• Mondo
  • lunedì 2 giugno 2014

La donna cinese uccisa a bastonate in un McDonald’s

La stampa locale ne parla da giorni: un video mostra i testimoni guardare indifferenti, c'entra una setta religiosa molto violenta

Sabato 31 maggio sei uomini sono stati arrestati dalla polizia di Zhaoyuan, città nella provincia di Shandong nella Cina orientale, per aver ucciso a bastonate una donna dentro a un McDonald’s. La polizia ha detto che i sei sono membri di un gruppo religioso conosciuto come “Chiesa del Dio Onnipotente” e che stavano cercando di reclutare nuovi adepti. L’omicidio è avvenuto mercoledì 28 maggio ed è tuttora molto discusso in rete e sui media internazionali, soprattutto a causa di un video che mostra la scena (è qui) e in cui si vedono diversi testimoni che sono rimasti a guardare la discussione e il pestaggio senza intervenire.

Sul sito cinese The Nanfang sono riportate diverse testimonianze di persone presenti all’aggressione. Raccontano di come la ragazza stesse cenando da sola seduta a un tavolo nel fast-food, di come un uomo le si sia avvicinato chiedendole il numero di telefono, di come sia iniziata una violenta discussione quando lei si è rifiutata di darglielo e del conseguente pestaggio: l’uomo – che è stato poi identificato come Zhang Lidong – ha preso il manico di una scopa e ha iniziato a picchiare la donna mentre le persone che erano con lui le davano dei calci sulla testa. L’aggressione è durata circa venti minuti.  La donna è morta nel mezzo del ristorante. Il video del pestaggio che sta circolando online dura circa tre minuti. Mostra l’inizio della discussione e l’aggressione. E mostra, soprattutto, i numerosi testimoni semplicemente incuriositi davanti alla scena. Il McDonald’s dove è avvenuto l’omicidio, tra l’altro, si trova di fronte a una stazione di polizia locale, ma nessuno ha avvertito gli agenti.

L’episodio per certi versi ne ricorda un altro, avvenuto nel 2011 e sempre in Cina, quando una bambina di due anni fu investita per strada senza che nessuno avesse tentato di soccorrerla. L’attivista di una ONG con sede a Pechino citato dal New York Times, commentando il pestaggio di Zhaoyuan, ha detto: «Guardando il video, penso che la cosa più spaventosa non sia tanto che qualcuno è morto, ma l’indifferenza dei testimoni. Naturalmente ci sarebbero alcune circostanze particolari che potrebbero giustificare l’indifferenza, per esempio il fatto che l’aggressione accada all’improvviso e che le persone non riescano ad avere il tempo di reagire o di dare l’allarme. Ma dal video girato da uno dei testimoni si possono vedere più di cinque uomini giovani e forti camminare come se nulla stesse accadendo, nascondersi dietro una porta e allungare il collo per guardare il sanguinoso massacro».

L’altra questione che fa molto discutere è l’appartenenza dei sei responsabili alla setta “Chiesa del Dio Onnipotente”, già da tempo accusata in Cina dal governo, da vari gruppi in difesa dei diritti dell’uomo e da altri gruppi religiosi: non solo per le sue credenze eterodosse rispetto alle credenze tradizionali ma anche per i presunti metodi di manipolazione e violenza con cui opera al suo interno e con cui adesca nuovi adepti. Dopo gli arresti di sabato, la televisione di Stato cinese ha trasmesso un’intervista a Zhang Lidong in cui l’uomo ha confessato l’omicidio senza mostrare alcun rimorso («Era un demone, era uno spirito maligno», ha detto facendo riferimento alla donna) e ha dichiarato di appartenere alla setta da sette anni.

La “Chiesa del Dio Onnipotente”, conosciuta anche con il nome “Dongfang Shandian” (Folgore da Oriente), è stata fondata in una provincia della Cina nord-orientale nel 1989 da Zhao Wei Shan, membro in precedenza di un’altra setta, che dopo aver conosciuto una donna si convinse fosse l’incarnazione femminile di Cristo o di addirittura di Dio Onnipotente, ossia del «Dio reale venerato e amato dell’umanità», come dicono i testi del movimento. La setta è dunque vagamente legata al cristianesimo e il nome deriva da un passo del Vangelo di Matteo in cui si dice: «Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo».

La setta pensa che Dio abbia suddiviso la vita sulla terra in tre diverse fasi a ognuna delle quali corrisponde una diversa responsabilità data all’uomo: l’era della legge, della grazia e del regno di Dio. Nella prima fase Dio si manifestava come Jehovah (nome molto comune di Dio nel Vecchio Testamento e che significa Eterno) e parlava agli uomini attraverso i profeti; nella seconda fase Dio appare come Gesù e parlava agli uomini attraverso la sua incarnazione; nella terza fase il nome di Dio è “Dio Onnipotente” e si manifesta agli uomini attraverso una seconda incarnazione: quella di una donna nata in Cina venuta per sconfiggere Satana. Coloro che non accetteranno le sue parole sono destinati ad una morte terribile o a una severa punizione.

Non è molto chiaro come la setta sia organizzata: non ci sono dei veri e propri luoghi di culto, ma le riunioni avvengono nelle case dei membri che sono divisi in piccoli gruppi e i cui nomi sono tenuti segreti soprattutto a causa dell’avversione nei loro confronti del regime cinese. Il gruppo si oppone infatti direttamente al Partito Comunista della Cina, che nel 2012 ha fatto arrestare circa mille adepti. A causa della segretezza a cui sono tenuti i suoi membri, non se ne conosce il numero preciso. Si pensa siano diverse centinaia di migliaia in Cina e alcune migliaia all’estero: Corea del Sud, Canada, Stati Uniti, Singapore, Australia e anche in Italia.

Mostra commenti ( )