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  • Martedì 1 aprile 2014

I quarti di Champions League, spiegati

Iniziano martedì e non ci sono outsider: partecipano le squadre più forti del momento

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 19: Arjen Robben of Bayern Muenchen congratulates Toni Kroos of Bayern Muenchen on scoring their first goal during the UEFA Champions League Round of 16 first leg match between Arsenal and FC Bayern Muenchen at Emirates Stadium on February 19, 2014 in London, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)
LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 19: Arjen Robben of Bayern Muenchen congratulates Toni Kroos of Bayern Muenchen on scoring their first goal during the UEFA Champions League Round of 16 first leg match between Arsenal and FC Bayern Muenchen at Emirates Stadium on February 19, 2014 in London, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

L’Ultimo Uomo ha pubblicato un’analisi delle quattro partite dei quarti di finale di Champions League, il più importante torneo di calcio per i club europei. Le partite di andata dei primi due quarti si giocano stasera: Atletico Madrid-Barcellona e Manchester United-Bayern Monaco. Domani si giocheranno invece PSG-Chelsea e Real Madrid-Borussia Dortmund. La particolarità delle partite di quest’anno, secondo il direttore dell’Ultimo Uomo Tim Small, è che «non c’è una sola outsider: gli scontri sono tutti tra squadre fortissime», ciascuna delle quali ha fra le altre cose vinto il proprio girone eliminatorio ed è nei primi posti dei rispettivi tornei (unica eccezione: il Manchester United). Nella scorsa edizione, squadre oggi ai quarti come Arsenal e Manchester United erano state eliminate già agli ottavi (il Chelsea non aveva nemmeno passato il girone), mentre si erano qualificate Galatasaray e Malaga.

Francamente, non mi ricordo di 4 partite così “importanti” svolgersi assieme in un singolo turno di Champions League. Non c’è una sola outsider: gli scontri sono tutti tra squadre fortissime, la maggior parte delle quali vengono da una grande tradizione di dominazione nazionale ed europea—Manchester United, Chelsea, Bayern Monaco, Real Madrid, Barcellona—e tre “outsider” che poi così outsider non sono. C’è il Paris Saint-Germain con i suoi miliardi Qatarioti, l’Atletico Madrid primo in Spagna, e il Borussia di Klopp che è giunto in Finale solo l’anno scorso. Non c’è una squadra russa, ucraina, portoghese, greca, una rivelazione del calcio svizzero o cipriota, nessuno dell’est, non c’è nessuno al di fuori del calcio che conta, ergo, non c’è nemmeno un’italiana.

Che sia questa la vera Storia di questi quarti di finale? Le squadre più ricche e vincenti dei campionati più ricchi e vincenti—Germania, Spagna, Inghilterra, Francia—sono riuscite finalmente a creare un divario netto e inseparabile con le squadre “di seconda fascia”? In altre parole: i barboni d’Europa stanno in Europa League a giocarsela tra di loro, mentre i ricchi vanno in Champions? Probabilmente. Quindi, che dire. Speriamo che la Roma si sbrighi a costruire lo stadio di proprietà; non mi dispiacerebbe vedere un’italiana in CL, ogni tanto. E lo dico da milanista. Proprio da milanista, quindi, iniziamo l’analisi con lo scontro tutto spagnolo tra il Barcellona di Tata Martino e l’Atletico Madrid di quell’interista odioso che ci ha preso a schiaffi negli Ottavi.

BARCELLONA VS. ATLETICO MADRID
L’Atletico Madrid è primo in Spagna, e non è una sorpresa, un punto in più del Barcellona, tre in più del Real, la quarta è a meno venti. Quella che negli ultimi dieci anni è stata una corsa a due (l’ultimo scudetto non di Real o Barcellona è del 2004, del Valencia di Benítez) è finalmente diventata una corsa a tre. Le ragioni del successo dell’Atletico le conosciamo, le ha elencate molto meglio di quanto possa mai fare io Valentino Tola in un’articolo scritto proprio per questo sito. Ricapitolando: c’è Diego Costa, c’è un’organizzazione di gioco solidissima e tatticamente affinata, un centrocampo fisico, dinamico, veloce e intelligente con due ottimi interpreti come Raul Garcia e Koke, una difesa d’acciaio con un vero leader in Miranda, un gran portiere in Courtois.

Soprattutto, però, c’è Diego Costa, 1 e 88 per 85 chili, uno che è abbastanza potente da prendere Piqué a spallate, abbastanza fastidioso da fare cose così, abbastanza veloce e agile da fare quest’altro, e abbastanza mostruoso da aver segnato solo tre gol meno di Cristiano Ronaldo e ben due più di Messi nella Liga quest’anno—25 gol in 30 partite. Più 7 in 5 partite in Europa. Costa non sta mai fermo, corre tantissimo (considerando, soprattutto, quant’è grosso), sbraccia, irrita i difensori, li spinge, cerca spazio, è affamato, è agonistico, è il tipo di giocatore che quando gioca nella tua squadra ami con tutto il cuore e quando ci giochi contro lo detesti.

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foto: Shaun Botterill/Getty Images