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  • domenica 25 Gennaio 2015

Tutti i guai della Nigeria

Una guida per capirci qualcosa tra gli attentati di Boko Haram e la debolezza del governo guidato da Goodluck Jonathan, che tra tre settimane si vota il nuovo presidente

Negli ultimi mesi gli attacchi del gruppo estremista islamico Boko Haram in Nigeria si sono intensificati in numero e in proporzioni: i siti di news di tutto il mondo sono tornati a parlarne – dopo le estese attenzioni dedicate nel 2014 al caso delle oltre duecento studentesse rapite – soprattutto perché sembra che Boko Haram abbia cominciato a impiegare donne e bambini per condurre attacchi suicidi in alcune città del nord-est del paese. La strategia usata dal governo nigeriano per combattere il gruppo estremista è stata finora inefficace e le operazioni internazionali fallimentari. Tra meno di un mese in Nigeria si terranno le elezioni presidenziali, il cui esito è ancora molto incerto e da cui possono potenzialmente dipendere molte cose.

Breve guida alla Nigeria
La Nigeria è uno stato dell’Africa Occidentale. Confina con il Benin, il Niger, il Ciad e il Camerun: è lo stato più popolato di tutto il continente, con oltre 170 milioni di abitanti. Tra il XV e il XVIII secolo milioni di nigeriani furono imprigionati e trasferiti in America come schiavi. All’inizio dell’Ottocento il popolo dei Fulani istituì nel nord della Nigeria il Califfato di Sokoto, un potente stato islamico che venne poi smantellato dalle potenze europee all’inizio del Novecento. La Nigeria è stata una colonia britannica fino al 1960, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza: per via delle migliaia di minoranze etno-linguistiche presenti sul territorio nazionale, degli squilibri accumulati durante il periodo coloniale e delle divisioni religiose – il nord è a maggioranza musulmana, il sud a maggioranza cristiana – il processo di costruzione dello stato nazionale è stato faticoso, e il risultato fragile. L’abbondante presenza di petrolio ha reso la Nigeria la più importante potenza economica africana, ma ha anche provocato una diffusa corruzione nelle classi dirigenti e ha accresciuto la disuguaglianza sociale.

La Nigeria è oggi una repubblica federale: è formata da 36 stati più il territorio della capitale Abuja. Il potere esecutivo è detenuto dal presidente, eletto una volta ogni quattro anni e che può mantenere l’incarico per due mandati al massimo. La Costituzione prevede poi un parlamento (l’Assemblea Nazionale), composta da una Camera dei rappresentanti e da un Senato. Goodluck Jonathan – del Partito Democratico Popolare, di orientamento conservatore e al potere dal 1999 – è l’attuale presidente. Dopo l’indipendenza raggiunta nel 1960, per anni in Nigeria c’è stato praticamente un colpo di stato dietro l’altro. Si sono alternati soprattutto presidenti provenienti dall’esercito, che hanno guidato governi molto corrotti: nel 1995 lo scrittore e attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa, che aveva denunciato i danni ambientali causati dalle estrazioni petrolifere nella regione del delta del Niger, fu arrestato e impiccato. Negli ultimi vent’anni ci sono stati tantissimi episodi di violenza che hanno coinvolto gruppi di nigeriani di etnie o religioni diverse.

Boko Haram
Il gruppo estremista islamista Boko Haram è stato fondato in Nigeria nel 2002, anche se in realtà le sue prime attività sembrano risalire agli anni Novanta. Il primo leader del gruppo è stato Mohammed Yusuf, un carismatico religioso musulmano. Il nome “Boko Haram” significa in hausa, una lingua locale, “l’educazione occidentale è proibita”. Un altro nome con cui si identificano i combattenti di Boko Haram è “Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati Wal-Jihad”, che significa “persone impegnate nella propaganda degli insegnamenti e nel jihad del Profeta”. La diffusione di Boko Haram è stata facilitata in alcune zone settentrionali della Nigeria da un intenso malcontento nei confronti dell’educazione occidentale. Inoltre, a partire dal 2009, l’esercito e le forze di sicurezza nigeriane hanno condotto una serie di violente repressioni, massacri, esecuzioni e arresti senza processo nei confronti di moltissimi civili. Gli abusi hanno diminuito la fiducia della popolazione locale nelle forze di sicurezza e nel governo centrale, facilitando l’arruolamento di molti giovani a Boko Haram (i miliziani del gruppo sono aumentati in quattro anni da 4mila a un numero compreso tra i 6mila e gli 8000mila).

Una delle convinzioni principali dei combattenti di Boko Haram è che per i musulmani è proibito avere qualsiasi relazione politica o sociale con l’Occidente. Il primo attacco di Boko Haram è stato condotto nel dicembre del 2003 da circa 200 combattenti contro alcune stazioni di polizia nello stato di Yobe, al confine col Niger. Nel 2009 il gruppo ha iniziato a compiere una serie di attacchi molto intensi e a dire di voler fondare un califfato islamico: ci sono stati scontri con la polizia dove sono rimasti uccisi più di 700 militanti. La polizia arrestò Yusuf, che morì mentre era sotto custodia: fu sostituito da Abubakar Shekau, attuale leader di Boko Haram. Nel 2013 Boko Haram è stato inserito dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroriste.

Il 14 aprile 2014 il gruppo ha rapito 276 ragazze in una scuola di Chibok, nello stato di Borno, e nei mesi seguenti gli attacchi si sono intensificati. Di recente Boko Haram ha dimostrato di essere in grado di condurre operazioni militari sempre più grosse e impegnative, e di saper gestire attacchi suicidi, rapimenti e rapine, oltre che i saccheggi a cui il gruppo era già abituato. Secondo diversi analisti, Boko Haram ha iniziato un nuovo tipo di offensiva molto più estesa e aggressiva: Andrew Pocock, alto commissario britannico per la Nigeria, ha spiegato al Telegraph che questo dipende in parte da una sorta di “competizione” con lo Stato Islamico. «Se l’IS può dichiarare un Califfato, allora possiamo farlo anche noi. Quelli di Boko Haram vogliono essere visti dai loro colleghi come dei jihadisti maturi. Vogliono dimostrare: “Possiamo controllare un territorio, possiamo controllare un Califfato”» ha detto Pocock. Ora Boko Haram controlla un territorio che ha una superficie corrispondente all’incirca a quella del Belgio, nel nordest del paese.

La situazione, adesso
Secondo una stima del Council on Foreign Relations, associazione e centro studi americano, lo scorso anno in Nigeria sono morte più di 10mila persone. Altre decine di migliaia sono state costrette a lasciare le loro cause a causa delle violenze di Boko Haram. Secondo Human Rights Watch, dallo scorso autunno le città controllate da Boko Haram sono passate da 11 a 17. Amnesty International e Human Rights Watch hanno diffuso nei giorni scorsi alcune immagini satellitari che mostrano i vasti danni causati dagli attacchi di Boko Haram nei primi giorni del 2015 nelle città di Baga e Doro Gowon, nel Borno, in cui sono morte tantissime persone: per quello compiuto a Baga, sulla costa occidentale del lago Ciad, le stime vanno da 150 fino a 2000 persone uccise. Secondo molti testimoni, negli ultimi attacchi – a  Maiduguri e a Potiskum – Boko Haram ha usato delle bambine equipaggiate con bombe a orologeria. Il 18 gennaio sono state rapite 80 persone in un attacco nel nord del Camerun ritenuto opera sempre di Boko Haram. Domenica 25 gennaio, secondo BBC, i militanti di Boko Haram ha attaccato la periferia di Maiduguri, e hanno cercato di entrare nella città: l’esercito nigeriano ha risposto con degli attacchi aerei, e nella città è stato imposto il coprifuoco.

Secondo diversi analisti, la strategia adottata dal governo nigeriano per sconfiggere il gruppo estremista è destinata a fallire: le cause sono principalmente la corruzione all’interno dell’esercito, i bassi stipendi dei soldati e i frequenti casi di ammutinamento. Il mese scorso una grossa parte del programma di sostegno e addestramento militare offerto dagli Stati Uniti alla Nigeria si è concluso in anticipo, perché gli Stati Uniti non hanno voluto equipaggiare l’esercito nigeriano con gli elicotteri militari che aveva richiesto, per via del basso livello di rispetto per i diritti umani dimostrato in passato dai soldati nigeriani. Anche lo schieramento congiunto di truppe annunciato lo scorso maggio dal presidente francese Francois Hollande dopo un accordo tra Nigeria, Ciad, Cameroon e Niger – che avrebbero dovuto fornire 700 soldati ciascuno – non si è verificato. I recenti attacchi fuori dalla Nigeria hanno spinto i governi di Ciad e Camerun a decidere di spostare migliaia di soldati sui confini con la Nigeria, per ragioni di sicurezza nazionale. Secondo Marc-Antoine Pérouse de Montclos, ricercatore dell’organizzazione non governativa inglese Chatham House, però, le motivazioni del Ciad sono essenzialmente di difesa dei propri interessi economici: vuole proteggere il nord del Camerun perché la maggior parte del petrolio che esporta passa di lì. Le reali possibilità che venga organizzata un’operazione militare congiunta sono scarse per via dei difficili rapporti diplomatici tra i paesi e soprattutto tra Nigeria e Camerun, ha scritto il Guardian.

Boko Haram secondo sta approfittando della debolezza e della disorganizzazione del governo nigeriano per rafforzarsi ed espandersi. Martin Roberts, un esperto di Africa di Global Insight, divisione della società IHS che si occupa di consulenza per organizzazioni e governi, ha spiegato per esempio che prima degli attacchi a Baga e Doro Gowon l’esercito si era ritirato: aveva ricevuto notizia che l’aviazione nigeriana avrebbero bombardato i ribelli, cosa che però poi non è successa.

Le elezioni, tra poco
Il 14 febbraio si terranno le elezioni presidenziali in Nigeria: secondo gli esperti saranno le più incerte degli ultimi quindici anni. Il presidente Goodluck Jonathan è cristiano ed è molto popolare nelle zone del sud – dove viene estratto il petrolio – e dell’est del paese. Il principale avversario di Jonathan è l’ex generale Muhammadu Buhari, 72 anni musulmano del partito Congresso di Tutti i Progressisti, che aveva già governato negli anni Ottanta per un breve periodo di tempo. Buhari è apprezzato principalmente nel nord e nel sud-ovest della Nigeria. Diversi analisti pensano che ci sia una buona probabilità che dopo il voto si verificheranno scontri e violenze, anche se c’è una diffusa fiducia che il paese non si spaccherà in due. «La Nigeria ha un’enorme capacità di assorbire il rischio» ha detto a Reuters Comfort Ero, direttore dell’International Crisis Group per l’Africa. La cosiddetta “Middle Belt”, una regione centrale della Nigeria che divide il nord a maggioranza musulmana e il sud a maggioranza cristiana, è una delle zone più a rischio: ogni mese muoiono decine di persone in scontri etnici, e dopo le elezioni la situazione potrebbe aggravarsi. Dopo il voto del 2011, per esempio, ci furono tre giorni di scontri nel nord della Nigeria che provocarono 800 morti.

Montclos dice che l’incapacità dell’attuale presidente Goodluck Jonathan di arrestare l’avanzata di Boko Haram potrebbe finire per favorire Buhari. «Le migliori probabilità [di sconfiggere Boko Haram] sarebbero le elezioni. Per me il problema è in Nigeria, e la risposta è in Nigeria. Sono sicuro che finché comanda il presidente Jonathan non c’è molto che si possa fare. Non ha il controllo della leadership militare. E la leadership non controlla i soldati sul campo». C’è poi la possibilità che Buhari riceva molti voti “di protesta” per via dei molti problemi e scandali di corruzione che hanno colpito l’esercito. La Nigeria sta anche attraversando un difficile momento per quanto riguarda l’economia: con la caduta del prezzo del petrolio e l’esaurirsi delle riserve economiche del paese derivanti dall’estrazione, c’è la preoccupazione che lo stato non riesca più a pagare i dipendenti pubblici.

In passato il partito di Jonathan ha accusato Buhari di voler imporre un’“agenda islamica” alla Nigeria. Durante il suo breve governo, che fu rovesciato da un colpo di stato, Buhari si era distinto per un atteggiamento reazionario e violento: aveva imprigionato giornalisti, espulso migliaia di immigrati e condotto quella che lui stesso definì «una guerra contro l’indisciplina». Per le scorse elezioni, Jonathan aveva fatto leva in campagna elettorale su questi episodi: ora sembra però che una parte di elettorato guardi con fiducia ai metodi forti e sicuri di Buhari, che ha ricevuto anche il sostegno di Hadiza Bala Usman, la principale attivista per il rilascio delle ragazze rapite da Boko Haram. Riguardo al suo passato governo, Buhari ha detto: «Mi ero comportato come un capo di stato militare. Ora voglio comportarmi come un politico in un sistema multipartitico. Qualunque sia la legge in vigore, mi assicurerò che venga rispettata». E sulla strategia adottata da Jonathan contro Boko Haram ha detto: «Sarebbe dovuta essere una cosa facile, e invece è stato permesso che andasse avanti per cinque anni».

Foto: PIUS UTOMI EKPEI/AFP/Getty Images