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  • lunedì 16 Giugno 2014

La Germania ai Mondiali

Trentesima puntata della guida del Post: una squadra che arriva sempre vicina a vincere, e che non vince da 24 anni

La Germania non vince un Mondiale di calcio dal 1990 né un trofeo internazionale dal 1996, quando vinse l’Europeo in Inghilterra: è un periodo di tempo piuttosto lungo, per una squadra che ha vinto complessivamente tre Mondiali e che praticamente arriva sempre nelle fasi finali, e quasi sempre tra le favorite, salvo poi essere eliminata. Stavolta è capitata nel gruppo G con un’altra squadra forte, il Portogallo, e giocheranno insieme nella prima partita del girone, lunedì 16 giugno; le altre due, Ghana e Stati Uniti, sono due buone squadre probabilmente inferiori al Portogallo e certamente inferiori alla Germania, e sono sfavorite per la qualificazione agli ottavi.

Quest’anno il consueto pronostico favorevole alla Germania, oltre che dalla lunga tradizione di vittorie, è motivato dalle ottime partite giocate durante le fasi di qualificazione al Mondiale: la Germania è arrivata prima nel suo gruppo UEFA, con 9 vittorie e un pareggio, e in dieci partite ha segnato in totale 36 gol, più di qualsiasi altra squadra dei gironi europei. Può contare su un gruppo numeroso ed eterogeneo di giocatori forti – a differenza di altre squadre favorite che però hanno soltanto due o tre giocatori forti, e spesso nello stesso reparto – e ha un allenatore che conosce la squadra da parecchio tempo. Queste premesse, unite però alla consapevolezza che negli ultimi anni tutto questo non è bastato, hanno indotto uno dei principali sponsor della nazionale tedesca a scegliere questo slogan: “Bereit wie nie!”, che significa “Pronti come non mai!”.

Molto forti, o non forti abbastanza?
Dopo il Mondiale vinto nel 1990 – molti ricordano il capitano Lothar Matthäus sollevare la Coppa del Mondo allo stadio Olimpico, a Roma – la Germania ai Mondiali fu: eliminata ai quarti dalla Bulgaria nel 1994; eliminata ai quarti dalla Croazia nel 1998; battuta in finale dal Brasile nel 2002; battuta in semifinale dall’Italia nel 2006; battuta in semifinale dalla Spagna nel 2010. Nelle ultime tre edizioni è stata battuta ogni volta dalla squadra – Brasile, Italia e Spagna – che poi avrebbe vinto il Mondiale. A questo punto, considerando che in queste ultime tre edizioni è arrivata una volta seconda e due volte terza, viene da chiedersi: la Germania è una squadra molto forte e un po’ sfortunata, o è una non abbastanza forte da vincere un Mondiale?

Peraltro, a voler trovare un punto debole della Germania degli ultimi anni, si deve fare molta più fatica di quanta non se ne faccia a trovare le debolezze di altre grandi squadre (per esempio l’Argentina: la difesa e il portiere). La nazionale tedesca ha ottimi giocatori in tutti i reparti, gioca molto velocemente e con grande precisione. È anche una bella squadra da veder giocare ed è così da parecchi anni, tanto che alcuni sostengono che “Germany are the new Holland”, e cioè che la Germania sia diventata quello che per anni è stata l’Olanda: stile, eleganza e attacco – ma zero titoli, per dirla come quello lì.

Se sono così forti, perché perdono?
In un articolo su Slate, il giornalista sportivo Ken Early ha provato a chiedersi sostanzialmente perché negli ultimi anni la Germania abbia perso così tante partite pur raggiungendo puntualmente le fasi finali dei tornei internazionali. Tra le due sconfitte in semifinale dei Mondiali del 2006 e del 2010 c’era stata un’altra sconfitta nella finale dell’Europeo del 2008, contro la Spagna. A quel punto, all’Europeo del 2012, in molti erano convinti che per come si erano messe le cose la Germania fosse finalmente destinata a vincere: aveva battuto Portogallo, Olanda e Danimarca nel girone, e poi la Grecia ai quarti. Molti commentatori già pensavano alla rivincita della Germania in finale contro la Spagna, che intanto aveva battuto il Portogallo in semifinale, ma pochi di loro avevano pensato alla squadra che, ancora una volta, si frappose tra la Germania e una finale: l’Italia, che – scrive Early – “fece sembrare la Germania un gruppo di ragazzini del college”.

Lothar Matthäus, capitano della nazionale campione del mondo nel 1990, ha recentemente sostenuto che quello che manca alla Germania non sono i buoni giocatori, ma i “tipi tosti”, che siano anche leader carismatici, cioè capaci di assumersi le responsabilità per tutto il gruppo (i tipi come lui, Matthäus, spiega Early). Ma non la pensano tutti in questo modo: analizzando la disfatta della Germania all’Europeo del 2004 (fu eliminata al primo turno), l’attuale capitano della nazionale, Philipp Lahm, scrisse nel 2011 che la politica del leader si era dimostrata fallimentare, perché tende a deresponsabilizzare i giocatori che leader non sono, mentre “è evidente – scriveva all’epoca Lahm – che per avere successo nel calcio moderno è necessaria una nuova mentalità, una tendenza alla responsabilità collettiva, ad appiattire le gerarchie”.

L’allenatore
Joachim Löw allena la nazionale tedesca da quando l’allenatore precedente, l’ex calciatore Jürgen Klinsmann, non rinnovò il contratto al termine del Mondiale del 2006, in cui la Germania fu battuta 2-0 ed eliminata in semifinale dall’Italia. All’epoca Löw era l’allenatore in seconda, già dal 2004. È un personaggio molto noto mediaticamente, e non soltanto in Germania, anche per la sua eleganza e il suo aspetto molto ordinato. Pur non avendo di fatto vinto alcun trofeo con la nazionale, in molti gli riconoscono il merito di aver creato un gruppo molto unito e di essersi guadagnato col tempo la fiducia di tutti i giocatori.

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Il quotidiano tedesco Bild ha di recente rivolto a Löw cinquanta domande raccolte tra vari atleti tedeschi, tra cui diversi atleti olimpici. L’ex campione tedesco dei pesi medi, Felix Sturm, gli ha chiesto: “nella boxe è tutto o niente. Qualsiasi altro risultato diverso dalla vittoria del Mondiale in Brasile sarebbe una sconfitta?”. “Non necessariamente”, gli ha risposto Löw, ricordando che nel calcio serve sia l’abilità che la fortuna: “si può giocare benissimo una partita, e poi magari perderla ai rigori”.

Come gioca
Löw utilizza per lo più una formazione con due mediani davanti alla difesa, solitamente Bastian Schweinsteiger e Sami Khedira, quindi una specie di 4-2-3-1. Sami Khedira, che è un ottimo incontrista, a volte fa da interno destro di centrocampo, specie quando c’è da raddoppiare la marcatura su avversari molto forti e molto veloci (potrebbe capitare contro Cristiano Ronaldo, per esempio). In attacco non ci sono ruoli rigidamente definiti: tre giocatori molto dinamici – Thomas Müller, André Schürrle e Marco Reus – si scambiano spesso di posizione durante la partita.

Alcuni dei giocatori più forti

Miroslav Klose
Germany v Portugal - Group B: UEFA EURO 2012

Klose ha 36 anni, gioca nella Lazio ed è uno dei più forti centravanti degli ultimi decenni. Lo è diventato tardi, a 26 anni, segnando 53 gol in 89 partite di campionato col Werder Brema, in tre anni. Fece altre due grandi annate al Bayern Monaco fra il 2007 e il 2009, in cui segnò rispettivamente 21 e 20 gol. Dal 2011 gioca alla Lazio, dove ha continuato a giocare bene e segnare (39 gol in 100 partite). È fortissimo di testa e nel mettere il piede, la spalla, il petto o il polpaccio al momento giusto nel posto giusto: in questo, è uno dei pochissimi attaccanti che ancora ricordano Filippo Inzaghi. È il miglior marcatore nella storia della nazionale tedesca (69 gol in 132 partite) ed è il secondo marcatore di tutti i tempi ai Mondiali, l’unico ancora in attività dei primi 10. Per ora è fermo a 14 gol, contro i 15 di Ronaldo: ma a sua disposizione ha almeno tre partite per superarlo, in queste settimane.

Philipp Lahm
Germany v Australia: Group D - 2010 FIFA World Cup

Altrettanto leggendario calciatore tedesco, Lahm ha 30 anni e fuori dalla Nazionale ha già vinto tutto: sei campionati tedeschi, due Supercoppe di Germania, una Champions League e un Mondiale per club. Tutti vinti col Bayern Monaco, di cui è capitano (carica che occupa anche in nazionale). È un difensore preciso e intelligente, di quelli che fanno giocare meglio chiunque gli si trovi vicino. È piuttosto insostituibile: da cinque anni gioca almeno 47 partite a stagione.

Mesut Özil
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Ha 25 anni ed è un trequartista di grandissimo talento: la maggior parte dei palloni buoni per gli attaccanti passano da lui, ed è un ruolo fondamentale se si considera che la Germania non ha altri giocatori con caratteristiche simili alle sue (e infatti la fluidità delle azioni di attacco risente molto della sua assenza, quando non c’è lui). Gioca nell’Arsenal dall’estate scorsa, dopo aver fatto tre stagioni al Real Madrid. Ultimamente, in Nazionale, è stato molto discontinuo e non ha del tutto soddisfatto le aspettative del pubblico: Özil è quanto di più diverso si possa immaginare rispetto ai forti e rudi centrocampisti tedeschi del recente passato (non c’entra niente con Michael Ballack, per esempio).

Speranze
La Germania non ha veri punti deboli, se non una certa fiacchezza e “paura” che subentrano nelle fasi finali dei tornei, quando tutti si aspettano moltissimo dalla squadra, e la squadra puntualmente viene sconfitta. La difesa – che in passato era il reparto meno competitivo – è migliorata molto, e in questo Mondiale gente come Mats Hummels, Jerome Boateng e Per Mertesacker dovrebbe assicurare un’ottima copertura in fase difensiva, davanti al 28enne Manuel Neuer, forse uno dei migliori portieri al mondo. Ancora una volta, e forse stavolta ancora di più – “Pronti come non mai” – la Germania è effettivamente una delle squadre più forti e favorite in assoluto per la vittoria del Mondiale.

Foto: copertina (PATRIK STOLLARZ/AFP/GettyImages), Löw (AFP PHOTO / PATRIK STOLLARZ) Klose (Joern Pollex/Getty Images), Lahm (Joern Pollex/Getty Images), Özil (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che partecipano ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.