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  • domenica 4 gennaio 2015

E poi c’è la Bessarabia

Una remota regione dell'Ucraina popolata da molti e diversi popoli potrebbe essere al centro delle ambizioni del presidente russo Vladimir Putin, dice l'Economist

Nell’Ucraina meridionale, tra i grandi fiumi Dnestr e Danubio, esiste una regione dal nome esotico che presto potrebbe finire sulle prime pagine di molti giornali internazionali. La Bessarabia meridionale, o Budjak, è una regione grande come la Calabria ma con un quarto dei suoi abitanti, circa mezzo milione. Si tratta di un crogiolo di lingue e culture che si trova al confine tra Moldavia e Romania e vicina alla Transnistria e alle sue basi militari russe. Secondo l’Economist, la Bessarabia potrebbe essere il prossimo obiettivo delle ambizioni del presidente russo Vladimir Putin.

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Una posizione strategica
Nel corso del 2014 la Russia è intervenuta negli affari interni dell’Ucraina, uno stato governato fino alle proteste dello scorso inverno da un presidente filo-russo, Viktor Yanukovych. Tra febbraio e marzo 2014 forze speciali russe hanno di fatto annesso la Crimea, una regione autonoma dell’Ucraina. Nei mesi successivi, milizie di ribelli armate e appoggiate dalla Russia hanno iniziato una guerra civile nelle regioni orientali dell’Ucraina: la guerra è ancora in corso, nonostante lo scorso settembre ribelli e governo ucraino si siano accordati per una tregua (piuttosto precaria, comunque).

Oggi la Russia esercita la sua influenza in tre aree all’interno o vicino all’Ucraina: la Crimea, l’Ucraina orientale e la Transnistria, una piccola striscia di terra che si trova in Moldavia al confine con l’Ucraina. Nel 1990 la Transnistria si è dichiarata indipendente dalla Moldavia, con un atto che non è stato riconosciuto a livello internazionale, nemmeno dalla Russia. Il paese però è di fatto sotto la tutela russa a causa della presenza di alcune migliaia di militari. Almeno dallo scorso marzo si parla della possibilità che la Russia tenti una qualche azione per unire questi tre territori, tutti attualmente separati gli uni dagli altri. Lo snodo chiave, il territorio che potrebbe fare da cerniera a queste tre aree, è proprio la Bessarabia.

Terra di confine
Bessarabia è l’antico termine con il quale si definiva gran parte dell’attuale Moldavia, ma che oggi indica quasi esclusivamente il Budjak, una regione che appartiene all’Ucraina. Nel corso degli ultimi secoli, così come lo è oggi, la Bessarabia è stata una terra di confine tra popoli e culture molto diversi. All’inizio del medioevo subì le invasioni o venne attraversata da decine di diversi popoli barbari che in quei secoli migravano verso occidente (gli ultimi ad arrivare furono gli slavi). Nel corso dei secoli, la Bessarabia fu dominata da vari principati slavi ortodossi o di lingua rumena. Con l’ascesa dell’Impero Ottomano, divenne prima un suo stato vassallo e poi parte del territorio imperiale. Più avanti ancora, divenne una delle terre di conflitto privilegiate tra l’Impero Ottomano e la Russia degli zar.

Questo succedersi di migrazioni, invasioni e dominazioni ha reso la Bessarabia un insieme di etnie, lingue e popoli molto diversi. Oggi circa metà dei suoi 570 mila abitanti sono ucraini, il resto sono russi, moldavi, rumeni, bulgari, albanesi e gaugasi, un popolo di lingua turca e religione musulmana. Altri popoli, come tedeschi e mongoli, vivevano nella regione, ma sono stati cacciati nel corso di periodiche pulizie etniche. Nella Bessarabia di oggi quasi tutti gli abitanti parlano anche russo.

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La Bessarabia oggi
La difesa dell’autonomia della Bessarabia è diventato nel corso del tempo un argomento politico molto ripreso dai politici ucraini vicini alla Russia. Nel 2011 due deputati del Partito delle Regioni, la formazione dell’ex presidente filo russo Viktor Yanukovych, proposero uno statuto speciale che garantisse un statuto di lingua regionale a tutte le minoranze che superavano il 10 per cento della popolazione. La legge avrebbe permesso a quasi tutte le minoranze che vivono nella Bessarabia di vedersi riconosciuta la propria lingua tradizionale. Il calcolo politico dei filo-russi era rivendicare i diritti delle minoranze della Bessarabia per rafforzare le rivendicazioni autonomiste dei molto ucraini di lingua russa. Molti abitanti della Bessarabia hanno ricambiato queste attenzioni: diverse comunità della regione, come quella di lingua romena, hanno votato in massa il Partito delle Regioni nel corso delle elezioni degli ultimi anni.

Molti abitanti della Bessarabia intervistati dall’Economist hanno detto di non avere molta fiducia nel governo ucraino. La regione è piuttosto povera, sostanzialmente agricola e poco collegata con il resto del paese. Il fatto che gran parte degli abitanti parli russo significa che moltissimi si informano sui media russi, che in questi mesi di crisi hanno dimostrato una considerevole abilità e spregiudicatezza nella propaganda. Per molti abitanti, ha detto lo studioso di ecologia Ivan Rusev: «Putin potrebbe essere la soluzione a tutti i problemi».

Lo scorso autunno, per alcune settimane, è sembrato che potesse essere proclamata unilateralmente una “Repubblica di Bessarabia” guidata da qualche ex-generale russo in pensione. In diverse zone dell’Ucraina meridionale, per la verità, la tensione tra filo-russi e governo ucraino era molto forte: dimostrazioni e scontri si erano verificati anche nella regione di Odessa, quella parte di Ucraina che collega la Crimea con la Bessarabia. Per alcune settimane era sembrato che i militari russi potessero occupare la Bessarabia partendo dalla Transnistria, proprio come era avvenuto in Crimea pochi mesi prima. Poi però le cose sono andate diversamente, e l’intensificarsi della guerra civile in Ucraina orientale ha reso meno attraente uno scenario di questo tipo. Durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari dell’ottobre 2014, ha raccontato Viktor Drozdov, professore all’università di Odessa, uno degli slogan di quasi tutte le forze politiche era il mantenimento della pace. Secondo Drozdov, il separatismo in tutta l’Ucraina meridionale «ha oramai perso il treno».

Secondo l’Economist, la Bessarabia resta comunque una regione molto vulnerabile. Ad occidente non esistono ponti sul Danubio che la colleghino con la Romania. A oriente soltanto due strade portano al resto dell’Ucraina. Se i pochi ponti sul fiume Dnestr venissero distrutti o bloccati, la regione sarebbe completamente isolata dal resto del paese. D’altro canto, la Transnistria con le sue basi di truppe russe dista appena cinquanta chilometri dal confine occidentale della Bessarabia. E di recente in varie parti della Bessarabia sono stati avvistati droni da ricognizione. Secondo alcuni sarebbero partiti proprio dalla Transnistria, secondo altri dalle navi russe che provengono dalla flotta del Mar Nero. Un ulteriore cambio di dominazione per la Bessarabia non sarebbe poi un grande novità nella sua storia recente: sarebbe il decimo in appena due secoli.

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