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  • venerdì 13 febbraio 2015

Il bombardamento di Dresda, 70 anni fa

70 anni fa avvenne uno dei più devastanti attacchi aerei nella storia d'Europa, quello raccontato da Kurt Vonnegut in "Mattatoio n.5", che fece decine di migliaia di morti

Tra il 13 e il 14 febbraio del 1945 avvenne uno dei più devastanti bombardamenti della Seconda guerra mondiale e della storia dell’Europa. Più di 800 aerei inglesi volarono su Dresda, una città della Germania, scaricando circa 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno dopo la città fu attaccata dai B-17 americani che in quattro raid la colpirono con altre 1.250 tonnellate di bombe. Gli attacchi proseguirono anche il mese dopo e quello dopo ancora.

Come si arrivò a quel giorno
Negli anni Venti e poi negli anni Trenta ci furono molti progressi nella tecnologia aeronautica militare. Gli aerei in legno e tela della Prima guerra mondiale vennero sostituiti con aerei corazzati, in grado di volare a migliaia di metri di altezza e trasportare tonnellate di bombe. Furono questi progressi a far pensare che i nuovi aerei avrebbero potuto essere determinanti a far vincere le guerre portando grandi quantità di esplosivo e gas tossici sulle città nemiche, ben oltre la linea del fronte. La nuova strategia venne battezzata “bombardamento strategico” e teorizzata, tra gli altri, da un ufficiale italiano, Giulio Douhet, autore di un libro del 1921 che ebbe una vasta influenza: Il dominio dell’aria.

La prima città a essere sottoposta a a un bombardamento strategico fu Varsavia, attaccata dagli aerei tedeschi il 25 settembre del 1939 all’inizio della Seconda guerra mondiale. La Polonia, invasa poche settimane prima, era già stata sconfitta. L’estate successiva l’aviazione tedesca spostò la sua offensiva alla città di Londra. Durante quello che venne chiamato il Blitz, dal settembre del 1940 al maggio del 1941 Londra venne bombardata per 71 volte da centinaia di aerei. Nessuno dei due episodi risolse il conflitto, anche perché la campagna tedesca era stata portata avanti per un periodo di tempo limitato e con bombardieri piccoli e medi, pensati più per appoggiare le truppe in battaglia che non per distruggere le città. Il tipo di mezzi adatti per quel tipo di strategia era posseduto soltanto dal Regno Unito e dagli Stati Uniti.

Prima del bombardamento
Prima della Seconda guerra mondiale Dresda era la settima città della Germania per numero di abitanti e un importante centro economico, militare e di trasporto. Fino all’autunno del 1944 la zona non era ancora stata colpita: era rimasta al di fuori del raggio di azione dei bombardieri degli Alleati, ma con l’avvicinamento del fronte la situazione che sarebbe cambiata presto.

Due giorni prima del bombardamento, l’11 febbraio del 1945, si era conclusa a Yalta una delle più importanti conferenze della Seconda guerra mondiale: Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin (i capi politici dei tre principali paesi alleati, Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica) si erano incontrati in Crimea, sul Mar Nero, e avevano preso nel giro di una settimana alcune importanti decisioni sul futuro della Germania, della Polonia, sulla creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e anche sul proseguimento del conflitto. Nel febbraio del 1945 la guerra era quasi vinta dagli Alleati: gran parte dell’Europa orientale era stata liberata dalle truppe sovietiche che erano già entrate in Polonia ed erano vicine ai confini della Germania. I paesi occidentali decisero di sostenere l’impegno bellico sovietico con lo strumento del bombardamento strategico creando confusione ed evacuazioni di massa dall’est, e quindi ostacolando l’avanzata delle truppe da ovest. Alla Conferenza di Yalta sia Berlino che Dresda erano sulla lista degli obiettivi, ed entrambe furono bombardate dopo la conferenza. Dresda, subito dopo.

I bombardamenti della Germania
In realtà il Regno Unito aveva cominciato a bombardare le città tedesche per ritorsione nel 1940, ma fino al 1943 si era trattato di attacchi limitati. Dal 1940 al 1942 erano state sganciate sulla Germania circa 80mila tonnellate di bombe: nel solo 1943 sarebbero diventate quasi 200mila. Nel 1944 avrebbero raggiunto il numero di 900mila. Nei bollettini di guerra si parlava sempre di bombardamenti a fabbriche, della distruzione di obiettivi militari e infrastrutture di comunicazione. Come hanno scritto diversi storici, era chiaro però che l’obiettivo dei bombardamenti alleati, e in particolare di quelli britannici che quasi sempre colpivano di notte, era proprio uccidere i civili, spaventare la popolazione e creare il maggior numero di sfollati possibile.

Lo scopo stesso dei bombardamenti strategici prevedeva una distruzione completa e non certo la presa di mira di obiettivi precisi. Prima di ogni attacco venivano studiati i metodi e le tattiche migliori: era preferibile attaccare dopo giorni di tempo caldo e secco, in modo che le costruzioni di legno fossero più infiammabili. Bisognava sganciare prima bombe ad alto potenziale esplosivo che sfondassero i tetti delle case e rompessero le finestre e solo dopo passare a quelle incendiare, in modo che le case sventrate bruciassero più facilmente. Infine, e solo in un secondo momento, si poteva passare alle bombe a frammentazione a scoppio ritardato, che uccidevano pompieri e soccorritori, in modo da consentire agli incendi di espandersi. Fu questo che la notte tra il 13 e il 14 febbraio del 1945 gli alleati ottennero in uno dei loro attacchi più riusciti: la distruzione di Dresda.

Il bombardamento di Dresda
Il primo attacco aereo avvenne intorno alle 22 del 13 febbraio da parte dei bombardieri della Royal Air Force britannica. Il giorno dopo si unirono quelli degli Stati Uniti. I numerosi incendi che continuavano a formarsi cominciarono ad unirsi in un unico, gigantesco fuoco che consumò tutto l’ossigeno e cominciò a risucchiare aria verso il suo centro. Il vento raggiunse la velocità di un uragano, la temperatura dell’aria salì di centinaia di gradi. Era la firestorm, la “tempesta di fuoco” che i generali inglesi avevano già ottenuto ad Amburgo nel luglio del 1943 e che gli americani ripeterono a Tokyo nel marzo del 1945. Ma contrariamente alle speranze degli Alleati, nessuno di questi attacchi, così come quello di Dresda, portò alla fine della guerra. La Germania si arrese quando l’esercito sovietico conquistò Berlino; il Giappone soltanto dopo che venne ripetutamente sconfitto, isolato, assediato e colpito con due bombe nucleari.

Gran parte del centro storico di Dresda, un’area di circa 15 chilometri quadrati, venne distrutta: più di 20mila case e 22 ospedali, quasi 200 industrie, e altre costruzioni, tra cui il comando principale della Wehrmacht. Gli incendi si spensero spontaneamente dopo cinque giorni. Morirono, secondo quanto stabilito da un’inchiesta indipendente commissionata dal consiglio municipale di Dresda nel 2010, tra le 22mila e le 25mila persone. Konrad Adenauer, cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, aveva però detto negli anni Cinquanta che i morti erano stati 250 mila. Il numero esatto è comunque impossibile da definire e da tempo oggetto di discussione: la popolazione di Dresda nel 1939 contava circa 642mila persone ma alcune fonti hanno affermato che i rifugiati fossero fino a 200mila. Quel che è certo è che si ritrovarono cadaveri fino agli anni Sessanta.

Intorno al bombardamento di Dresda ci fu poi un ampio dibattito se dovesse essere o meno considerato un “crimine di guerra”. Nel 1945 non esisteva comunque nessuna convenzione, a livello internazionale, che regolasse i bombardamenti per proteggere la popolazione civile. La ricostruzione della città fu lenta e parziale. La ricostruzione della Frauenkirche (chiesa che era ed è uno dei simboli di Dresda) è stata decisa solo dopo l’unificazione e conclusa nell’ottobre del 2005, oltre sessanta anni dopo la sua distruzione. Buona parte del centro è comunque andato perduto e i grandi spazi lasciati dalle demolizioni postbelliche sono stati occupati con nuovi edifici. Kurt Vonnegut, scrittore statunitense che fu catturato dai tedeschi e che si trovava a Dresda come prigioniero all’epoca del bombardamento, nel famosissimo testo Mattatoio n. 5 scrive: «Io ci tornai veramente a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell’Ohio, ma c’erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane».

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