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  • martedì 18 novembre 2014

L’attacco nella sinagoga a Gerusalemme

Due palestinesi armati di coltelli e pistole hanno ucciso quattro israeliani e hanno ferito sette persone tra cui un poliziotto che è morto in ospedale: è il più grave attacco contro civili dal 2008

Aggiornamento delle 23.00: Uno dei poliziotti che erano stati feriti nell’attacco alla sinagoga di Gerusalemme è morto. Lo ha riferito una portavoce dell’ospedale di Hadassah dove l’uomo era stato ricoverato in gravi condizioni.

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Intorno alle 7 del mattino di martedì quattro israeliani sono stati uccisi e altri otto sono rimasti feriti in seguito a un attacco in una sinagoga di Gerusalemme, in Israele, da parte di due palestinesi armati con un coltello e una pistola. La polizia israeliana ha comunicato che gli autori di quello che ha definito un “attacco terroristico” sono stati uccisi all’interno della stessa sinagoga, che si trova nel quartiere di Har Nof, durante una sparatoria. Dopo qualche ora, l’attacco è stato rivendicato dalle Brigate Abu Ali Mustafa, ala militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, formazione politica e militare che in passato ha compiuto diversi attentati.

Secondo il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, le persone uccise si erano riunite nel luogo di culto per pregare. Tutte e quattro avevano doppia nazionalità: tre israeliana e statunitense, una israeliana e britannica. Avevano tra i 43 e i 68 anni. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha duramente criticato l’attacco, che per numero di morti è il peggiore contro civili israeliani negli ultimi tre anni, e il peggiore a Gerusalemme dal 2008. Diversi testimoni hanno parlato di un “massacro”. I feriti, tra i quali due poliziotti, sono stati trasportati d’urgenza negli ospedali della zona: ci sono quattro feriti gravi. Gli agenti sono alla ricerca di altri sospetti che potrebbero avere collaborato all’attacco. Si sospetta che i due palestinesi uccisi fossero di Gerusalemme Est.

Alcuni militanti di Hamas hanno detto che l’attacco è stato condotto per vendicare la morte di un autista di autobus palestinese, trovato morto impiccato vicino al suo pullman lunedì scorso a Gerusalemme. Secondo la polizia israeliana si è trattato di un suicidio, ma familiari e amici dell’autista non credono alla versione ufficiale.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito “una brutale uccisione” la morte delle persone nella sinagoga e ha accusato Hamas e il presidente palestinese Mahmoud Abbas di avere incitato alla violenza nelle ultime settimane. Martedì sera, durante una conferenza stampa, ha parlato di una “sanguinosa campagna di diffamazione” condotta contro gli ebrei israeliani, riferendosi alle accuse riguardo la morte dell’autista di autobus palestinese, che ha detto avere provocato l’attacco alla sinagoga. Netanyahu ha anche detto che la condanna dell’attentato fatta da Abbas non è abbastanza e ha promesso che vincerà “la battaglia per Gerusalemme”. Sempre martedì il primo ministro israeliano ha ordinato la demolizione delle case dei due autori dell’attacco di martedì.

Da settimane a Gerusalemme ci sono forti tensioni tra israeliani e palestinesi, dovute soprattutto alla contesa sulla Spianata delle Moschee (o Monte del Tempio), il sito religioso nel centro della città che riveste un ruolo importante sia per l’ebraismo, che per l’Islam e il cristianesimo. Una legge impedisce agli ebrei di pregare in quell’area, ma il divieto è da tempo contestato da alcune organizzazioni di ebrei ortodossi che vorrebbero fare cambiare la regola. Un rabbino, tra i principali sostenitori di questa campagna, è stato ferito con un colpo di pistola sparato da un palestinese alla fine di ottobre. La polizia ha risposto uccidendo l’autore dell’agguato, cosa che ha portato a ulteriori tensioni con la comunità palestinese in città.

Altre cause di tensioni sono le ipotesi da parte israeliana di costruire nuovi insediamenti nella zona di Gerusalemme Est. Ci sono stati due attacchi da parte palestinese, con l’investimento per strada di alcuni pedoni israeliani. I palestinesi reclamano da quasi 50 anni Gerusalemme Est, chiedendo che possa diventare la capitale dello stato che intendono creare nella zona.

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