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  • sabato 14 Giugno 2014

L’Italia ai Mondiali

Guida alla squadra che dovremmo conoscere meglio di tutte, e che invece stavolta conosciamo pochino

La nazionale italiana non arriva ai suoi diciottesimi Mondiali di calcio da grande favorita – ma ci è mai arrivata? – né è stata sorteggiata in un girone particolarmente morbido, anzi: giocherà contro Inghilterra, Uruguay e Costa Rica. A questo si aggiunge che l’Italia non vince una partita ufficiale dal 10 settembre 2013, cioè dalla vittoria per 2-1 sulla Repubblica Ceca, nel girone di qualificazione per i Mondiali. Dopo, ha pareggiato con Danimarca, Armenia, Germania e Nigeria, ha perso contro la Spagna e recentemente ha pareggiato con Irlanda e Lussemburgo.

Un altro dato, però, mostra che – se si escludono le amichevoli – da quando è allenata da Cesare Prandelli l’Italia ha perso solo due partite che avessero in palio qualcosa: fossero incontri degli Europei, della Confederations Cup o dei gironi di qualificazioni ai Mondiali o agli Europei. Insomma in quattro anni l’Italia ha perso solo due partite fra quelle davvero importanti: la finale degli Europei 2012 con la Spagna, per 4-0, e la partita di girone della Confederations Cup contro il Brasile, per 4-2. In mezzo, diverse vittorie contro buone squadre: su tutte quella contro la Germania nella semifinale dell’Europeo 2012 per 2-1 e quella contro il Messico in Confederations Cup, per 2-1.

Nel frattempo, però, sono successe molte cose: la controversa esclusione dell’attaccante della Fiorentina Giuseppe Rossi dai 23 convocati definitivi, l’infortunio – nel pieno della preparazione dei Mondiali – del prezioso centrocampista del Milan Riccardo Montolivo, e un frettoloso cambio di modulo (ci arriviamo). Provando ad adoperare una qualche oggettività, l’Italia ha obiettivamente una discreta difesa, un ottimo centrocampo e un buon attacco. Come osservato da molti, sembra avere qualcosa in meno delle grandi favorite Brasile, Germania e Spagna (e questo può essere un bene). Probabilmente ne sapremo qualcosa in più dopo la prima partita, contro l’Inghilterra.

Per cominciare: stanno tutti bene?
Più o meno. Prandelli nei mesi scorsi ha insistito molto sulla necessità di tenere in grande considerazione la condizione fisica di ciascun giocatore. A metà aprile ne aveva convocati 42 per due giorni di test fisici: nel gruppo, c’erano già alcuni di quelli che sono stati inseriti un po’ a sorpresa nella lista dei 23 convocati definitivi, come il centrocampista Marco Parolo e il difensore Matteo Darmian.

La grande attenzione di Prandelli in questo senso non ha comunque impedito ad alcuni giocatori di subire infortuni nelle circa tre settimane di allenamenti in vista del torneo. A parte quello di Montolivo, l’infortunio più grave finora – e l’unico che dovrebbe incidere sulle scelte di Prandelli – è capitato al terzino del Milan Mattia De Sciglio, cha ha subito una contrattura al bicipite femorale della gamba sinistra: dovrà saltare la prima partita contro l’Inghilterra. Il centrocampista Marco Verratti ha avuto la febbre per un paio di giorni ma sembra aver recuperato. Andrea Barzagli ha avuto problemi a un ginocchio per buona parte della scorsa stagione, ma ha detto di sentirsi bene.

Nei primi giorni di ritiro circolava voce che Balotelli avesse una forma di pubalgia, un’infiammazione cronica del muscolo dell’adduttore, ma il medico della Nazionale Enrico Castellacci aveva smentito dicendo che si trattava di un normale affaticamento muscolare.

Come giocheremo?
Da quando è allenata da Prandelli, la Nazionale ha giocato prevalentemente con il 4-3-1-2: il progetto di Prandelli, infatti, prevedeva l’utilizzo di un trequartista “atipico” e duttile come Riccardo Montolivo (che gioca prevalentemente da centrocampista centrale) e due attaccanti dalle caratteristiche complementari, cioè Mario Balotelli – la prima punta, che giochi di sponda e graviti quasi sempre attorno all’area di rigore – e Giuseppe Rossi – la seconda punta, quella che preferisce giocare “in profondità”, cioè infilarsi negli spazi liberi ed essere lanciato dalla punta o dai centrocampisti.

Per ragioni diverse, il 4-3-1-2 con Montolivo, Rossi e Balotelli si è visto molto poco: Rossi è stato spesso infortunato, Balotelli ha alternato buoni momenti a partite così così e nel frattempo sono esplosi altri giocatori che hanno condizionato le scelte di Prandelli. A un certo punto, fra il 2012 e il 2013, la grande stagione dell’attaccante del Milan Stephan El Shaarawy convinse Prandelli a giocare con il 4-3-3, con Antonio Candreva ed El Shaarawy ai lati di Balotelli; più avanti Prandelli tentò di far giocare assieme Mario Balotelli e l’allora attaccante della Roma Daniel Osvaldo, senza grandissimi risultati.

Ancora, Prandelli stupì molti osservatori quando dispose la squadra con il 3-5-2 alla prima partita degli Europei del 2012 contro la Spagna. Aveva delle buone ragioni: la difesa titolare dell’Italia – tutt’oggi – è praticamente la stessa della Juventus, che dietro gioca a tre ed è solidissima; inoltre, al centro di quella difesa Prandelli mise Daniele De Rossi, e a centrocampo tre che sanno giocare bene con la palla fra i piedi come Andrea Pirlo, Thiago Motta e Claudio Marchisio: tutto questo, per opporre i propri migliori giocatori (Pirlo, De Rossi, Marchisio) all’allora centrocampo più forte del mondo, quello di Xavi, Iniesta e Xabi Alonso. L’Italia giocò alla pari coi campioni del mondo in carica e andò persino in vantaggio con un bel gol di Di Natale (la Spagna pareggiò quattro minuti dopo).

Un anno dopo, l’Italia giocò una bella partita in Confederations Cup contro il Messico con in campo un solo attaccante, Balotelli, alle cui spalle giocavano Emanuele Giaccherini e Claudio Marchisio come mezzepunte e De Rossi, Pirlo e Montolivo a centrocampo. L’Italia dominò la partita: prese gol su un rigore provocato da un errore di Andrea Barzagli ma vinse 2-1.

Nonostante diverse partite non all’altezza, soprattutto amichevoli, l’Italia di Prandelli ha comunque dimostrato di saper giocare bene e con continuità in modi molto diversi fra loro. In sostanza, una delle qualità più notevoli dell’Italia di Prandelli è la grande duttilità tattica: a questo giro, con Rossi escluso dai 23 convocati e Montolivo infortunato, Prandelli ha detto di avere provato sostanzialmente tre schemi, e cioè il il 4-3-1-2, il 4-5-1 e il 3-5-2.

Almeno per le prime partite, Prandelli sembra voler giocare con una strana variante del 4-5-1: la migliore e più completa descrizione di questo nuovo modulo è stata fatta da Daniele Manusia sull’Ultimo Uomo. In pratica, l’idea è giocare con una difesa a 4 con due terzini di gran corsa, un centrocampo con De Rossi, Pirlo e Verratti (quindi di fatto con tre playmaker), due giocatori fra le linee avversarie di centrocampo e difesa come Candreva e Marchisio. E Balotelli davanti.

La particolarità dello schema è data dal fatto che in fase di avvio dell’azione De Rossi dovrebbe scendere in mezzo ai due centrali di difesa, per gestire il pallone e formare una sorta di difesa a tre coi due centrali, e così facendo invitare i due terzini ad avanzare: in questo modo si eviterebbe di dipendere esclusivamente da Pirlo per la creazione del gioco e si formerebbe un centrocampo a quattro, con i due terzini molto alti ma soprattutto con Pirlo e Verratti in una posizione più avanzata rispetto a quella in cui giocano nelle proprie squadre di club (sono entrambi centrocampisti “difensivi”, partono cioè molto bassi). I due sarebbero quindi in grado di servire nella metà campo avversaria – quindi più pericolosamente – sia le mezzepunte (Candreva e Marchisio), sia i terzini alti, sia la punta (Balotelli). Nel caso i due terzini restino in difesa, sarebbero Candreva e Marchisio ad allargarsi, favorendo ancora di più l’avvicinamento verso la porta di Verratti e Pirlo.

Non sarebbe una sorpresa, inoltre, vedere l’Italia cambiare modulo durante la partita, e tornare a vecchi schemi provati in passato: con l’inserimento di Antonio Cassano o Ciro Immobile, per esempio, l’Italia potrebbe tornare a giocare col 4-3-1-2, così come con l’ala Alessio Cerci in campo potremmo vedere un 4-3-3 simile a quello utilizzato contro la Fluminense nell’amichevole non ufficiale giocata contro la Fluminense l’8 giugno.

Quelli che forse non conoscete
Prandelli, per questi Mondiali, ha tenuto in considerazione giocatori che – nonostante abbiano giocato molto poco in Nazionale – hanno fatto un gran campionato. Fra questi i due attaccanti del Torino, Alessio Cerci e Ciro Immobile, e il bravo centrocampista del Paris Saint-Germain Marco Verratti, che a soli 21 anni ha già giocato 17 partite di Champions League ed è titolare nella squadra campione di Francia.

Oltre a questi, di cui è molto probabile abbiate almeno sentito parlare, ci sono altri giocatori che probabilmente alcuni osservatori meno attenti della Serie A – o quelli che seguono il calcio solo ai Mondiali – conoscono poco.

Matteo Darmian
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È un giovane difensore del Torino, molto bravo e di grande costanza: ha 24 anni e viene da una stagione in cui ha giocato benissimo e quasi sempre da titolare. Gioca a destra ma è un calciatore relativamente versatile, che può giocare anche come centrale (anzi, è fisicamente più portato per questo ruolo). Passò molti anni al Milan, che nel 2009 lo diede in prestito al Padova, in serie B, prima che venisse acquistato dal Palermo e poi rigirato al Torino, con cui gioca regolarmente dal 2011 (è stato acquistato a titolo definitivo all’inizio di questa stagione). Di lui, il 7 giugno Prandelli ha detto che «sta meravigliando tutti».

Gabriel Paletta
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Ha 28 anni ed è un difensore centrale argentino – con cittadinanza italiana – di grande esperienza: gioca nel Parma dal 2010, molto bene, e prima di allora ha giocato prevalentemente in Argentina (nel 2006 fu acquistato dal Liverpool ma in quella stagione giocò pochissimo). Con la Nazionale è stato convocato per la prima volta nel maggio scorso per un’amichevole contro la Spagna, che l’Italia perse malamente (ma lui fu uno dei migliori in campo: marcò alla grande il fortissimo Diego Costa). Non è molto veloce ma ha grande intelligenza tattica e senso della posizione.

Marco Parolo
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Ha 29 anni e dal 2012 gioca nel Parma. È un duttile centrocampista centrale, bravo nei tiri da fuori e negli inserimenti in attacco. Si è fatto notare piuttosto tardi, per gli standard del calcio: a 25 anni, nel Cesena. Nella stagione in corso, nel Parma, ha segnato 8 gol in 33 partite: l’estate scorsa si era parlato di un suo possibile trasferimento alla Roma o al Milan, ma poi non se n’è fatto nulla.

Ma da dove arriva Prandelli?
Prima di essere stato l’allenatore della nazionale – incarico che ricopre dall’estate del 2010 – Prandelli ha allenato con buoni risultati diverse squadre italiane, fra le più importanti Verona, Parma e Fiorentina. Prima di allenare fu un discreto giocatore (giocò a lungo – sebbene non fosse titolare – per la Juventus, nella prima metà degli anni Ottanta). È nato a Orzinuovi, in provincia di Brescia, e ha 56 anni.

Da allenatore, il suo unico successo è stato la vittoria del campionato di Serie B del 1998-1999 col Verona. In seguito ha allenato per due grandi stagioni il Parma, che per due anni di fila arrivò quinto (ci giocava gente come Adriano, Alberto Gilardino, Hidetoshi Nakata, Adrian Mutu, Sébastien Frey). Poi fu assunto dalla Roma ma rinunciò all’incarico dopo poche settimane, per via di una grave malattia di sua moglie, che morì nel novembre del 2007 (erano sposati da 25 anni). Prandelli, nel frattempo, era stato assunto dalla Fiorentina, con cui arrivò due volte quarto in Serie A e che portò fino agli ottavi di finale della Champions League 2009-2010 (fu eliminata dal Bayern Monaco).

E il Po-po-po-po-po-po-poo?
C’è un’alta probabilità di sentire nuovamente la canzone che per la Nazionale italiana fu una specie di colonna sonora della vittoria ai Mondiali del 2006. Ma da dove viene, e perché arrivò a essere cantata dalla maggior parte dei tifosi della nazionale? La storia completa la trovate spiegata bene qui: c’entrano Simone Perrotta, una partita della Roma di Coppa UEFA del 2006 e il Festival di Sanremo.

Speranze?
Bella domanda. Come scritto prima, in questi anni difficilmente l’Italia ha giocato male in partite che contavano davvero: d’altra parte, l’infortunio di Montolivo e la scarsa forma di Rossi hanno costretto Prandelli a sparigliare le carte, e inventarsi il 4-5-1 “strano”, mai provato nei mesi scorsi. Come per molte altre squadre, un’opinione più chiara di dove potrà arrivare l’Italia la si avrà dopo le prime due partite.

Intanto, potete dilettarvi a leggere cosa ne pensano a riguardo alcuni di noi qui al Post: scoprireste, per esempio, che per alcuni di noi l’Italia vincerà il Mondiale, mentre per altri uscirà ai quarti o più avanti contro squadroni come Brasile e Germania. Siamo tutti molto concordi, però, che almeno il girone lo passeremo.

tutte le immagini: Claudio Villa/Getty Images