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  • martedì 17 febbraio 2015

Ancora nessun accordo sulla Grecia

Le proposte dell'Eurogruppo per estendere gli aiuti – ma anche l'austerità – sono state giudicate dal governo della Grecia "assurde e inaccettabili", intanto il tempo stringe

Dopo la prima riunione dell’Eurogruppo sulla crisi della Grecia dello scorso 11 febbraio e dopo le trattative della scorsa settimana tra il governo greco e i rappresentanti dell’Unione europea e della cosiddetta Troika, si era parlato con un certo ottimi­smo della possibilità che venisse raggiunto presto un accordo e che l’incontro di lunedì 16 febbraio tra i ministri dell’Economia dei paesi della zona euro sarebbe stato deci­sivo. Invece per la seconda volta al termine della riunione a Bruxelles non è stato presentato alcun comunicato ufficiale – dunque nessun accordo – e il governo della Grecia ha definito le proposte fatte «assurde e inaccettabili». In un discorso al Parlamento martedì 17 febbraio il primo ministro greco Alexis Tsipras ha detto che la Grecia «non è una colonia» e che non si farà ricattare.

L’incontro dell’Eurogruppo è durato poco più di tre ore e poi è stato sospeso per consentire nuove trattative. Molto probabilmente verrà convocata una nuova riunione venerdì 20 febbraio. Nel frattempo alla Grecia è stato dato una specie di ultimatum: sono stati concessi cioè altri giorni per decidere esclusivamente se accettare o no le condizioni dei vari ministri dell’Economia, che prevedono in sostanza «un’estensione» del pacchetto di aiuti già avviato e in scadenza il prossimo 28 febbraio: il piano consiste in 130 miliardi totali di prestito, di cui resta da versare l’ultima tranche da 7 miliardi di euro. Questo comporterebbe anche il completamento del programma di austerità iniziato dal predecessore di Alexis Tsipras al governo della Grecia: cioè da Antonis Samaras, sconfitto nelle scorse elezioni.

Diversi giornali internazionali hanno raccontato il contenuto della bozza proposta al governo greco, che prevedeva appunto un’estensione del programma per altri sei mesi, impegni precisi del paese su debito pubblico, avanzo primario, fisco, privatizzazioni, flessibilità, riforma del lavoro, delle banche e delle pensioni. Soprattutto richiedeva al governo di Atene l’astensione su tutte le riforme elencate di «atti unilate­rali»: il governo greco dovrebbe insomma rinunciare a governare su varie e importanti questioni se non in accordo con la Troika (Banca centrale, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale). Quello che l’Eurogruppo avrebbe accet­tato è non nomi­nare più la «Troika» ma di parlare genericamente di «istituzioni», così come chiesto più volte da Tsipras.

Il governo della Grecia da parte sua ha già rinun­ciato a chie­dere l’annullamento di parte del debito (così come ipotizzato in campagna elettorale) e anche l’annullamento di tutto il memo­ran­dum, cioè le riforme da attuare in cambio dei prestiti: il nuovo governo greco si è infatti detto pronto ad accettare il 70 per cento delle riforme richieste ma a ridi­scu­tere il restante 30 per cento. Pro­pone anche un programma-ponte di qual­che mese: cioè un prestito che «non pesi sui contribuenti» e che conceda «lo spazio di manovra fiscale e il tempo per iniziare ad applicare il programma e ripristinare i servizi pubblici», aveva spiegato tempo fa il primo ministro Alexis Tsipras. Si tratterebbe insomma di una «transizione » più che di «un’estensione», necessaria per guadagnare tempo in vista della negoziazione di un sistema che tenga conto della situa­zione sociale nel paese e anche del voto dei greci. La Gre­cia ha poi proposto il dimez­za­mento dell’avanzo pri­ma­rio (la differenza tra entrate e uscite delle amministrazioni pubbliche) impo­sto dal memo­ran­dum dal 3 per cento all’1,49, al netto quindi degli interessi sul debito.

I tempi sono comunque strettissimi: il 28 feb­braio il governo greco potrebbe trovarsi da solo a dover far fronte ai cre­di­tori e ai mer­cati. Le banche greche inoltre sono in crisi di liquidità, nonostante il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis abbia assicurato che ci sono risorse sufficienti per garantire i pagamenti per qualche mese. Va poi considerato che per quat­tro paesi della zona euro – Ger­ma­nia, Olanda, Austria e Fin­lan­dia, dove si vota ad aprile – un ipotetico programma-ponte e anche l’estensione del piano di aiuti deve essere votato dai rispet­tivi par­la­menti per entrare in vigore. Al termine dell’Eurogruppo, il ministro dell’Economia greco Varoufakis si è comunque detto ottimista: «Non ho dubbi che i negoziati continueranno domani e non ho dubbi che ci sarà un accordo che sarà terapeutico per la Grecia e buono per l’Europa». Due recenti sondaggi in Grecia hanno mostrato che il 79 per cento dei cittadini sostiene le politiche del governo e che il 74 per cento crede i negoziati saranno alla fine un successo per il loro paese.

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