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  • lunedì 25 Novembre 2013

La Scozia sarà indipendente il 24/03/2016?

Il governo ha fissato il giorno in cui il paese si scinderà dal Regno Unito, se vincerà il sì al referendum previsto nel settembre del 2014

Domenica 24 novembre il governo locale della Scozia ha comunicato per la prima volta la data in cui il paese potrebbe diventare indipendente dal Regno Unito: 24 marzo 2016. Il giorno è stato fissato per mettere fine all’unione con le altre tre nazioni costitutive del Regno Unito (Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord) nel caso – ovviamente – che i cittadini scozzesi si esprimano a favore dell’indipendenza. Il referendum per stabilire il destino della Scozia è fissato per il 18 settembre 2014: secondo i sondaggi l’esito in questo momento è incerto, anche se la maggioranza relativa degli scozzesi è contraria all’indipendenza totale.

I dettagli del piano per una Scozia indipendente saranno presentati in un “libro bianco” martedì 26 novembre dal partito che controlla il parlamento locale con la maggioranza assoluta dei seggi, il Partito Nazionalista Scozzese – di orientamento socialdemocratico e favorevole a diverse forme per la maggiore indipendenza della Scozia. Il libro bianco, ha detto la vicepresidente del governo regionale Nicola Sturgeon, verrà presentato per dimostrare la solidità finanziaria della Scozia e per stabilire i passi che dovranno essere fatti verso l’indipendenza, attraverso negoziati e accordi che, in caso di vittoria del “sì” al referendum, si susseguiranno da settembre 2014 al marzo 2016.

La presentazione del piano e di una data per l’eventuale indipendenza sono state annunciate dal PNS probabilmente per dare concretezza e maggiore solidità all’idea di staccarsi dal Regno Unito: secondo alcuni commentatori, il PNS ha voluto accelerare sull’indipendenza per cercare di guadagnare consensi, in un momento dove gli “indecisi” sembrano ancora un numero sufficiente per rendere incerto l’esito del referendum. La stesse posizioni interne al PNS sembrano comunque poco nette: il leader del partito e capo dell’attuale governo scozzese, Alex Salmond, in realtà non ha mai sostenuto l’indipendenza vera e propria ma la cosiddetta “devo max”, la completa autonomia fiscale all’interno del Regno Unito e la possibilità del parlamento scozzese di legiferare in ogni ambito eccetto la difesa e la politica estera, che rimarrebbero competenza del Regno Unito. Il referendum però non prevede questa via di mezzo, ma solo una scelta tra lo status quo e l’indipendenza totale.

L’opposizione scozzese ha criticato molto le dichiarazioni del governo locale e l’iniziativa del “libro bianco”. Alexander Morrison Carmichael, ex capo dei Democratici Liberali scozzesi (partito di opposizione e in disaccordo con le strategie indipendentiste del PNS) e attuale segretario di stato per la Scozia nel governo di coalizione del Regno Unito, ha detto che le proposte dei socialdemocratici sono funzionali a nascondere questioni e problemi politici ben più importanti, che il PNS non vuole affrontare.

Secondo un sondaggio svolto per il britannico Sunday Times e pubblicato domenica, il 38 per cento degli scozzesi è a favore dell’indipendenza, il 47 per cento è contrario e il 15 per cento è indeciso. Una vittoria del “sì” è osteggiata anche dai tre maggiori partiti politici del Regno Unito, secondo cui una Scozia indipendente non avrebbe la forza di difendersi né dal punto di vista politico né da quello economico sulla scena globale. Al momento il parlamento scozzese ha già competenza autonoma sull’istruzione, la salute, le tasse locali, i trasporti, l’ambiente e l’ordine pubblico.