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  • lunedì 24 novembre 2014

La contestata proposta di legge che cambia la definizione di Israele

Il governo ha approvato una modifica costituzionale che ridefinisce il paese “patria nazionale del popolo ebraico”, invece che “stato ebraico e democratico”

Domenica il governo israeliano ha approvato una proposta di legge molto contestata, intitolata “Israele, lo stato nazionale del popolo ebraico”, che riformula la definizione costituzionale del paese modificandola da “stato ebraico e democratico” in “patria nazionale del popolo ebraico”. Si tratta di una modifica di una “Legge Fondamentale”, cioè un tipo di legge che in Israele ha sostanzialmente la medesima funzione delle leggi costituzionali nei paesi in cui esiste una costituzione scritta. Prima di diventare legge a tutti gli effetti la legge dovrà essere approvata mercoledì dalla Knesset, il parlamento israeliano: diversi media – come anche alcuni ministri, e i partiti che non fanno parte della maggioranza di governo – hanno fortemente criticato questo progetto sostenendo che si tratterebbe di una legge discriminante nei confronti degli arabi israeliani, che rappresentano circa il 20 per cento della popolazione del paese.

La legge, sostenuta dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è stata approvata dal Consiglio dei ministri – con 14 voti favorevoli e 6 contrari – ma non è ancora nota la formulazione definitiva: al momento si sa che è il prodotto di tre diverse bozze presentate dai legislatori. Diversi commentatori hanno fatto notare che in una di queste l’arabo viene eliminato dalla lista delle lingue nazionali e inserito in quelle che hanno uno “status speciale”: l’ebraico diventerebbe in questo caso l’unica lingua ufficiale del paese. Ma la maggior parte delle critiche si è concentrata innanzitutto sulla ridefinizione terminologica dello stato ebraico e sull’opportunità di ricorrere a questa modifica proprio in questo momento (la settimana scorsa due palestinesi armati hanno ucciso quattro persone in un attacco in una sinagoga a Gerusalemme).

Tra i vari commentatori di questo provvedimento legislativo, il quotidiano israeliano Haaretz in particolare presenta la proposta di legge in termini molto critici. Scrive Haaretz: “Questa è la legge che fonda lo “stato ebraico” per la gioia del nostro capo e affossa lo “stato democratico” per la vergogna di tutti noi. Questa è la legge che nega ogni diritto nazionale e ogni simbolo ai cittadini arabi israeliani; la legge che annulla lo status della lingua araba come seconda lingua ufficiale; e, soprattutto, la legge che cancella l’uguaglianza”. Il primo ministro Netanyahu ha difeso la proposta di legge sostenendo che questa modifica non comprometterebbe la tradizione democratica del paese. «C’è chi preferisce che l’elemento democratico prevalga su quello ebraico, e quelli che invece vorrebbero far prevalere quello ebraico su quello democratico. Entrambi questi valori sono uguali e devono essere considerati sullo stesso livello», ha detto Netanyahu.

L’approvazione della proposta di legge è stata accompagnata da molte polemiche all’interno della stessa maggioranza di governo. Il ministro della Finanza Yair Lapid ha definito la proposta “una brutta legge, mal formulata”. Altri hanno accusato Netanyahu di avere sostenuto la proposta per fini politici: a gennaio ci saranno delle elezioni primarie all’interno del suo partito e alcuni commentatori ritengono che la mossa di Netanyahu sia motivata anche dalla volontà di attrarre la destra nazionalista del paese. Isaac Herzog, capo del partito laburista, che è all’opposizione, ha definito la legge non necessaria e criticato duramente Netanyahu: «Soltanto un primo ministro senza fiducia in sé stesso, senza una visione e senza un piano, ha bisogno di leggi che badano alle cose già ovvie e non migliorano la vita di nessun cittadino israeliano».

Foto: JIM HOLLANDER/AFP/Getty Images

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