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  • sabato 3 gennaio 2015

Le navi senza equipaggio

Nelle ultime settimane la Guardia Costiera italiana ne ha soccorse diverse, cariche di migranti e abbandonate in mare aperto: è una cosa mai vista fino ad ora

Intorno alle 21 di venerdì 2 gennaio, al termine di un’operazione di soccorso, la Guardia Costiera italiana ha annunciato l’entrata nel porto di Corigliano Calabro (provincia di Cosenza, in Calabria) del mercantile Ezadeen, una nave lunga 73 metri proveniente dalla Siria e con a bordo circa 450 persone. Ezadeen era rimasta senza equipaggio ed era stata soccorsa mentre si trovava al largo della punta meridionale della Puglia. La Guardia Costiera aveva ricevuto via radio una richiesta di aiuto da parte di una persona a bordo dopo che la barca era diventata ingovernabile a causa dell’assenza dell’equipaggio. Pochi giorni prima, una nave senza equipaggio e con a bordo circa 800 migranti siriani, tra cui farmacisti, ingegneri e altri professionisti, era stata soccorsa dalla Guardia Costiera in circostanze simili: era stata portata al porto di Gallipoli, in Puglia, dopo essere stata raggiunta in circostanze ancora poco chiare dalla Marina greca. Nelle settimane precedenti c’erano stati anche altri casi di navi cariche di migranti apparentemente lasciate alla deriva per raggiungere le coste europee, soprattutto italiane.

Di questa recente tendenza si occupano oggi diversi giornali europei, che riprendono le dichiarazioni di un portavoce dell’organizzazione intergovernativa IOM (International Organisation for Migration) che ha descritto l’abbandono delle navi un livello “completamente nuovo” nel traffico illegale di migranti. La Ezadeen è un mercantile da bestiame lungo circa 70 metri, costruito circa 50 anni fa, e risulterebbe registrato in Sierra Leone per conto di una società libanese: è stato rimorchiato durante i soccorsi da una nave islandese di Frontex, l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea.

Si ritiene che migliaia di migranti, prevalentemente provenienti dalla Siria e dall’Eritrea, paghino una somma tra i 500 e i 5 mila euro a testa per poter viaggiare a bordo di queste navi, ritenute più sicure rispetto alle imbarcazioni usate di solito per questo genere di viaggi. Izabella Cooper, portavoce di Frontex, ha detto che si tratta di una rotta migratoria diversa rispetto a quella abituale dalla Libia: «Stiamo assistendo all’apertura di una nuova rotta migratoria in cui i trafficanti comprano vecchie navi cargo in partenza dalla Turchia», ha detto Cooper, spiegando che si tratta di un viaggio più lungo rispetto a quello dalla Libia, e per il quale vengono chieste tariffe circa tre volte superiori rispetto a quelle pretese dai trafficanti per partire dal territorio libico. Vincent Cochetel, direttore per l’Europa dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha detto che questi ultimi sviluppi sono “parte di una situazione preoccupante e in corso che non può più essere ignorata dai governi europei”.

La International Organisation for Migration è un ente intergovernativo nato alla fine della Seconda guerra mondiale per occuparsi dei problemi legati all’immigrazione (lavora in collaborazione con le Nazioni Unite e ne fanno parte 157 paesi membri e 10 paesi osservatori). Il portavoce Leonard Doyle ha definito “incredibile” e “veramente pericolosa” l’idea di abbandonare le navi in alto mare, spiegando che questo nuovo livello nel “gioco” del contrabbando di persone “non era mai stato visto prima d’ora”. Secondo questo sistema, i trafficanti suppongono che le navi cariche di migranti vengano intercettate dalle agenzie europee che controllano il traffico marittimo e che le loro rotte fuori controllo inducano le autorità dei paesi di destinazione a intervenire per prestare soccorso ed evitare incidenti.

Le navi, dice Doyle, vengono presentate e di fatto appaiono come entità regolarmente registrate finché non si trovano a poche miglia dalle coste italiane: a quel punto i trafficanti di persone le abbandonano. «È quasi come una sfida di coraggio lanciata [dai trafficanti] ai danni delle vite di persone vulnerabili – uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra – per vedere chi interviene prima, ma loro sanno perfettamente che la Guardia Costiera italiana deve intervenire», ha detto Doyle. Un armatore egiziano coinvolto in questo genere di traffici e sentito dal Guardian – ha chiesto di essere citato come Abu Khaled – ha spiegato che alcuni dei suoi colleghi usano effettivamente tattiche simili, e che spesso lasciano le loro navi in mano a persone inesperte “che non sanno come navigare” e si affidano soltanto al GPS. «Altri avviano il motore delle navi al posto loro, e poi seguono la rotta usando il dispositivo GPS. Il timoniere non ha bisogno di altre conoscenze nautiche a parte questo. Segue solo la freccia. Il capitano è il GPS. Se le onde diventano più grandi, non sanno come fare, continuano ad andare avanti», ha detto Khaled. Ewa Moncure, funzionaria di Frontex, ha detto:

«Abbiamo cominciato a notare questo tipo di navi da cargo cariche di migranti alla fine dell’autunno scorso. In un primo momento credevamo si trattasse di casi isolati, ma ora sembra essere diventata una tendenza. I trafficanti acquistano una nave da carico dismessa, reclutano un equipaggio, caricano la nave di migranti e quindi la abbandonano in mare dicendo ai passeggeri di chiamare i soccorsi. È un nuovo sviluppo, estremamente pericoloso, soprattutto in condizioni di mare mosso.»

Secondo Moncure si tratta di un business internazionale molto esteso. Inoltre, questo genere di imbarcazioni – e il loro presunto potere di resistere al mare mosso anche in assenza di equipaggio – permette di fatto di estendere il periodo in cui sono attivi i traffici di questo tipo, che abitualmente avvenivano in primavera e autunno. Secondo Frontex, dall’inizio di novembre sono stati salvati 11.400 migranti, la maggior parte in simili circostanze di pericolo, nel corso di più di 75 operazioni di soccorso. “Questo livello di traffico non ha precedenti nel periodo invernale” e “il 2014 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il traffico di persone via mare è realmente diventato un business di tutte le stagioni”, scrive Frontex.

L’Italia ha rinunciato di recente alla sua costosa attività di pattugliamento “Mare Nostrum”, che prevedeva il controllo di ampie porzioni di mare per prestare soccorso ai migranti. L’attività di controllo è ora affidata a “Triton”, un’operazione avviata nell’ambito del FRONTEX per il controllo dei confini europei. “Triton” prevede l’utilizzo di meno risorse e di conseguenza il controllo di porzioni ridotte del Mediterraneo. Claude Moraes, un deputato britannico, ha recentemente sostenuto che Triton non sia in grado di funzionare come deterrente per i trafficanti di persone e ha chiesto che venga instaurato un nuovo schema con il sostegno di un sistema di giustizia nazionale.

La nave Ezadeen rimorchiata da una nave islandese del Frontex al largo della costa ionica della Calabria.
(REUTERS/Icelandic Coast Guard/ Handout)