Il Parlamento UE vuole dividere Google

Ha votato una risoluzione con la quale invita la Commissione a fare in modo che il motore di ricerca sia separato dal resto della società statunitense per motivi antitrust

Come era stato preannunciato nei giorni scorsi, oggi il Parlamento europeo ha votato una mozione con la quale invita la Commissione Europea – cioè l’organo esecutivo dell’Unione (il suo “governo”) – a valutare soluzioni per costringere Google a separare le attività del suo motore di ricerca da quelle degli altri suoi servizi, creando se necessario due aziende distinte in Europa. La risoluzione non fa riferimento in modo esplicito a Google ma il testo parla comunque della necessità di separare i motori di ricerca dagli altri servizi, soprattutto se si trovano in una posizione dominante: Google in Europa ha il 90 per cento del mercato delle ricerche online.

Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 384 voti a favore e 174 contrari, mentre altri 56 europarlamentari si sono astenuti. La votazione non porta a nulla nell’immediato ma serve comunque come proposta di indirizzo sulla linea che potrà tenere nei prossimi mesi la Commissione. I suoi commissari si sono insediati da poche settimane e hanno ereditato dalla Commissione precedente la questione ancora irrisolta della predominanza di Google nel mercato europeo, dove non ha praticamente concorrenti.

La società statunitense è coinvolta in una serie di verifiche da parte dell’Autorità per la concorrenza in Europa: l’antitrust sostiene che Google utilizzi il suo motore di ricerca per promuovere molti altri suoi servizi, da quelli per fare pubblicità online a quelli per fare acquisti, fino alle applicazioni per la produttività. In questo modo servizi concorrenti hanno minori possibilità di farsi conoscere e non hanno mezzi comparabili a quelli di Google per avere visibilità. La Commissione ha aperto anche alcune verifiche su Android, il sistema operativo per smartphone di Google che ha numerosi servizi strettamente legati a quelli della società.

La Commissione Europea ha il potere per imporre a una azienda di separare alcune delle proprie attività, ma una decisione di questo tipo non è stata mai assunta. Il Parlamento invece non ha questo tipo di potere e può solo fare pressioni sulla Commissione invitandola a seguire un simile indirizzo, e anche in questo caso non era mai avvenuto prima che ci fosse una risoluzione simile.

Dopo il suo insediamento la nuova Commissione si è presa del tempo sospendendo le verifiche su Google in modo da permettere al nuovo commissario della concorrenza, Margrethe Vestager, di fare il punto sulla situazione. Il suo predecessore, Joaquin Alumina, aveva espresso in più occasioni la sua contrarietà a una richiesta di rendere il motore di ricerca una società separata di Google in Europa, e aveva anche sostenuto che la Commissione non avesse i poteri necessari per farlo. Aveva anche provato a raggiungere un accordo con Google, ma il suo mandato è scaduto senza che fossero ottenuti progressi rilevanti.

La nuova Commissione appare per ora piuttosto divisa su cosa fare con Google. Il commissario Günter Oettinger, responsabile per economia e società digitali, ha detto di essere contrario a un provvedimento che obblighi Google a separare parte delle proprie attività. La questione non è però di sua diretta competenza e dipende più che altro da Vestager. Il commissario per il mercato unico digitale, Andrus Ansip, ha il compito di coordinare le attività della Commissione su questo punto e la risoluzione di oggi riguarda direttamente la sua area di competenza, perché fa esplicito riferimento a un piano piuttosto ambizioso dell’Unione Europea per creare un ambiente europeo unico nel quale le aziende europee – soprattutto di telecomunicazioni – possano farsi concorrenza con minori vincoli geografici.

Sull’iniziativa parlamentare nei giorni scorsi ci sono state diverse polemiche, sia legate alla proposta in sé sia su chi l’ha promossa. Il New York Times, per esempio, ha ricordato che l’europarlamentare tedesco del PPE Andreas Schwab, primo proponente della separazione di Google, aveva in passato fatto consulenze per uno studio legale della Germania che ha una controllata coinvolta in un’iniziativa avviata da alcuni editori europei per chiedere alla Commissione di proseguire con le verifiche antitrust contro Google.