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  • giovedì 5 Giugno 2014

Il Portogallo ai Mondiali

Ventesima puntata della guida del Post: una squadra che forse, senza quello lì, non passerebbe la fase a gironi – ma con quello lì dove può arrivare?

Il Portogallo è considerato da alcuni anni una delle nazionali di calcio più forti al mondo: gran parte del merito, va detto, è da attribuire alla presenza in squadra del 29enne attaccante Cristiano Ronaldo, Pallone d’Oro in carica e uno dei giocatori più forti di sempre, probabilmente oggi il più forte al mondo. Attualmente il Portogallo è al terzo posto del ranking FIFA, che tiene conto dei risultati di tutte le partite ufficiali giocate dalle nazionali di calcio. È allenata dal 2010 da Paulo Bento, un 44enne ex allenatore dello Sporting Lisbona e in precedenza buon giocatore. Si è qualificata per i Mondiali arrivando seconda dietro la Russia nel proprio girone di qualificazione e dopo aver vinto lo spareggio con la Svezia (la cui partita di ritorno, in particolare, fu molto combattuta e spettacolare).

È stata sorteggiata nel girone G, uno dei più complicati, assieme a Germania, Ghana e Stati Uniti.

La questione Ronaldo
Da circa una decina d’anni, cioè a spanne da quando è esploso, gran parte delle prestazioni del Portogallo ruota attorno a quelle del suo giocatore migliore – Cristiano Ronaldo – come spesso accade quando questo fa l’attaccante (un po’ come Ibrahimovic con la Svezia). Per questo motivo negli anni la squadra è stata accusata di far dipendere eccessivamente il proprio gioco da lui: i rari periodi in cui Ronaldo non è stato messo in campo nella posizione che più gli piace, cioè a sinistra di una punta centrale, sono coincisi con cattivi prestazioni e risultati. Nelle 18 partite disputate fra il 2008 e il 2010, in cui l’allora allenatore Carlos Queiroz utilizzò Ronaldo come punta centrale, il Portogallo si qualificò in maniera rocambolesca ai Mondiali del 2010 – da cui poi uscì agli ottavi – e cominciò malissimo le qualificazioni per gli Europei del 2012, pareggiando con Cipro e perdendo contro la Norvegia. In quei due anni, Ronaldo segnò solo tre gol in 18 partite (per capirci: con Paulo Bento – che lo ha rimesso nella sua posizione preferita – ne ha fatti 24 in 32 partite).

Come ha scritto efficacemente Emiliano Battazzi sull’Ultimo Uomo, mettere nelle migliori condizioni possibili il proprio giocatore migliore sembra un’ottima cosa, almeno sulla carta: il problema si pone quando questa diventa l’unica soluzione possibile, in fatto di azioni d’attacco. Quando cioè «una squadra normale finisca per essere soggiogata dalla presenza di un fuoriclasse: troppo diverso da tutti gli altri, troppo più forte. In definitiva, una soluzione troppo facile per tutti i problemi: palla a Ronaldo».

Uno dei rischi di affidarsi quasi completamente a un solo giocatore, comprensibilmente, è che le sue prestazioni incidono moltissimo su quelle complessive della squadra, in positivo o in negativo. Il fatto è che Ronaldo non è in forma da diverse settimane: nella finale di Champions League, giocata il 24 maggio dopo qualche infortunio, Ronaldo ha giocato molto male, salvo segnare il rigore del definitivo 4-1. Mercoledì 4 giugno la federazione portoghese ha detto che Ronaldo ha la tendinosi rotulea, cioè una forma cronica di tendinite che danneggia il tendine nei pressi della rotula. Nei giorni del ritiro ha svolto allenamenti diversi dalla squadra e ha saltato la prima amichevole in preparazione dei Mondiali, giocata contro la Grecia.

Una storia di centravanti scarsi
Il Portogallo ha una recente ma estesa tradizione di attaccanti non-così-forti che in nazionale restano però titolari per diversi anni, a causa della mancanza di alternative più valide (cosa strana, per una nazionale che in altri reparti aveva gente come l’ex Pallone d’Oro Luís Figo, il forte trequartista Deco e il bravo difensore Ricardo Carvalho, più tutta un’ampia serie di calciatori più che buoni). L’ultimo di questa serie è il 31enne Hélder Postiga, che ha avuto la sua miglior stagione dal punto di vista del numero di gol segnati nel 2002-2003, quando era al Porto: recentemente ha giocato i primi mesi dell’ultima stagione nel Valencia, segnando quattro gol in 23 partite, mentre gli ultimi quattro alla Lazio, nei quali ha giocato cinque partite senza segnare nemmeno un gol.

Negli ultimi quindici anni alcuni fra i giocatori con più presenze in nazionale sono stati gli attaccanti Pauleta, João Vieira Pinto e Nuno Gomes. In comune questi tre giocatori hanno il fatto di aver giocato più di 70 partite in nazionale senza aver lasciato un ricordo indimenticabile in nessuna delle squadre in cui hanno giocato. Pauleta ha giocato delle stagioni discrete nel Paris Saint-Germain, quando ancora era solo una buona squadra della Ligue 1; Nuno Gomes ha giocato tre grandi stagioni al Benfica, per poi essere acquistato dalla Fiorentina e – dopo due stagioni deludenti – essere ri-acquistato dallo stesso Benfica. Anche João Pinto fece tre buone stagioni al Benfica, in mezzo a molte altre parecchio trascurabili (e non giocò mai per squadre che non fossero portoghesi).

I giocatori forti, a parte Ronaldo

Nani
Portugal v Luxembourg - FIFA 2014 World Cup Qualifier

Ha 27 anni e gioca come ala nel Manchester United da sette stagioni, dopo aver passato i suoi primi anni da professionista con lo Sporting Lisbona. Con il Manchester ha vinto quattro campionati e una Champions League, nel 2008, ma bisogna considerare che nelle ultime due stagioni è stato deludente e ha giocato molto poco. Alla sua terza partita di campionato inglese, nel 2007, Nani segnò contro il Tottenham il suo primo gol con la maglia del Manchester: un tiro da ventotto metri che mostrò subito chiaramente le sue qualità tecniche. Lui – che da piccolo praticava capoeira – mostrò anche la sua tipica esultanza dopo i gol, e cioè una serie notevole di capriole.

Dopo un po’ di tempo in Inghilterra cominciò addirittura a circolare voce che l’allora allenatore del Manchester, Alex Ferguson, avesse vietato a Nani di esultare in quel modo, temendo che potesse infortunarsi, ma lui smentì in diverse occasioni di aver mai ricevuto indicazioni del genere dall’allenatore. Ad ogni modo non è uno che segna tantissimo, ma piuttosto è uno che corre, che dribbla, e che fa fare molti gol agli altri: è una specie di Cristiano Ronaldo – capiamoci: molto molto meno forte – che però gioca sulla fascia destra, e che in quella fascia ricopre il ruolo che sulla fascia sinistra Cristiano Ronaldo non è mai stato fino in fondo: un’ala classica. I due peraltro hanno in comune il fatto che non tornano volentieri in difesa a dare una mano ai compagni e per il Portogallo potrebbe essere un problema, dato che gioca con il 4-3-3: nessuno dei tre lì davanti – Ronaldo, Nani, Postiga – è utilissimo quando non ha il pallone (anche se Ronaldo nelle ultime stagioni con il Real è migliorato molto anche sotto quell’aspetto). Per Nani sarà il primo Mondiale: dovette rinunciare alla scorsa edizione in Sudafrica a causa di un infortunio a una spalla.

Fábio Coentrão
Portugal v Sweden - FIFA 2014 World Cup Qualifier: Play-off First Leg

Ha 26 anni ed è un buon terzino sinistro del Real Madrid, dal 2011. Dopo diversi anni in cui ha faticato a trovare spazio nelle squadre per cui giocava, oggi è un calciatore piuttosto importante sia per il Real che per il Portogallo, soprattutto perché è tatticamente versatile, può ricoprire diversi ruoli (nel Real, a dirla tutta, fa la riserva jolly): viene principalmente impiegato a sinistra come terzino o come ala, ma in passato José Mourinho lo ha utilizzato, all’occorrenza, anche come centrale di difesa, e prima ancora aveva fatto pure il mediano.

Prima di essere acquistato dal Real Madrid, ha giocato nel Benfica per anni, ma soltanto nel 2010-2011 ebbe veramente una gran stagione: il Benfica vinse la liga portoghese e lui fu nominato giocatore più “incisivo” del campionato. La qualità migliore di Coentrão – a essere un po’ cattivi – è probabilmente la sua compatibilità tattica con Cristiano Ronaldo, dato che giocano insieme sia in nazionale che nel Real Madrid, sulla stessa fascia: nel 4-3-3 del Portogallo, Coentrão è bravo a coprire gli spazi lasciati liberi da Ronaldo quando si accentra. In pratica è un terzino che fa anche tutti i compiti dell’ala e dell’esterno di centrocampo, mentre Ronaldo fa quello che vuole.

João Moutinho
Portugal v Sweden - FIFA 2014 World Cup Qualifier: Play-off First Leg

Ha 27 anni ed è un centrocampista fondamentale del Monaco e del Portogallo. Ha giocato per anni nello Sporting Lisbona pure lui, e poi fece tre grandi stagioni nel Porto – dal 2010 al 2013 – vincendo tre campionati e un’Europa League. Per capirci: se a un certo punto si cominciò a parlare di un giovane promettente allenatore portoghese, André Villas-Boas, come del “nuovo Mourinho”, fu anche perché Villas-Boas aveva a centrocampo João Moutinho, un giocatore di ottima qualità tecnica e con grande visione di gioco. Gioca in una zona del campo – centrocampista centrale in un 4-3-3 – in cui servono quelli bravi a iniziare le azioni di attacco ma anche a difendere, e a togliere la squadra dai guai quando sta subendo il gioco degli avversari. Nel Portogallo è lui quello che serve – e con grande precisione – i giocatori sulle fasce, Cristiano Ronaldo e Nani: in pratica le squadre avversarie del Portogallo che riescono a limitare il gioco di Moutinho e a impedire che Ronaldo prenda il pallone, hanno già mezza vittoria in tasca; le squadre che non ci riescono, ne prendono tre, come accaduto alla Svezia nella partita di ritorno dello spareggio per la qualificazione al Mondiale (due dei tre gol di Ronaldo furono su assist di Moutinho).

La grande sconfitta 
Nel 2004, la squadra portoghese era considerata la grande favorita per la vittoria degli Europei: oltre al fatto che giocava in casa, aveva una squadra molto, molto forte – c’erano, fra gli altri, Figo, Deco, Rui Costa e Carvalho. Arrivò in finale dopo aver perso una sola partita, all’esordio con la Grecia, e aver eliminato Inghilterra e Paesi Bassi. In quella prima partita fu proprio un giovanissimo Cristiano Ronaldo, entrato in campo da poco, a commettere il fallo da rigore su Seitaridis, che portò al secondo gol della Grecia; e fu lo stesso Cristiano Ronaldo a segnare di testa il gol del 2-1 nel tempo di recupero. Fu un esordio deludente ma ebbe un effetto positivo sul Portogallo, che da lì in avanti giocò un gran torneo.

22 giorni dopo quella prima partita, Portogallo e Grecia si ritrovarono in finale: nelle semifinali il Portogallo aveva battuto 2-1 l’Olanda, e la Grecia aveva battuto 1-0 la Repubblica Ceca grazie a un “silver gol”, la regola che assegnava la vittoria alla squadra che eventualmente concludeva in vantaggio il primo tempo supplementare. La finale fu una partita stranissima, piuttosto brutta, come molte finali: la Grecia passò clamorosamente in vantaggio al 57esimo, grazie a un colpo di testa di Angelos Charisteas, e ci rimase fino alla fine. La Grecia vinse gli Europei per la prima volta nella sua storia, e per la prima volta nella storia degli Europei la squadra della nazione ospitante perse il torneo dopo essere arrivata in finale.

Speranze?
Come detto, molte delle possibilità del Portogallo di passare la fase a gironi e di proseguire nelle partite a eliminazione diretta dipenderanno dalle condizioni di Cristiano Ronaldo, o altrimenti dalla capacità della squadra di riuscire a costruire gioco senza necessariamente confermarsi one man team. Finora non ci è riuscita moltissimo: durante le qualificazioni, giocate piuttosto male dal Portogallo, Ronaldo ha segnato soltanto due gol nelle otto partite prima dello spareggio contro la Svezia, in cui invece ne ha segnati quattro tra andata e ritorno. Insomma quando Ronaldo gioca male il Portogallo gioca male.

Detto questo, se Ronaldo dovesse tornare a giocare a livelli simili a quelli mantenuti per gran parte di questa stagione, potrebbe seriamente bastare a far fuori da solo parecchie squadre che partecipano a questo Mondiale: in questa stagione Ronaldo ha segnato complessivamente 51 gol in 47 partite, che è un dato pazzesco, e chi ha avuto modo di vedere alcune partite del Real Madrid sa che al di là dei numeri ci sono stati momenti in cui Ronaldo era semplicemente immarcabile.

È anche vero, però, che in questo genere di competizioni è più raro e difficile che un solo giocatore riesca a farsi carico del gioco di tutta la squadra e portarla molto avanti nel torneo senza un pur minimo contributo da parte dei compagni di squadra, soprattutto in fase difensiva (dove il Portogallo è piuttosto carente).

Foto: copertina (AP Photo/Armando Franca), Nani (David Ramos/Getty Images), Fábio Coentrão (Mike Hewitt/Getty Images), Moutinho (Mike Hewitt/Getty Images)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.