La nuova nuova legge elettorale

Matteo Renzi ha presentato alla direzione del PD le modifiche su cui ha trovato un accordo con Forza Italia: si alza la soglia per il premio di maggioranza e arrivano le preferenze

Matteo Renzi, segretario del PD e presidente del Consiglio, ha spiegato alla direzione del PD l’accordo trovato durante un incontro di mercoledì pomeriggio con Forza Italia riguardo le riforme istituzionali. PD e Forza Italia avevano già stretto il 18 gennaio un accordo sul superamento del Titolo V della Costituzione, l’abolizione del bicameralismo perfetto e soprattutto la riforma della legge elettorale, un tema oggetto dal 2006 di lunghissime e infruttuose discussioni.

(La direzione del PD in streaming)

Il PD e FI hanno deciso di apportare queste modifiche alla proposta di legge elettorale nota come “Italicum”, già approvata alla Camera:

– si voterà non più per una coalizione bensì per una singola lista;
– il premio di maggioranza scatterà per la lista che ottiene almeno il 40 per cento dei voti (prima andava alla coalizione che otteneva almeno il 37 per cento);
– gli elettori potranno esprimere le preferenze: solo il capolista di ogni collegio sarà bloccato;
– i collegi saranno 100 e non 120;
– ci sarà una non meglio specificata “norma sul rispetto di genere” nelle candidature;
– l’abbassamento dal 4,5 al 3 per cento della soglia minima per partecipare alla distribuzione dei seggi.

Renzi ha spiegato che queste modifiche recepiscono alcune delle critiche più diffuse all’Italicum e che Forza Italia non è convinta dell’abbassamento della soglia minima e dall’attribuzione del premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione: si è deciso però che potrà votare liberamente su questi temi in Parlamento – la maggioranza necessaria all’approvazione c’è comunque – senza che questo faccia venire meno l’intero accordo. Renzi ha dato anche dei tempi: ha detto che entro dicembre la nuova versione della legge elettorale sarà modificata e approvata dal Senato ed entro febbraio 2015 sarà approvata dalla Camera, entrando quindi effettivamente in vigore.

Renzi ha detto che sulla legge elettorale è giunto il momento di “chiudere” – secondo esperti e retroscenisti anche alla luce delle voci sulle possibili imminenti dimissioni di Giorgio Napolitano – ma che questo non implica una fine anticipata della legislatura, perché sono ancora in ballo molte riforme tra cui quella della Costituzione sulla fine del bicameralismo perfetto.