Si aspetta una risposta di Tsipras alle richieste europee, per ottenere una proroga della scadenza per ripagare il debito e ammorbidire l'austerità

Dalla tarda serata di ieri sui principali siti di news internazionali si leggono notizie riguardo una possibile svolta nelle trattative – finora infruttuose – tra il governo greco e i rappresentanti dell’Unione Europea e della cosiddetta Troika: la svolta avrebbe a che fare con la presunta decisione del governo di Alexis Tsipras di chiedere una proroga per ripagare il prestito che la Grecia ha ricevuto dai paesi dell’eurozona, ma non del piano di salvataggio concesso ad Atene dalla Troika, già avviato e in scadenza il prossimo 28 febbraio. Se la Grecia non riuscirà a ripagare il debito contratto, le banche non avranno più accesso al credito.

Questa mattina – intervistato da una tv locale, Antenna TV – il portavoce del governo greco Gabriel Sakellaridis ha confermato che una richiesta formale in questo senso sarà inviata all’Eurogruppo entro oggi o domani, precisando però che il governo Tsipras intende cercare una proroga della scadenza per ripagare il debito e non l’estensione del cosiddetto “memorandum”, cioè le riforme da attuare in cambio dei prestiti internazionali: «Il memorandum è morto il 25 gennaio», ha detto facendo riferimento alla vittoria delle elezioni da parte di Syriza. Insomma Tsipras non accetterebbe la richiesta dell’Eurogruppo per come è stata posta – soldi in cambio di riforme, come concordato dal precedente governo – ma chiede più tempo per ripagare i debiti in cambio di solo una parte delle riforme, e con un’esplicita finalità di “transizione” verso un nuovo accordo a nuove condizioni.

La mossa sarebbe un tentativo da parte del nuovo governo di Alexis Tsipras di guadagnare tempo e evitare il completamento del programma di austerità iniziato dal precedente governo di Antonis Samaras, sconfitto nelle scorse elezioni. Il governo di Tsipras fin qui ha rinunciato a chiedere l’annullamento di parte del debito (un’ipotesi che era stata invece avanzata in campagna elettorale) e anche l’annullamento di tutto il “memo­ran­dum” di riforme: Tsipras e il ministro delle Finanze Varoufakis hanno detto di essere pronti ad accettare il 70 per cento delle riforme richieste dalla Troika ma di voler ridi­scu­tere il restante 30 per cento. Allo stesso tempo, in settimana Tsipras ha anche annunciato il voto per venerdì al Parlamento di Atene di una serie di riforme sociali “di sinistra”, che vanno contro le politiche di austerità di questi anni e le raccomandazioni contenute nel “memorandum”.

Non è chiaro se i ministri dell’Economia dei paesi della zona euro accetteranno, visto che negli scorsi giorni avevano già respinto per due volte questa ipotesi di accordo. Dopo una prima riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, lo scorso 11 febbraio, non era stato presentato alcun comunicato ufficiale. Le trattative erano poi proseguite per tutta la settimana – in mezzo c’era anche stato un Consiglio europeo tra i vari capi di Stato e di governo dei paesi della UE (compresi Alexis Tsipras e Angela Merkel) – e si era diffuso un certo ottimismo sul raggiungimento di un compromesso, ma alla fine anche il secondo incontro dell’Eurogruppo (lunedì 16 febbraio) era stato un fallimento: alla Grecia era stato dato una specie di ultimatum che prevedeva la concessione di altri giorni per decidere esclusivamente se accettare o no le condizioni dei vari ministri dell’Economia.

La risposta che dovrebbe arrivare oggi dalla Grecia è un nuovo tentativo di mediazione e anche una mossa per mandare la palla dall’altra parte del campo (in un discorso al Parlamento martedì 17 febbraio il primo ministro greco Alexis Tsipras aveva detto che la Grecia «non è una colonia» e che non si farà ricattare): dire dunque sì alla richiesta di proroga ma a condizioni da negoziare con la sola Unione Europea. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, il rappresentante del paese più intransigente nei confronti della Grecia, ha già respinto la proposta dicendo: «Non si tratta di estendere un programma di credito, ma del fatto che questo programma di salvataggio si compirà oppure no». Un nuovo incontro dell’Eurogruppo potrebbe essere convocato per venerdì prossimo.

L’obiettivo di Tsipras è anche spostare la discussione sul piano politico più che su quello tecnico-finanziario: per questo ha chiesto che non si parli più di Troika ma che le trattative avvengano tra “istituzioni”, e cioè con un maggior coinvolgimento di governi e capi di stato. Tsipras ha anche chiesto ai lea­der euro­pei un ver­tice per discu­tere il finan­zia­mento dei prestiti alla Gre­cia: «Il negoziato con i nostri part­ner non è una que­stione tec­nica ma pro­fon­da­mente poli­tica. Ecco per­ché non si può risol­vere in poche ore. La solu­zione non arri­verà dai tec­no­crati ma dai lea­der poli­tici dell’Europa», ha detto Tsipras.

Oggi è previsto anche il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea: all’ordine del giorno c’è il voto sulla concessione dei fondi di emergenza alle banche greche. Per interrompere l’ELA (Emergency Liquidity Assistance) – uno “strumento di emergenza” tramite il quale le banche greche possono continuare a finanziarsi presso la BCE ma a un tasso di interesse molto superiore a quello garantito normalmente – serve una maggioranza di due terzi. Questo programma era stato alzato dalla BCE la scorsa settimana passando da 60 a 65 miliardi. Se l’ELA venisse bloccato, ma anche se non venisse esteso, il limite di 65 miliardi garantito fino ad ora rischierebbe di esaurirsi molto velocemente. E senza la possibilità di utilizzare l’ELA, le banche greche avrebbero grossissime difficoltà a procurarsi la liquidità necessaria per le operazioni di tutti i giorni. L’ipotesi più accreditata è comunque quella che oggi la BCE non prenda alcuna decisione lasciando la situazione così com’è. E questo in attesa di un accordo con l’Eurogruppo.

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