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  • sabato 26 Gennaio 2013

Facce e frasi di Mourinho

Una raccolta di cose per cui lo ricordiamo, lo apprezziamo o lo detestiamo, a parte le mille vittorie, nel giorno in cui compie 50 anni

Oggi compie cinquant’anni José Mourinho, uno degli allenatori di calcio più famosi e vincenti al mondo. Nel corso della sua carriera di allenatore Mourinho ha guadagnato notorietà soprattutto per due cose: le sue vittorie e la sua esuberanza verbale frutto di un carattere particolarmente arrogante e complicato. Le due cose sono spesso andate di pari passo.

L’elenco dei record e delle vittorie ottenute da Mourinho è sterminato. Nel 2001 ha portato la piccola União de Leiria, in Portogallo, al punto più alto della sua storia in classifica, il quinto. Al Porto, dal 2002, Mourinho ha vinto in due anni e mezzo due campionati nazionali, una supercoppa di lega, una coppa UEFA e una Champions League. Al Chelsea ha vinto in due anni e mezzo due coppe di Lega, due campionati (il Chelsea non lo vinceva da cinquant’anni), una Community Shield, una coppa d’Inghilterra. All’Inter, in due anni, Mourinho ha vinto due volte il campionato, una coppa Italia, una supercoppa di lega e una Champions League. Al Real Madrid fin qui ha vinto una coppa di Spagna, un campionato e una supercoppa di Lega. È oggi l’unico allenatore ad aver vinto i tre principali campionati europei (Inghilterra, Italia e Spagna). Le sue squadre sono praticamente imbattibili in casa. Tra il 23 febbraio 2002 e il 2 aprile 2011 le squadre allenate di Mourinho non hanno mai perso in casa in campionato, su 28 partite col Porto, 60 col Chelsea, 38 con l’Inter e 14 con il Real Madrid.

Allo stesso modo è sterminato l’elenco delle frasi e delle dichiarazioni di Mourinho che sono rimaste nella memoria di chi segue il calcio, settore caratterizzato da una deprimente e quasi assoluta banalità e prevedibilità di commenti, interviste e opinioni degli addetti ai lavori. D’altra parte l’ascesa di Mourinho si deve inizialmente non tanto al suo talento quanto al fatto che sapeva maneggiare le lingue. Quando Bobby Robson venne scelto come allenatore dello Sporting Lisbona, nel 1992, la società si mise a cercare qualcuno nell’ambiente che sapesse l’inglese e potesse fargli da interprete. Assunsero José Mourinho, che all’epoca aveva 32 anni e faceva l’assistente in una squadra delle serie minori. Mourinho diventò presto più che un semplice interprete, per Robson, e lo seguì quando questo fu assunto prima dal Porto e poi dal Barcellona, nel 1996, portandolo negli alti livelli del calcio internazionale.

«Lo special one»
Il soprannome “special one” dato a Mourinho viene dallo stesso Mourinho, che il giorno della sua presentazione da allenatore del Chelsea disse ai giornalisti di «essere l’allenatore che ha vinto la Champions League: quindi non un allenatore come gli altri ma uno speciale».

«Il pirla»
Qui torna di nuovo il tema dell’importanza delle lingue per Mourinho, che anche in Italia si fece riconoscere già alla sua prima conferenza stampa quando disse a un giornalista che lui non era «un pirla». Mourinho arrivò a Milano che sapeva già parlare l’italiano.

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