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  • martedì 17 febbraio 2015

Cosa succede in Libia

Il Consiglio di sicurezza dell'ONU si riunirà domani per discutere della situazione, il presidente egiziano Al Sisi dice che serve un intervento internazionale per fermare l'ISIS

Da qualche giorno si discute – in Italia ma non solo – della possibilità di intervenire in qualche modo in Libia per fermare l’avanzata dell’ISIS (o Stato Islamico), l’organizzazione terrorista islamica che controlla un pezzo di Iraq e un pezzo di Siria, e che ha conquistato una parte della Libia. Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha detto che «non si può passare dall’indifferenza all’isteria» ed è sembrato più cauto rispetto ad altre dichiarazioni precedenti dei ministri degli Esteri e della Difesa. Intanto però l’Egitto ha bombardato la Libia e insieme alla Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’ONU: nel pomeriggio l’ONU ha annunciato che il Consiglio di sicurezza si riunirà domani, mercoledì 18 febbraio.

In Libia da mesi coesistono due governi e due parlamenti, entrambi debolissimi e screditati: nelle ultime settimane i miliziani dello Stato Islamico – o di gruppi affiliati allo Stato Islamico – si sono rafforzati e hanno conquistato nuovi territori. Domenica sera l’ISIS ha poi diffuso un video che mostra le decapitazioni di 21 cristiani copti egiziani e minaccia direttamente l’Italia. Quelle che seguono sono nove cose da sapere sulla Libia, in sintesi, per capirci qualcosa in una delle crisi più complicate e difficili dell’ultimo anno.

1. Come è fatta la Libia
La Libia ha sei milioni di abitanti e un territorio sei volte l’Italia. La maggior parte dei libici vive sulla costa, il resto del territorio è praticamente desertico. Ci sono due grosse regioni, divise dal Golfo della Sirte: la Tripolitania a ovest e la Cirenaica a est. Le riserve di gas e petrolio sono soprattutto all’interno.

2. Riepilogo delle puntate precedenti
Dopo la caduta del regime di Mu’ammar Gheddafi, nel 2011, in Libia è successo un po’ di tutto. Di elezioni parlamentari ce ne sono state due, nel 2012 e nel 2014. La Libia è rimasta però sotto il controllo di moltissime milizie: alcune non hanno riconosciuto le elezioni del 2014 e hanno formato a Tripoli, in Tripolitania, un governo e un parlamento alternativi a quelli “ufficiali”.

3. Chi sta combattendo?
Semplificando, gli schieramenti in Libia sono due. A Tubruq, nell’est della Libia, si è insediato il governo uscito delle elezioni 2014, riconosciuto dalla comunità internazionale e il cui primo ministro è Abdullah al Thinni. A ovest governano le milizie islamiste – la coalizione si chiama “Alba della Libia”: Tripoli, la capitale della Libia, è sotto il loro controllo.

4. Chi è il generale Haftar
Khalifa Haftar è un generale dell’esercito della Libia: all’inizio sembrava intenzionato a compiere un colpo di stato contro al Thinni. Oggi è “alleato” – o per meglio dire è fedele – al governo “ufficiale” con sede a Tubruq e combatte le milizie islamiche (nei mesi scorsi le forze di Haftar hanno anche compiuto dei bombardamenti).

5. Cosa c’entra lo Stato Islamico
Attualmente ci sono due città libiche controllate almeno in parte da milizie considerate vicine allo Stato Islamico: Derna, nell’est della Libia non troppo lontano da Tubruq, e Sirte, di cui si è parlato negli ultimi giorni (qui fino a poche settimane fa c’erano uomini di Alba della Libia). Sembra che l’ISIS in Libia sia formato soprattutto da libici tornati dalla guerra in Siria: secondo alcune conta circa un migliaio di miliziani.

6. Cos’è successo con i copti
Tra dicembre 2014 e gennaio 2015 una milizia libica affiliata allo Stato Islamico ha rapito 21 cittadini egiziani di religione copta nella zona di Sirte: un video che mostra le loro decapitazioni su una costa della Libia è stato diffuso domenica, mentre una foto di loro era stata pubblicata nell’ultimo numero della rivista dell’IS, “Dabiq”. L’Egitto appoggia apertamente il generale Haftar e il governo legittimo e ha bombardato alcuni obiettivi della Libia dove ritiene ci siano campi di addestramento e armi degli affiliati all’ISIS: secondo Al Jazeera i bombardamenti hanno ucciso almeno 7 persone.

7. Cosa ha detto il governo italiano sulla Libia
Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha detto che in Libia «l’Italia è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale». In un’intervista pubblicata domenica 15 febbraio sul Messaggero, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha detto che l’Italia «immagina» di guidare un’eventuale coalizione internazionale e che il suo impegno potrebbe essere “numericamente significativo” come quello compiuto in Afghanistan (si parla di circa 5mila militari). Renzi è stato molto più cauto lunedì durante la direzione nazionale del PD.

8. Gli interessi dell’Italia in Libia
L’Italia è il paese europeo più vicino alla Libia: il 21 per cento del petrolio acquistato dall’Italia e circa il 10 per cento del gas arriva dal territorio libico (anche se negli ultimi due anni le forniture sono state incostanti). La situazione che c’è ora in Libia è anche considerata tra le principali cause dell’aumento degli arrivi di immigrati tramite il Mediterraneo centrale (più di centomila nel corso del 2014, il doppio del 2013).

9. Ma alla fine, l’Italia può intervenire in Libia?
Le dichiarazioni di Gentiloni e Pinotti lasciavano intendere che l’Italia fosse disposta a intervenire soltanto con il “consenso internazionale”, cioè con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che autorizzi l’intervento militare. Quindi una risoluzione in cui nessuno dei membri permanenti con diritto di voto usi il veto. Egitto e Francia hanno chiesto martedì una riunione urgente del Consiglio di sicurezza per discutere dell’ISIS. Il presidente egiziano Al Sisi ha chiesto un intervento internazionale.

foto: soldati libici accanto ad armi e munizioni trovate a Misurata il 10 febbraio 2015. (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

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