I parlamentari che hanno lasciato il M5S

Chi sono, quanti sono e perché è finita male: la lista è ormai abbastanza lunga

Dalle elezioni politiche del febbraio 2013 sono state piuttosto frequenti nel tempo le notizie riguardo espulsioni o abbandoni da parte di alcuni deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. Alla Camera il Movimento di Beppe Grillo aveva ottenuto 109 seggi: 9 deputati in meno di due anni hanno lasciato il gruppo. Al Senato il M5S aveva ottenuto 54 seggi: i senatori usciti dal gruppo in meno di due anni sono 17.

Marino Germano Mastrangeli, senatore eletto in Lazio
Il 22 aprile del 2013 i gruppi parlamentari del M5S hanno deciso a maggioranza la sua espulsione: era accusato di essere andato a diverse trasmissioni televisive nonostante il divieto previsto dal Codice di Comportamento per i parlamentari del Movimento (un divieto che è stato applicato solo in alcune circostanze). Mastrangeli in particolare era stato criticato per aver partecipato il 28 marzo, e per la seconda volta, al talk show pomeridiano di Canale 5 Pomeriggio 5 condotto da Barbara d’Urso. Mastrangeli si era difeso dicendo: «Un parlamentare che non può parlare che parlamentare è? Solo in Corea del Nord possono succedere queste cose. Io sono come Bruce Lee, ne atterro cinquanta alla volta». La sua espulsione è stata in seguito approvata a larga maggioranza dagli iscritti al M5S con una votazione online: è uscito il 30 aprile per aderire al gruppo misto.

Alessandro Furnari, deputato eletto in Puglia
È uscito dal M5S il 6 giugno 2013 ed è passato al gruppo misto. Ha detto di aver lasciato il partito perché in profondo disaccordo con le opinioni di Beppe Grillo sull’ILVA di Taranto e per la scarsa democrazia interna. È stato accusato dai suoi colleghi di aver lasciato il partito per non privarsi di parte dello stipendio.

Vincenza Labriola, deputata eletta in Puglia
È uscita dal M5S il 6 giugno 2013 ed è passata al gruppo misto insieme ad Alessandro Furnari, per le stesse ragioni.

Adriano Zaccagnini, deputato eletto nel Lazio
È uscito dal M5S il 25 giugno 2013 criticando la scarsa democrazia interna, «l’approccio aziendalista del M5S», la «visione fantascientifica della realtà» di Gianroberto Casaleggio e definendo «inamovibile» e «di destra» la dirigenza del partito. È entrato nel gruppo misto e nell’ottobre del 2014 ha aderito a SEL.

Adele Gambaro, senatrice eletta in Emilia Romagna
È uscita dal M5S il 23 giugno 2013 dopo che i gruppi parlamentari del M5S ne avevano deciso l’espulsione. Gambaro aveva rilasciato alcune dichiarazioni critiche nei confronti di Beppe Grillo dopo il risultato del M5S alle elezioni amministrative: la decisione è stata ratificata il 19 giugno dal voto online degli iscritti. Ha aderito al gruppo misto.

Paola De Pin, senatrice eletta in Veneto
È uscita dal M5S il 23 giugno 2013 in solidarietà con Adele Gambaro, espulsa poco prima. A ottobre ha votato la fiducia al governo Letta, motivando la decisione con un discorso in cui si è commossa mentre i suoi ex colleghi la insultavano. Fa parte del gruppo misto.

Fabiola Anitori, senatrice eletta in Lazio
È uscita dal M5S il 27 giugno 2013 dopo le prime espulsioni, dicendo: «Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel partito personale dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea». Si era inizialmente iscritta la gruppo misto votando la fiducia al governo Letta e dal 16 dicembre è entrata nel Gruppo Area Popolare (NCD-UdC) presieduto da Maurizio Sacconi: «Sono convinta della scelta, anche per dare un sostegno forte al governo e alla sua azione riformatrice», ha detto.

Lorenzo Battista, senatore eletto in Friuli-Venezia Giulia
È uscito dal M5S il 26 febbraio 2014, dopo l’incontro tra Beppe Grillo e Matteo Renzi durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Battista aveva criticato, insieme ad altri senatori, l’occasione «perduta» del leader del Movimento di portare al premier le posizioni e le richieste del movimento stesso. L’espulsione era stata ratificata dal voto online degli iscritti. Battista era entrato prima nel gruppo misto e dall’11 settembre fa parte del “Gruppo per le autonomie”.

Fabrizio Bocchino, senatore eletto in Sicilia
È uscito dal M5S il 26 febbraio 2014 e fa ora parte del gruppo misto: è uno dei quattro senatori che avevano criticato le consultazioni in streaming tra Beppe Grillo e Matteo Renzi.

Francesco Campanella, senatore eletto in Sicilia
È uscito dal M5S il 26 febbraio 2014 e fa ora parte del gruppo misto: come Battista e Bocchino aveva definito «un’occasione persa» l’incontro in streaming tra Beppe Grillo e Matteo Renzi.

Luis Alberto Orellana, senatore eletto in Lombardia
È uscito dal M5S il 26 febbraio 2014 e fa ora parte del gruppo misto. Era stato espulso con Battista, Bocchino e Campanella durante un’assemblea congiunta dei deputati e dei senatori, decisione poi confermata con una consultazione online e sempre a seguito dell’incontro tra Grillo e Renzi. Orellana aveva inizialmente annunciato le proprie dimissioni, per poi cambiare idea. Orellana era stato anche il candidato alla presidenza del Senato del Movimento 5 Stelle.

Alessio Tacconi, deputato eletto nella circoscrizione A (Europa)
È uscito dal M5S il 27 febbraio 2014. Durante l’assemblea dei deputati e dei senatori riunita per decidere l’espulsione di Battista, Orellana, Campanella e Bocchino, aveva detto di non aver firmato il loro comunicato solo per un malinteso. Ha quindi lasciato per protesta il Movimento ed è entrato nel gruppo misto dicendo: «Purtroppo la verità è che siamo diventati una setta di fanatici. Sembriamo il Tempio del Popolo del reverendo Jones». Tacconi faceva riferimento al predicatore statunitense Jim Jones e al suo “Tempio dei Popoli”, all’interno del quale il 18 novembre 1978 morirono 913 persone nel più grande suicidio di massa della storia moderna.

Ivan Catalano, deputato eletto in Lombardia
È uscito dal M5S il 27 febbraio 2014 per le stesse ragioni di Alessio Tacconi pubblicando sul suo blog un post molto duro su come era stata gestita la questione delle espulsioni, che cominciava con «ieri sera l’assemblea ha deliberato la morte del Movimento 5 stelle». Fa attualmente parte del gruppo misto.

Alessandra Bencini, senatrice eletta in Toscana
È uscita dal M5S il 6 marzo 2014 e fa ora parte del gruppo misto. Aveva presentato le sue dimissioni dal Senato insieme a Maurizio Romani, Maria Mussini, Laura Bignami e Monica Casaletto per solidarietà con i colleghi espulsi ed è stata a sua volta espulsa dal Movimento 5 Stelle. Era stata molto critica con la gestione del partito da parte di Casaleggio e Grillo.

Laura Bignami, senatrice eletta in Lombardia
È uscita dal M5S il 6 marzo 2014 per le stesse ragioni di Alessandra Bencini. Le sue dimissioni da parlamentare sono state respinte dal Senato lo scorso giugno. Fa ora parte del gruppo misto.

Maurizio Romani, senatore eletto in Toscana
È uscito dal M5S il 6 marzo 2014 e fa parte di quel gruppo di dimissionari critici con le espulsioni di alcuni colleghi che è stato a sua volta espulso. Fa ora parte del gruppo misto.

Maria Mussini, senatrice eletta in Emilia Romagna
È uscita dal M5S il 6 marzo 2014. Aveva criticato il movimento sulle espulsioni insieme a quattro colleghi (Maurizio Romani, Laura Bignami, Monica Casaletto e Alessandra Bencini) annunciando le sue dimissioni dal Senato e venendo a sua volta espulsa. Le sue dimissioni che sono state respinte dal Senato lo scorso giugno. Fa ora parte del gruppo misto.

Monica Casaletto, senatrice eletta in Lombardia
È uscita dal M5S il 6 marzo 2014 e fa ora parte del gruppo misto. Aveva partecipato con Romani, Bignami, Bencini e Mussini alle proteste contro alcune espulsioni.

Bartolomeo Pepe, senatore eletto in Campania
È uscito dal M5S il 26 marzo 2014 e fa ora parte del gruppo misto. Era stato sfiduciato dal Meetup di Napoli ed erano state avviate in seguito a questo le “procedure” per una sua espulsione dal gruppo. Pepe era stato criticato per delle spese eccessive – anche se dai rendiconti risultano cifre simili a quelle di altri parlamentari – e per degli scontri con il collega Roberto Fico, deputato e presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI.

Cristina De Pietro, senatrice eletta in Liguria
È uscita dal M5S l’8 ottobre 2014 e fa ora parte del gruppo misto: è sempre stata vicina ai cosiddetti “dissidenti” all’interno del gruppo ma non ha dato alcuna spiegazione sulla sua decisione, limitandosi a consegnare la lettera con le dimissioni dal gruppo M5S alla presidenza del Senato.

Paola Pinna, deputata eletta in Sardegna
È uscita dal M5S il 30 novembre 2014 dopo essere stata espulsa con una “consultazione online” per violazione del “codice di comportamento”, quello che gli eletti a Camera e Senato hanno dovuto sottoscrivere al momento della candidatura, nel punto in cui si parla della restituzione di parte dello stipendio. Sul blog di Beppe Grillo, nel testo della consultazione, c’era scritto che Pinna non faceva «bonifici sul fondo per il microcredito da quasi un anno» e che nonostante i solleciti non avesse effettuato i versamenti. Pinna aveva segnalato sul suo sito di aver versato l’indennità alla Caritas «perché ho ritenuto necessario che anche chi non possiede un’impresa, chi è disoccupato, venisse aiutato». In un’intervista alla Stampa del 15 giugno 2103, Pinna aveva comunque criticato Grillo e il Movimento sostenendo la collega Adele Gambaro: «Le persone hanno il diritto costituzionale di manifestare il proprio pensiero. La Gambaro ha detto delle cose discutibili, sulle quali ci si poteva confrontare. Ma non si può eliminare il dibattito per cancellare il problema. E il problema c’è». È entrata nel gruppo misto.

– Massimo Artini, deputato eletto in Toscana
È uscito dal M5S il 30 novembre 2014 dopo essere stato espulso con una consultazione online per mancata rendicontazione per non aver restituito i rimborsi spese. Artini era intervenuto in modo critico nei confronti del M5S su Repubblica, dopo i risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna (dove la candidata del Movimento 5 Stelle, Giulia Gibertoni, aveva ottenuto il 13,3 per cento dei voti) e in Calabria (dove Cono Cantelmi aveva ottenuto il 4,8 per cento circa). È entrato nel gruppo misto.

Tommaso Currò, deputato eletto in Sicilia
È uscito dal M5S il 17 dicembre 2014 prendendo parola in aula durante le dichiarazioni di voto per la risoluzione sul consiglio UE. Currò ha annunciato il suo voto a favore del governo dicendo tra le altre cose: «Da un lato c’è chi si assume la responsabilità di governare il paese e dall’altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle istituzioni della Repubblica». E ancora: «C’è chi intende migliorare le regole per un’Europa più equa e più giusta e chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall’euro e minando quel processo di integrazione degli stati che ha permesso all’Europa di godere del più lungo periodo storico di pace». È entrato nel gruppo misto.

Cristian Iannuzzi, deputato eletto in Lazio
È uscito dal M5S il 22 dicembre 2014, con la madre Ivana Simeoni, senatrice, perché «il Movimento ha accantonato i suoi principi».

Ivana Simeoni, senatrice eletta in Lazio
È uscita dal M5S il 22 dicembre 2014 con il figlio Cristian Iannuzzi, deputato. Era piuttosto conosciuta all’interno del Movimento per essere critica con la linea ufficiale, soprattutto dopo la nomina del cosiddetto “direttorio” per guidare il gruppo: non si era comunque mai esposta o aveva attaccato pubblicamente il gruppo.

Giuseppe Vacciano, senatore eletto in Lazio
Ha presentato le sue dimissioni il 22 dicembre 2014. Era il tesoriere del M5S dal settembre del 2013 a palazzo Madama ed è stato anche uno dei pochi senatori del Movimento che votarono Pietro Grasso per la presidenza del Senato. Su Facebook ha spiegato: «Quando incontrai per la prima volta il Movimento 5 Stelle all’epoca era un semplice meetup composto da 4 gatti, e mi innamorai dei principi di democrazia diretta e di partecipazione che erano alla base del nostro pensiero. Devo dire che in questi mesi più di una volta mi è sembrato che alcuni di questi principi fossero messi in secondo piano o accantonati per un “bene superiore”». Ha poi spiegato la sua lettera di dimissioni: «Oggi ho consegnato la mia lettera di dimissioni irrevocabili dal Senato, e non dal gruppo parlamentare M5S. Non ho alcun interesse in altri partiti, gruppi, movimenti, correnti e tantomeno nel continuare a svolgere attività politica di qualsiasi livello».

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