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  • domenica 2 novembre 2014

Le elezioni a Donetsk e Luhansk

Oggi nelle due regioni dell'Ucraina orientale controllate dai separatisti filo-russi si eleggono presidente e parlamento: il voto è riconosciuto solo dalla Russia

Domenica 2 novembre si vota nelle due regioni dell’Ucraina orientale controllate dai ribelli-filorussi: Donetsk e Luhansk. Il governo ucraino di Kiev ha detto che non riconoscerà i risultati del voto, così come non lo faranno Unione Europea e Stati Uniti. Soltanto il governo russo, che negli scorsi mesi ha spesso appoggiato i ribelli anche militarmente, ha detto che lo farà. Il voto serve per eleggere i presidenti di Donetsk e Luhansk e rinnovare i rispettivi parlamenti locali, in due aree in cui vivono circa tre milioni di persone. Stando a quanto dicono esperti e giornalisti, è molto probabile che le elezioni saranno vinte dagli attuali leader ribelli Alexander Zakharchenko (a Donetsk) e Igor Plotnitsky (a Luhansk).

 

Durante le procedure di voto non saranno presenti osservatori internazionali, come non ne erano presenti lo scorso maggio quando le due regioni votarono per rendersi indipendenti dall’Ucraina. La “commissione elettorale” dei ribelli ha ammesso di non essere in possesso dei registri elettorali. Gli elettori, in teoria, potrebbero recarsi a qualunque seggio per esprimere il proprio voto e sarebbe molto difficile controllare che non votino diverse volte in diversi seggi. Secondo le testimonianze di alcuni giornalisti occidentali presenti in Ucraina orientale, in alcune città si sono già formate diverse code per votare, soprattutto per la carenza di seggi. Roland Oliphant, corrispondente del britannico Telegraph, si trova a Ilovaisk, nella regione di Donetsk, e ha twittato questa immagine:

 

Dallo scorso maggio i “governi” delle due repubbliche sono stati impegnati soprattutto a combattere l’esercito ucraino. Max Seddon, un giornalista del sito BuzzFeed, ha raccontato che ultimamente le cose stanno cambiando e che i leader ribelli stanno cercando di costruire le infrastrutture essenziali di un vero stato. Ad esempio Seddon racconta che le autorità locali stanno lentamente sostituendo i tribunali militari con un rudimentale sistema giudiziario civile, con giudici, magistrati e avvocati.

Un tentativo di ritorno alla normalità è in parte possibile perché dallo scorso settembre tra i ribelli e il governo ucraino è in vigore un cessate il fuoco. La tregua ha interrotto le operazioni militari principali, ma non un continuo stillicidio di piccole scaramucce e combattimenti locali. Soltanto sabato, sette militari ucraini sono stati uccisi e altri dieci sono stati feriti. In tutto, da aprile, più di 3.700 persone sono state uccise. In particolare i combattimenti non si sono quasi mai interrotti intorno all’aeroporto di Donetsk, dove ci sono stati bombardamenti per settimane anche dopo la firma del cessate il fuoco.

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