• Cultura
  • mercoledì 4 febbraio 2015

La Conferenza di Yalta, 70 anni fa

Il 4 febbraio 1945 i leader dei tre paesi più potenti al mondo si riunirono in Crimea per decidere cosa fare una volta sconfitti i nazisti: e vinse uno dei tre

Il 4 febbraio di 70 anni fa Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin si incontrarono in Crimea, nel Palazzo di Livadija che era stato la residenza estiva di Nicola II a Yalta, città sul Mar Nero quasi interamente distrutta dalla guerra. Pochi mesi dopo la Germania nazista avrebbe perso la Seconda guerra mondiale: a Yalta i capi politici dei tre principali paesi alleati (Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica) presero nel giro di una settimana alcune importanti decisioni sul proseguimento del conflitto, sul futuro della Germania, della Polonia, e sulla creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Su come sarebbe stato il mondo dopo, insomma.

Prima di Yalta
Quando i tre leader si incontrarono a Yalta si conoscevano già: si erano incontrati due anni prima, verso la fine del 1943, nella Conferenza di Teheran. L’impegno dell’Armata Rossa contro Hitler era diventato ormai leggendario (c’erano state la battaglia di Stalingrado, cioè la sconfitta più clamorosa subita fino ad allora da Hitler, e l’avanzata sovietica verso ovest): l’Occidente sapeva insomma di aver bisogno dell’URSS per vincere la guerra e sapeva anche di dover in qualche modo dimenticare i tempi in cui Stalin era sceso a patti con Hitler.

Nel 1939, infatti, i ministri degli esteri di Germania e Unione Sovietica si erano incontrati e avevano firmato un accordo di annessione alla Russia di Estonia, Lettonia e Lituania, di spartizione della Polonia e di non aggressione reciproca: il cosiddetto “patto Molotov-Ribbentrop”, dal nome dei due ministri degli Esteri. Ma Hitler tradì il patto e nel giugno del 1941 con la cosiddetta “Operazione Barbarossa” invase la Russia. Nei piani di Hitler doveva essere una “guerra lampo” ma non andò così: il 3 luglio Stalin pronunciò alla radio uno storico discorso rivolgendosi al popolo, definì un errore il patto con Hitler, disse che i nazisti erano dei criminali e decise di entrare in guerra. Dopo poco nacque la necessità di un’alleanza con l’Occidente e negli anni successivi si svolsero le diverse Conferenze tra Alleati: Teheran (28 novembre – 1 dicembre 1943), Yalta (4-11 febbraio 1945) e Potsdam (17 luglio – 2 agosto 1945).

La Conferenza di Yalta, la Polonia e la Germania
Il 4 febbraio del 1945 la guerra era stata quasi vinta dagli Alleati. L’incontro di Yalta venne organizzato per affrontare i problemi del nuovo ordine post bellico e per avviare, come si disse, «un futuro di pace e prosperità»: ciascuno aveva però i propri interessi da difendere a parte battere Hitler. Per Stalin l’obiettivo era a quel punto soprattutto allargare le frontiere dell’URSS verso il centro dell’Europa. Roosevelt e Churchill si incontrarono a Malta, proseguirono in aereo verso Kiev e poi in macchina verso Yalta. Arrivarono il 3 febbraio, Stalin li raggiunse il giorno dopo. Roosevelt venne ospitato a Palazzo di Livadija e fu lì che si svolsero le riunioni, per via della sua infermità fisica (una poliomielite lo aveva lasciato semiparalizzato). Lì fu anche allestito un centro di comunicazioni congiunto per inviare notizie a tutto il mondo. Le cronache riportano varie formule di cortesia fra i tre leader, battute scherzose (su chi sarebbe entrato per primo a Manila) e altre meno scherzose: quando Stalin osservò che Churchill avrebbe potuto perdere le elezioni, lui rispose che gli inglesi almeno potevano cambiare leader quando volevano.

I colloqui proseguirono senza un ordine del giorno preciso: si discusse del destino della Germania, della Polonia, della Jugoslavia e dell’intervento dell’URSS in Giappone. Fra i tre leader persistevano forti differenze ideologiche e culturali. Nelle decisioni che vennero prese, è ormai riconosciuto da diversi storici che Stalin ebbe la meglio: sulla divisione della Germania venne previsto che la porzione francese venisse stabilita non nella zona di competenza dell’URSS; l’URSS ottenne di estendere i suoi confini in Polonia mentre questa venne compensata a occidente e ottenne che il governo della Polonia venisse fatto sulla base del governo ombra che si trovava a Mosca e non sulla base di quello che si trovava a Londra. Come scrisse Indro Montanelli in un editoriale sul Giornale per ricordare i quarant’anni dalla Conferenza, Yalta per alcuni, i sovietici, «fu un fasto», per altri, gli occidentali, «un lutto».

In generale Roosevelt venne criticato per aver concesso troppo ai sovietici e per aver dimostrato debolezza nelle trattative. Lo stesso Churchill – che per tutta la guerra aveva avuto un atteggiamento molto pragmatico nei confronti dell’Unione Sovietica – si piegò e, nel corso delle varie conferenze accettò che di fatto l’intera Europa orientale finisse nella sfera di influenza russa. Restava il fatto che gran parte dell’Europa orientale era stata liberata dalle truppe sovietiche. I paesi occidentali avevano infatti ritardato l’apertura del secondo fronte e quando avvenne, nel giugno del 1944, le armate sovietiche erano già in Polonia e vicine ai confini della Germania. Il terreno del quale si doveva discutere a Yalta, insomma, era ormai di fatto sotto il controllo sovietico.

Il Giappone e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
Fra Roosevelt e Stalin intercorsero anche delle trattative che riguardavano l’estremo oriente. Roosevelt voleva l’impegno di Stalin ad entrare in guerra contro il Giappone. Lo ottenne e in cambio l’URSS avrebbe ricevuto la metà meridionale dell’isola di Sachalin, le isole Curili e avrebbe visto riconosciuto il suo interesse nei porti cinesi di Port Arthur e Dalian. Si parlò infine delle Nazioni Unite. L’idea su cui fu creato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era già stata presentata da Roosevelt durante la conferenza di pace di Teheran alla fine di novembre 1943. Durante Yalta si discussero soprattutto le modalità di voto che avrebbe adottato da lì in avanti il Consiglio di Sicurezza: in discussione non era tanto la regola generale dell’unanimità, che per ovvie ragioni era sostenuta da tutti i paesi che ne avrebbero beneficiato, ma il diritto di veto, voluto da Stalin. Il compito di scrivere la Carta delle Nazioni Unite venne affidato comunque a un’altra conferenza, che si sarebbe tenuta poco più di due mesi dopo a San Francisco, negli Stati Uniti, senza però la presenza di Roosevelt, che morì il 12 aprile, tredici giorni prima dell’inizio dei lavori.

A San Francisco furono invitati a partecipare prima dell’inizio del mese di marzo tutti quei paesi che avevano dichiarato guerra alla Germania: il documento finale, che fu sottoscritto il 26 giugno, definì la struttura delle Nazioni Unite come la conosciamo ancora oggi (con qualche differenza e piccole riforme, ma di fatto non troppo influenti sul funzionamento generale del Consiglio di Sicurezza). Il principio dell’efficacia fu favorito rispetto a quello dell’uguaglianza giuridica dei paesi: in pratica significò che tutte le proposte che chiedevano l’eliminazione di poteri speciali ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – cioè il diritto di veto – furono respinte.

Dopo Yalta
La Conferenza di Yalta terminò l’11 febbraio del 1945. Roosevelt tornò a casa presentando l’incontro al Congresso come un grande successo e una grande vittoria della pace ma morì prima di partecipare alla conferenza successiva, quella di Potsdam. Churchill era invece presente, ma interruppe i colloqui per rientrare nel Regno Unito e accogliere i risultati elettorali: vinsero i laburisti e a Potsdam tornò il nuovo primo ministro Clement Attlee. La situazione da lì in poi cambiò piuttosto velocemente: Il 5 marzo del 1946 Churchill pronunciò il celebre discorso della “cortina di ferro” e così ebbe effettivamente inizio la Guerra Fredda. Churchill fu l’ultimo protagonista della Conferenza di Yalta a morire, nel gennaio del 1965 dopo essersi ritirato a vita privata. Stalin era morto il 5 marzo del 1953. L’anno prima era stata decisa la chiusura del confine tra Berlino Ovest e Berlino Est.

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