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  • giovedì 30 Ottobre 2014

Gli scontri a Gerusalemme

La polizia israeliana ha ucciso un palestinese accusato di avere sparato a un rabbino; il governo ha chiuso la Spianata delle Moschee, uno dei luoghi religiosi più contesi al mondo

Nelle ultime ore a Gerusalemme, in Israele, ci sono state tensioni e proteste per la decisione delle autorità israeliane di chiudere l’accesso alla Spianata delle Moschee, uno dei luoghi di culto più importanti della città (e più contesi al mondo). La decisione è stata presa in seguito all’uccisione di un palestinese da parte degli agenti di polizia israeliani. L’uomo era accusato di avere sparato a un attivista israeliano di destra, un rabbino che si chiama Yehuda Glick; aveva da poco concluso un incontro sulla necessità di garantire maggiori accessi e opportunità di preghiera agli ebrei alla Spianata, quando è stato ferito gravemente da alcuni colpi di arma da fuoco.

Glick è di origini statunitensi e si batte da tempo per una riforma delle politiche di accesso con cui è gestita la Spianata delle Moschee, uno dei luoghi religiosi più contesi al mondo perché riveste un ruolo simbolico importante per tutte e tre le principali religioni monoteiste: l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam. Agli ebrei è consentito entrare nella Spianata, ma le leggi di Israele impediscono di pregare nella zona o di tenere riti religiosi.

Secondo Reuters, l’autore dell’attacco contro Glick sarebbe stato identificato da Hamas come Moataz Hejazi, un palestinese di 32 anni. Era già stato arrestato in passato dalle autorità israeliane ed era stato scarcerato nel 2012: dopo che la polizia di Israele ha ottenuto informazioni sul luogo in cui trovarlo, la sua abitazione è stata circondata dagli agenti e poco dopo è iniziata una sparatoria in cui Hejazi è morto. Il rabbino Glick è invece ricoverato in un ospedale di Gerusalemme. È stato operato per le ferite che ha riportato al petto e all’addome. Le sue condizioni non sono note. Il portavoce del presidente palestinese Mahmud Abbas ha detto che la decisione di Israele di chiudere l’area è «una dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese».