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  • martedì 9 settembre 2014

Com’è morto Davide Bifolco

La storia della sparatoria di giovedì notte a Napoli, di quel poco che è certo – un carabiniere ha ucciso un diciassettenne disarmato – e delle molte cose che non sappiamo

Lo scorso gio­vedì Davide Bifolco, un ragazzo di 16 anni (17 il prossimo 29 settembre), è stato ucciso a Napoli con un colpo sparato da un carabiniere: era su un motorino con altre due persone e non si erano fer­mati all’alt. La storia è oggetto di molte attenzioni, discussioni e polemiche da giorni: lunedì 8 settembre sono iniziati gli accerta­menti sul cada­vere del ragazzo (radio­gra­fie e Tac), oggi sarà ese­guita la riso­nanza magnetica, domani l’autopsia e l’esame bali­stico alla pre­senza dei periti di parte della fami­glia. I risultati degli accer­ta­menti dovrebbero aiutare a chiarire la dina­mica dei fatti, visto che ci sono due versioni contrastanti: quella del carabiniere che ha sparato, e che è stato accusato di omicidio colposo, e quella dell’avvocato della famiglia Bifolco raccolta attraverso diverse testimonianze. Ecco che cosa si fa fino a qui.

Cosa si sa
Nella notte tra gio­vedì 4 settembre e venerdì 5, intorno alle ore 2.30, c’è stato un inseguimento in via Cin­thia, nel quartiere Tra­iano di Napoli, tra un motorino Honda SH su cui si trovavano tre persone e un’auto con due carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli. Certamente sul motorino si trovavano Davide Bifolco e Salvatore Triunfo (un ragazzo di 18 anni con precedenti penali). I carabinieri hanno chiesto alle persone sul motorino di fermarsi ma queste non hanno obbedito. Già a questo punto (e anche sull’identità della terza persona sul motorino) ci sono due differenti versioni. Quello che è certo è che alla fine è stato sparato un proiettile dall’arma di uno dei carabinieri e che il proiettile ha colpito Davide Bifolco. Il ragazzo è stato portato all’ospedale San Paolo ma è morto poco dopo il ricovero. Salvatore Triunfo è stato ammanettato e il terzo uomo è invece riuscito scappare.

Subito dopo la diffusione della notizia – quella generica che un carabiniere aveva sparato a un ragazzo di 17 anni – ci sono state manifestazioni per le strade di Napoli, durante le quali alcune auto della polizia sono state danneggiate. I cortei, più pacifici, si sono svolti anche nei giorni successivi.

La versione dei carabinieri
Secondo la versione fornita dal carabiniere che ha sparato, intorno alle 2.30 della notte tra giovedì e venerdì lui e il suo collega hanno riconosciuto Arturo Equabile, un ricercato che era scappato dagli arresti domiciliari, su uno scoo­ter Honda SH, seduto in mezzo ad altre due persone: quella stessa notte uno dei comandanti di squadra del Nucleo Radiomobile aveva segnalato alla pattuglia di turno in quel quartiere che il ricercato si trovava per strada su uno scooter di quel tipo. I carabinieri hanno dunque ordinato ai tre ragazzi di fermarsi, ma senza successo. A quel punto c’è stato un inseguimento durante il quale i tre ragazzi hanno urtato un’aiuola e sono caduti.

Uno dei carabinieri ha inseguito il pre­sunto lati­tante, che è però riuscito a scappare e che tut­tora non è stato rintracciato. Il secondo carabiniere, con l’arma di ordi­nanza senza sicura nella mano destra, è invece sceso dall’auto per bloc­care gli altri due ragazzi. Nel ten­ta­tivo di fer­mare Triunfo con la mano sinistra, il carabiniere è inciampato: a quel punto è partito in modo accidentale il proiettile che ha colpito al torace Bifolco, che stava in quel momento cercando di rialzarsi da terra.

In base a questa versione la traiettoria del proiettile dovrebbe essere diagonale dall’alto verso il basso. Il fatto che il carabiniere impugnasse la pistola col colpo in canna e senza sicura sarebbe – secondo l’avvocato difensore – previsto dal regolamento dell’Arma per interventi di quel tipo. Oggi, in un’intervista a Repubblica, il carabiniere che ha sparato ha dichiarato:

«Se avevo il colpo in canna, quella notte, è perché io e il mio collega inseguivamo un latitante. Non sono mai stato un Rambo, non ho mai neanche immaginato di puntare una pistola. Sono inciampato, quella notte, mentre bloccavo l’altro giovane che si divincolava. Se si fa una perizia si vedrà che c’è il gradino».

La versione della famiglia Bifolco
Fabio Anselmo, già legale della famiglia Cucchi e ora avvocato dei familiari di Davide Bifolco, ha presentato una versione contrastante rispetto a quella del carabiniere. L’avvocato ha svolto indagini per conto proprio raccogliendo almeno sei testimonianze in base alle quali risulta che i carabinieri avrebbero speronato lo scooter e sparato volontariamente ad altezza d’uomo, colpendo al cuore Davide Bifolco. La famiglia di Davide ha anche diffuso su Facebook delle foto del cadavere del ragazzo come prova di questa tesi.

La terza persona sul motorino non sarebbe stata Arturo Equabile ma Enzo Ambrosino, un ragazzo che, intervistato dai giornalisti, ha dichiarato spontaneamente di trovarsi sul motorino inseguito dai carabinieri. Ambrosino, però, non si sarebbe ancora presentato agli inquirenti per mettere a verbale questa versione. I tre ragazzi non si sarebbero fer­mati per­ché non ave­vano il paten­tino e perché il motorino non era assicurato.

Tra i documenti raccolti dall’avvocato Anselmo ci sono anche le riprese delle telecamere collocate all’esterno e all’interno di una sala giochi che si trova a una decina di metri dal luogo dove è avvenuto l’inseguimento. Le immagini mostrano un carabiniere che entra nel locale e che, tenendo in mano una pistola, ordina alle persone presenti di rimanere ferme con le mani in alto. Secondo l’avvocato Fabio Anselmo, le immagini «dimostrano in maniera eloquente lo stato psicologico in cui si trovava quel carabiniere in quel momento». I carabinieri sostengono invece che quel militare non sia quello che ha sparato a Bifolco, ma il suo compagno che inseguendo Equabile lo avrebbe cercato nella sala giochi.

Questa versione è stata confermata da Salvatore Triunfo, uno dei ragazzi che era sul motorino, già sentito dal pubblico ministero la sera stessa della uccisione di Bifolco:

«È cominciato un inseguimento ad alta velocità. Siamo stati stretti a bassa velocità (30/40 km/h) nei pressi del marciapiedi che costeggia viale Traiano. A questo punto l’auto dei carabinieri che aveva anch’essa superato il cordolo delle carreggiate per venirci dietro, ha impattato il nostro motorino dietro e ci ha fatto cadere. Il ragazzo che guidava il motorino è scappato subito mentre io stavo per rialzarmi e Davide era già riuscito ad alzarsi. Ho visto un carabiniere che puntava la pistola verso Davide. Ho sentito il colpo e non ho visto la precisa direzione, perché mi sono girato. Poi Davide ha cominciato a tremare, mentre era a terra dopo pochi minuti non si muoveva più».

Le indagini
Le indagini su quanto è successo sono state affidate agli stessi carabinieri. In un’intervista sul Manifesto di oggi, l’avvocato Fabio Anselmo ha contestato questa scelta.

Non è strano che i carabinieri indaghino su un carabiniere?
«Purtroppo in Italia è una prassi ricorrente e questo non va bene. È successo lo stesso ad esempio nel caso di Riccardo Magherini (l’ex calciatore della primavera della Fiorentina morto a Firenze lo scorso marzo: un video mostra Riccardo schiacciato a terra da quattro carabinieri, ndr). Il codice europeo e la corte di Strasburgo indicano che un procedimento per essere efficace deve essere condotto da un corpo differente da quello coinvolto. Naturalmente questo non significa che non abbia piena fiducia nella procura di Napoli»

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