Ludovico Ariosto, nato 540 anni fa

La storia dell'autore dell'Orlando furioso, grande commediogtafo e poeta, che scrisse alcune delle opere più conosciute della letteratura italiana

Ludovico Ariosto fu uno dei più importanti commediografi e poeti italiani tra il XV e il XVI secolo, famoso e celebrato soprattutto per avere composto il poema cavalleresco Orlando furioso, continuazione dell’Orlando innamorato, opera rimasta incompiuta di Matteo Maria Boiardo. Ariosto è considerato dai critici di tutto il mondo come uno degli autori più influenti nella cultura del suo tempo, soprattutto per avere rotto diverse tradizioni e canoni nella scrittura di fine Quattrocento e inizio Cinquecento. Oltre a scrivere alcune delle pagine più conosciute della letteratura italiana in tutto il mondo, Ludovico Ariosto ricevette importanti incarichi amministrativi da Alfonso I d’Este duca di Ferrara, occupandosi della soluzione di contenziosi tra feudatari e della repressione del banditismo.

Primo di dieci fratelli, Ludovico Ariosto nacque l’8 settembre del 1474 a Reggio Emilia, in una famiglia nobile che faceva parte della corte del duca Ercole I d’Este. Grazie alle conoscenze del padre, che faceva parte della milizia degli estensi a Reggio, Ariosto entrò in contatto con importanti letterati e umanisti dell’epoca. Dopo avere abbandonato gli studi in legge a Ferrara, si dedicò allo studio della filosofia e della poesia in volgare. Si appassionò alle opere di Francesco Petrarca, il grande scrittore e poeta italiano del quattordicesimo secolo, e condivise il proprio interesse per i suoi scritti con Pietro Bembo, uno dei più importanti umanisti dell’epoca e tra i primi a mettere ordine nella lingua italiana, rifacendosi ai più importanti scrittori toscani del Trecento.

Poiché era il fratello maggiore, nel 1500 Ludovico Ariosto divenne responsabile della famiglia in seguito alla morte del padre. Per mantenere i familiari accettò un incarico come capitano della rocca di Canossa, dove ebbe un figlio, e successivamente divenne chierico grazie all’interessamento del cardinale Ippolito d’Este a Ferrara, con il quale ebbe un rapporto complicato. La politica e gli incarichi diplomatici lasciavano poco tempo alla lettura e alla scrittura, tanto da portare a una sostanziale pausa nella produzione letteraria, molto patita da Ariosto.

Dopo avere tentato invano di rimediare qualche incarico migliore dall’appena eletto papa Leone X, che in passato gli aveva dimostrato di stimarlo, Ariosto frequentò l’ambiente di Firenze, dove tra le altre cose conobbe Alessandra Benucci, che diversi anni dopo sarebbe diventata sua moglie. Nel 1516 pubblicò intanto la prima edizione dell’Orlando furioso, al quale aveva lavorato per circa undici anni con continue correzioni, aggiunte e modifiche. Dedicò il poema al suo signore, Ippolito, che però non dimostrò alcun apprezzamento per l’opera. L’Orlando furioso conobbe comunque in breve tempo un notevole successo. Ariosto ricevette critiche molto positive dai letterati dell’epoca, a cominciare da Niccolò Machiavelli, che descrisse l’Orlando furioso come un poema “bello e in molti punti mirabile”.

Negli anni seguenti, Ariosto lavorò a una seconda edizione dell’Orlando furioso che fu pubblicata a Ferrara nel 1521. Conteneva diverse modifiche, soprattutto per quanto riguardava le scelte linguistiche, rispetto alla prima edizione, mentre la trama era sostanzialmente invariata. Nel 1532, Ariosto fece pubblicare una terza edizione, alla quale aveva lavorato per rendere più “nazionale” il suo poema, con una lingua più vicina ai canoni che aveva identificato Pietro Bembo per mettere ordine nell’italiano.

L’Orlando furioso è un poema cavalleresco composto da 46 canti in ottave e racconta la storia del cavaliere Orlando e di altri personaggi, le cui vicende si intrecciano di continuo creando diversi fili narrativi. Sullo sfondo della guerra tra musulmani e cristiani, viene raccontata la storia di Angelica, una donna bellissima piena di spasimanti che infine decide di sposare il musulmano Medoro, causando la follia di Orlando e l’ira degli altri cavalieri che le avevano fatto la corte. Il poema racconta inoltre la vicenda d’amore tra il cavaliere pagano Ruggero e la guerriera Bradamante, che porterà alla nascita nel racconto della Casa d’Este.

L’inizio del poema è conosciutissimo, e spesso viene fatto studiare a memoria dai professori più zelanti a scuola:

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Ludovico Ariosto compose anche altre opere, scrivendo diverse commedie come La Lena e Il Negromante negli anni Venti del Cinquecento. Più o meno nello stesso periodo, gli fu affidato il complicato incarico di governatore della Garfagnana, che da poco era stata annessa al ducato. Per circa tre anni si occupò della regione alquanto turbolenta, riportando l’ordine e la pace tra i suoi feudatari. Nel 1525 tornò a Ferrara dove trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi nuovamente alla lettura e alla scrittura, le sue due più grandi passioni. Morì il 6 luglio del 1533 per le complicazioni di una enterite. La sua tomba si trova nel Palazzo Paradiso di Ferrara, sede della Biblioteca comunale Ariostea.

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