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  • domenica 18 gennaio 2015

La battaglia all’aeroporto di Donetsk

L'esercito ucraino ha riconquistato parte dell'aeroporto cittadino, prima controllato dai ribelli filo-russi: sono gli scontri più violenti da quando è stata firmata la tregua

A Donetsk, città dell’Ucraina orientale controllata dai separatisti filo-russi, è in corso lo scontro più violento da quando lo scorso settembre i ribelli hanno firmato una tregua con il governo ucraino. L’esercito ucraino ha lanciato nella notte un attacco con cui sostiene di aver riconquistato quasi del tutto l’aeroporto della città, l’area al centro degli scontri nelle ultime settimane. In questi mesi gli scontri non si sono mai fermati del tutto, anche se l’intensità della battaglia a Donetsk era diminuita parecchio. Dall’inizio di gennaio i ribelli filo-russi hanno ricominciato a compiere attacchi sempre più frequenti. Soltanto nella giornata di sabato 17 gennaio tre militari ucraini sono stati uccisi e altri 18 sono rimasti feriti. Nuovi colloqui di pace tra il governo e i ribelli erano previsti per il 16 gennaio a Minsk, in Bielorussia, ma a causa degli scontri sono stati sospesi.

La battaglia per l’aeroporto
La battaglia di Donetsk si combatte soprattutto intorno all’aeroporto “Sergei Prokofiev” di Donetsk. L’aeroporto è chiuso dallo scorso maggio, quando sono cominciati gli scontri tra ribelli ed esercito ucraino: fino a quel momento aveva un traffico di circa un milione di passeggeri l’anno. Oggi è completamente in rovina: alcune riprese dall’alto mostrano gli enormi danni che ha subito negli ultimi mesi, tra cui anche alcuni segni di crateri di bombe. L’aeroporto si trova in un punto strategico, a poca distanza dal centro di Donetsk, città che i ribelli considerano la loro capitale. Quello che resta dell’aeroporto ha assunto anche un valore simbolico per entrambi gli schieramenti.

L’aeroporto di Donetsk visto da un drone

Nelle ultime settimane gli scontri si sono intensificati in tutta l’area intorno alla città di Donetsk. I ribelli hanno compiuto una grande manovra “a tenaglia” per circondare l’aeroporto impiegando moltissima artiglieria. Il 13 gennaio un razzo sparato dall’area controllata dai ribelli ha colpito un autobus uccidendo 12 civili e ferendone altri 17. Due giorni dopo, il 15 gennaio, i ribelli hanno annunciato di aver conquistato l’aeroporto, ma il governo ucraino ha smentito la notizia. A quanto pare i ribelli sono riusciti a prendere il controllo del terminal principale, ma alcune unità dell’esercito ucraino sono riuscite a resistere attorno alla torre meteorologica dell’aeroporto.

Negli ultimi giorni la situazione per i “Cyborg”, il soprannome che si sono dati i difensori ucraini dell’aeroporto, è peggiorata notevolmente e l’unità è rimasta spesso isolata dal resto dell’esercito, senza poter ricevere rifornimenti ed evacuare i feriti. Sabato sono circolati molti video che mostrano come l’esercito ucraino stesse accumulando truppe e mezzi per lanciare una grossa controffensiva. Alcuni hanno anche ipotizzato che l’obiettivo fosse riconquistare la stessa Donetsk, ma per ora lo scopo dell’attacco sembra più limitato. Nella notte tra sabato 17 e domenica 18 gennaio l’aeroporto è stato bombardato violentemente, in quello che secondo i testimoni è stato uno degli attacchi più violenti degli ultimi mesi. Alcuni colpi sono caduti nel centro della città, come hanno mostrato alcune fotografie di buchi creati dai proiettili nel ghiaccio che ricopre il fiume Kalmius.

 

Domenica mattina diversi giornalisti sul posto hanno riferito che l’esercito ucraino era riuscito a rompere l’accerchiamento e a riaprire i collegamenti con i militari che stanno difendendo l’aeroporto. Nel corso della mattinata, poi, l’esercito ucraino ha dichiarato ufficialmente che la sua offensiva notturna è stata un successo e che quasi tutte le posizioni perse intorno all’aeroporto negli ultimi giorni sono state riconquistate. Domenica mattina alcune webcam che si trovano nella città di Donetsk e che riprendono l’area dell’aeroporto hanno mostrato una situazione più tranquilla, anche se è ancora possibile sentire qualche isolata esplosione.

Secondo il governo ucraino, nelle ultime settimane i ribelli hanno aumentato il numero degli attacchi lungo tutto il fronte. Il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa ucraino – l’ufficio che coordina tutte le faccende che riguardano la sicurezza e la difesa per conto del governo dell’Ucraina – ha diffuso il 15 gennaio una mappa che mostra le operazioni militari in corso nell’Ucraina orientale.

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Dove eravamo rimasti?
Dallo scorso maggio è in corso in Ucraina orientale uno scontro tra l’esercito ucraino e i ribelli appoggiati dalla Russia. Quasi cinquemila persone sono morte e altre centinaia di migliaia hanno dovuto abbandonare le loro case a causa dei combattimenti. Tra le persone uccise ci sono anche i passeggeri del volo MH17, morti dopo che il loro aereo è stato colpito da un missile sparato dai ribelli filo-russi. Lo scopo dei ribelli è creare all’interno dell’Ucraina uno stato indipendente. Le zone che controllano – quelle intorno alle città di Donetsk e Luhansk – hanno una significativa percentuale di popolazione di lingua o di origini russe.

Nel corso degli scontri i ribelli hanno ricevuto un sostegno significativo da parte della Russia, che ha fornito armi leggere, missili e carri armati. Secondo diverse indagini giornalistiche, il governo russo ha inviato in Ucraina molti “volontari”, spesso membri dell’esercito che prima di arrivare in Ucraina hanno firmato documenti di dimissione dalle forze armate. Secondo la NATO, in diverse occasioni unità di artiglieria dell’esercito russo hanno sparato contro l’esercito ucraino dall’interno dei confini russi.

Lo scorso agosto, l’esercito ucraino era arrivato vicino a riconquistare le città di Donetsk e Luhansk. In quei giorni i ribelli hanno ricevuto considerevoli aiuti dalla Russia e hanno lanciato una controffensiva che ha aperto un nuovo fronte nel sud dell’Ucraina. L’esercito ucraino è stato costretto a ritirarsi in diversi punti del fronte, ma è riuscito a mantenere una guarnigione nell’aeroporto di Donetsk che ora, secondo molti giornalisti che si trovano sul posto, ha assunto una dimensione simbolica per entrambi i contendenti.

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