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  • mercoledì 3 Dicembre 2014

Anna Freud, la psicanalista dell’infanzia

Era la figlia di Sigmund Freud, e studiò soprattutto i meccanismi di difesa dell'Io: era nata a Vienna 119 anni fa

Anna Freud, la nota psicanalista austriaca naturalizzata britannica, nacque a Vienna il 3 dicembre del 1895, 119 anni fa, e morì a Londra nel 1982. Figlia di Sigmund Freud, studiò soprattutto i meccanismi di difesa dell’Io (già intuiti dal padre) e la psicoanalisi infantile individuando la principale causa del ritardo dello sviluppo psichico e fisico dei bambini nella mancanza di una relazione stabile con la propria madre. Anna Freud è inoltre conosciuta per gli scontri teorici che ebbe con la collega Melanie Klein alla quale contestava che si potessero svolgere trattamenti psicoanalitici su bambini e bambine in età troppo precoce, ed ebbe molto successo soprattutto negli Stati Uniti.

Anna Freud e il padre
Anna Freud nacque nel 1895, nel momento in cui il padre rendeva pubbliche le sue interpretazioni sul significato dei sogni e sulle dinamiche dell’inconscio. Era l’ultima di sei figli, la terza femmina, e disse più tardi – come riporta Silvia Vegetti Finzi nel suo libro “Psicoanalisi al femminile” – che non sarebbe venuta al mondo se i suoi genitori avessero avuto a disposizione un valido strumento di contraccezione. La madre si rifiutò di allattarla e il padre si aspettava la nascita di un maschio: aveva infatti già scelto il nome di Wilhelm (per ricordare un suo celebre interlocutore epistolare, Wilhelm Fliess). Nel corso degli anni però, Anna divenne la figlia preferita e in diverse lettere Sigmund Freud confessò di avere da lei una specie di dipendenza fisica, “come dai suoi sigari”.

Anna Freud prese il diploma magistrale al Cottage Lyceum di Vienna nel 1912 e nel 1914 decise di andare in Inghilterra per migliorare il suo inglese. Mentre si trovava lì, scoppiò la prima guerra mondiale e dovette tornare a Vienna dove iniziò a insegnare. Fu in quegli anni che il legame con il padre si rafforzò. Non aveva ancora vent’anni e manifestava un forte interesse per la psicoanalisi, e soffriva di vari disturbi nevrotici (depressione, insonni, idee ossessive). Dal 1918, iniziò quindi la terapia con il padre, sei sere la settimana per circa quattro anni.

Tuttavia, dopo qualche anno dalla fine della cura, lei stessa confessò in una lettera a Lou Andreas-Salomé (allieva del padre), che i suoi problemi non erano stati risolti. Non ci sono documenti che raccontino direttamente l’analisi di Anna Freud, ma qualche notizia la si può ricavare dai primi scritti della donna: in particolare, in “Fantasie di percosse e sogni ad occhi aperti” del 1922 dove uno dei sei bambini di cui parla è lei stessa. Anna Freud racconta del desiderio d’amore di questi bambini per il padre e di come i sensi di colpa trasformino i desideri in fantasie masochistiche.

La psicoanalisi infantile e la “scoperta” del’Io
Nel 1923 (il periodo in cui a Sigmund Freud venne diagnosticato un cancro alla mascella), Anna Freud cominciò ad occuparsi in modo sistematico di psicoanalisi infantile e due anni dopo tenne un seminario all’Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna sulle tecniche psicoanalitiche da applicare ai bambini. Nel 1927 pubblicò il libro “Introduzione alla tecnica della psicoanalisi infantile” e fino al 1934 fu Segretario Generale della Società Psicoanalitica Internazionale.

Nel 1935 divenne direttore dell’Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna e l’anno dopo pubblicò “L’Io ed i meccanismi di difesa”, una delle sue opere più celebri dedicate a tutte quelle operazioni (soprattutto inconsce) con le quali l’Io si protegge dall’angoscia. Ai meccanismi di difesa già individuati da Sigmund Freud (rimozione, regressione, isolamento, identificazione e proiezione, tra gli altri), Anna aggiunse l’identificazione con l’aggressore (processo attraverso il quale si allontana una paura assumendo le caratteristiche dell’oggetto temuto), l’altruismo (combinazione di proiezione e identificazione che consiste, semplificando, nel vivere attraverso un’altra persona), l’ascetismo e l’intellettualizzazione (difese tipiche dello stadio di sviluppo dell’adolescenza che consistono nell’allontanamento dalla sessualità e nella pratica di attività intellettuali come rifugio per esercitare un controllo sulle proprie pulsioni e affetti).

Anna Freud ebbe anche il merito di mettere in evidenza l’importanza dell’Io, che era stato fino a quel momento piuttosto trascurato a favore dell’inconscio. Per Anna Freud la psicoanalisi deve occuparsi dell’individuo e del modo in cui l’individuo si relaziona con la realtà del mondo esterno da una parte e con i conflitti che si scatenano tra le spinte pulsionali e aggressive dell’Es e le forze di controllo del Super-io dall’altra. Lo studio dell’Es, secondo Anna Freud, è solo un mezzo per raggiungere un fine e il fine è quello, appunto, di eliminare i disturbi dell’Io.

Anna Freud e Melanie Klein
Negli anni Trenta Anna Freud e la sua amica Dorothy Burlington (circolavano molti pettegolezzi su una loro presunta relazione omosessuale) decisero di occuparsi di un asilo per i bambini poveri di Vienna e fu per loro un luogo privilegiato da cui osservare il comportamento infantile. Dopo poco però, nel 1938, a Vienna arrivarono i nazisti e la famiglia Freud si trasferì a Londra. Nel settembre del 1939 scoppiò la Seconda guerra mondiale e, dopo poche settimane, Sigmund Freud morì. In quegli anni Anna Freud scrisse tre libri: “Bambini al tempo della guerra” (1942), “Bambini senza famiglia” (1943) e “Guerra e Bambini” (1943). E fondò un asilo per bambini che poi trasformò in un istituto di diagnosi, ricovero e cura infantile con corsi di formazione per operatori e psicoanalisti dell’età infantile: la Hampstead Child Therapy Course of Clinic.

A Londra c’era un’altra psicoanalista che si occupava di analisi infantile, Melanie Klein, con la quale Anna Freud ebbe molte divergenze teoriche, cliniche e tecniche: Anna Freud sosteneva che si potesse lavorare con il bambino nel momento in cui aveva acquisito il linguaggio, Melanie Klein riteneva invece che la terapia potesse cominciare anche prima attraverso la tecnica del gioco. Non solo: Klein si confrontò con le più gravi patologie psicotiche, mentre Freud si dedicò soprattutto ai “bambini normali” e alle linee del loro sviluppo e della loro crescita. All’interno della Società psicoanalitica britannica il problema fu risolto creando corsi di formazione paralleli, secondo le due diverse teorie.

A partire dagli anni Cinquanta viaggiò molto negli Stati Uniti dove insegnò e tenne conferenze. Negli anni successivi studiò i ritardi dell’età evolutiva e la violenza domestica sui minori. Nel 1973 pubblicò il libro “Problemi di tecnica e terapia psicoanalitica”. Non era laureata, ma ricevette molti riconoscimenti honoris causa l’ultimo dei quali nel 1980 ad Harvard. Nel 1973 divenne anche presidente onorario della Società Psicoanalitica Internazionale. Anna Freud morì a 86 anni, nel 1982: era da tempo inferma e costretta su una sedia a rotelle.