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  • martedì 29 Luglio 2014

In Scozia i favorevoli all’indipendenza stanno rimontando

I sondaggi in vista del referendum dicono che i "sì" sono in aumento, ma una vittoria dei "no" è ancora probabile: si vota il 18 settembre

Il prossimo 18 settembre in Scozia si terrà il referendum per l’indipendenza dal Regno Unito: a circa sette settimane dal voto i sondaggi dicono che una vittoria dei “no” – cioè gli elettori a favore della permanenza della Scozia nel Regno Unito – è ancora molto probabile, anche se nelle ultime settimane il fronte del “sì” – cioè gli elettori a favore dell’indipendenza – ha recuperato un po’ di terreno.

Il British Election Study (BES), un centro di studi elettorali finanziato dal governo, ha pubblicato i risultati di una serie di sondaggi condotti tra febbraio e marzo e tra maggio e giugno su un campione di 6.000 persone, sempre le stesse. I risultati dello studio, scrive il Guardian, mostrano che la distanza tra i “sì” e i “no” si è ridotta negli ultimi mesi: a marzo i contrari all’indipendenza erano il 52 per cento dei cittadini scozzesi e i favorevoli erano il 37 per cento, adesso i contrari sono scesi al 51 per cento e i favorevoli saliti al 39 per cento. Secondo i responsabili dello studio, l’aumento dei cittadini favorevoli all’indipendenza scozzese si deve in larga parte al fatto che cominciano a schierarsi i cosiddetti “indecisi”.

Il trend riscontrato da questi sondaggi, ha spiegato il co-direttore del BES Ed Fieldhouse, è un’indicazione positiva per i sostenitori dell’indipendenza, tuttavia il divario tra “sì” e “no” è ancora piuttosto cospicuo. Inoltre, se la proporzione di indecisi che a settembre deciderà di votare resterà la stessa riscontrata dal BES, il recupero dei “sì” non sarà comunque sufficiente a fargli vincere il referendum.

«Se tutti gli indecisi – ha spiegato Fieldhouse al Guardian – si divideranno nella stessa proporzione per il voto del 18 settembre, i voti favorevoli all’indipendenza aumenterebbero più di quelli contrari, ma non abbastanza per vincere. In base ai dati cha abbiamo raccolto il risultato sarebbe: 56 per cento contrari e 44 per cento favorevoli»

Secondo Fieldhouse il divario tra favorevoli e contrari all’inidipendenza è in larga parte dovuto alla diffusa preoccupazione che abbandonare il Regno Unito possa danneggiare l’economia scozzese. Se la campagna per il sì vuole avere qualche speranza, ha spiegato Fieldhouse, dovrà concentrarsi sul convincere gli scozzesi che l’indipendenza non peggiorerà lo stato delle loro finanze private, che secondo il BES è la questione centrale per la maggioranza dei votanti.

Il referendum per l’indipendenza si terrà il 18 settembre. Il quesito a cui gli elettori potranno rispondere sarà: “Siete d’accordo che la Scozia diventi una nazione indipendente?”. Il governo locale della Scozia, promotore del referendum, aveva insistito per dare ai cittadini la possibilità di scegliere una forma di autonomia radicale ma senza la completa indipendenza, un’ipotesi che avrebbe attratto molti elettori; il Regno Unito era contrario e ha permesso solo un referendum secco sull’indipendenza. Secondo alcuni sondaggi voterà circa l’80 per cento dei 4,8 milioni di aventi diritto; è probabile che circa un milione di elettori scozzesi, dunque, non prenderà parte al referendum. Se alla fine dovessero vincere i “sì” la Scozia diventerebbe indipendente dal Regno Unito il 24 marzo del 2016, ma manterrà la regina Elisabetta come capo di Stato.