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  • sabato 29 Marzo 2014

Cosa succede al Manchester United?

Una delle squadre europee più vincenti degli ultimi decenni sta attraversando una clamorosa crisi di gioco e di risultati (e secondo molti c'entra il nuovo allenatore)

Martedì 25 marzo 2014, allo stadio Old Trafford di Manchester, il Manchester United ha giocato un’importante partita di campionato contro una storica rivale della stessa città, il Manchester City, che per decenni è stata la squadra “debole” di Manchester, mentre lo United vinceva trofei in Inghilterra e fuori. Dopo aver battuto il calcio d’inizio, il Manchester City ha portato subito quattro giocatori nell’area dello United; David Silva e Samir Nasri avevano già tirato in porta due volte dopo solo 41 secondi, e sulla ribattuta del tiro di Nasri l’attaccante Dzeko ha segnato il primo gol del Manchester City. È stato il gol più veloce mai segnato da un’avversaria del Manchester United all’Old Trafford. Il Manchester United ha perso la partita 3-0.

I numeri della crisi del Manchester
Il Manchester United si trova attualmente in settima posizione nella classifica della Premier League, il massimo campionato di calcio inglese, a 18 punti di distanza dalla squadra prima in classifica, il Chelsea, e a 15 punti dal rivale City, che è terzo. In questa stagione ha già perso 10 partite, quando mancano ancora sette partite alla fine del campionato, e non ne perdeva così tante dalla stagione 1990-1991, quando arrivò comunque sesta. Diversi commentatori osservano che quello di quest’anno potrebbe essere uno dei cinque peggiori Manchester United di sempre. Nelle partite giocate all’Old Trafford il Manchester ha segnato finora 22 gol, solo qualcuno in più delle ultime squadre in classifica (per capirci: il City, quella che in casa ne ha segnati di più, ne ha fatti 48).

Nelle ultime 15 stagioni il Manchester United ha vinto mediamente il 77 per cento delle partite giocate in casa, ottenendo una media di 46,7 punti a stagione su un totale di 57 punti disponibili nelle partite in casa. In questa stagione, invece, ha vinto soltanto il 40 per cento delle partite giocate all’Old Trafford. A guardare i numeri, il Manchester va meglio in trasferta (9 vittorie in trasferta, contro 7 ottenute in casa).

Cosa è successo
La quasi totalità dei commentatori – con ragioni varie e per vie diverse – è d’accordo nel ritenere che la causa fondamentale delle evidenti difficoltà del Manchester sia il cambio di allenatore avvenuto la scorsa estate, quando Alex Ferguson si è ritirato dopo 27 anni. Dopodiché le opinioni si dividono: c’è chi – la maggior parte – dà la colpa al nuovo allenatore, David Moyes, e rimpiange Ferguson, e chi invece dà proprio a lui la responsabilità di aver “spremuto” oltre misura una squadra peraltro non più giovanissima. Il difensore 32enne Nemanja Vidic lascerà la squadra in estate – andrà all’Inter – e potrebbe andarsene anche Patrice Evra, 32 anni anche lui (come pure Michael Carrick). Ha 30 anni anche uno dei giocatori più forti della rosa, Robin van Persie, peraltro piuttosto fragile e soggetto a periodici infortuni.

«A dire il vero penso che se quest’anno ci fosse stato Ferguson, avrebbe avuto problemi anche lui, e sono certo che ne fosse consapevole. Penso che le persone siano consapevoli del fatto che questa squadra sia un po’ vecchia, e penso che sarebbe stata probabilmente una stagione difficile per qualsiasi allenatore», ha detto Moyes dopo l’ultima rovinosa – e da molti ampiamente prevista – sconfitta contro il Manchester City.

Da Ferguson a Moyes
Ferguson si è ritirato al termine della stagione 2012-2013, dopo aver vinto il suo tredicesimo campionato in 27 anni con il Manchester United, durante i quali ha anche vinto due Champions League, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale, una Coppa del mondo per club, cinque FA Cup e quattro Coppe di Lega.

Il giorno in cui, ad aprile 2013, gli fu annunciato che avrebbe ricoperto l’incarico di nuovo allenatore del Manchester United, racconta Slate, Moyes era in giro con la moglie e ricevette una telefonata da Ferguson, che gli chiedeva di raggiungerlo a casa sua. Moyes racconta di aver detto alla moglie che pensava che Ferguson dovesse parlargli di calciomercato e prestiti di giocatori; lasciò la moglie al negozio, arrivò in macchina a casa di Ferguson, e Ferguson invece gli disse: «Mi ritiro. La settimana prossima. Sei il prossimo allenatore del Manchester United».

«Non ebbi la possibilità di dire sì o no», raccontò poi Moyes. Slate ritiene che questo episodio sia emblematico dell’intera esperienza di Moyes al Manchester United finora: “in nessun momento ha avuto il controllo su cosa stesse accadendo”.

Allora Moyes era allenatore dell’Everton, da undici anni, periodo in cui non aveva vinto trofei ma si era fatto comunque notare per la qualificazione alla Champions League del 2005 e la finale di FA Cup del 2009 (era anche stato eletto allenatore dell’anno dalla League Managers Association, nel 2003, 2005 e 2009). Molti osservatori – pur trovando allora comunque sorprendente la scelta di Moyes – credono che le motivazioni che spinsero Ferguson a indicare in Moyes il suo erede sportivo siano sostanzialmente tattiche. Per molti versi l’Everton di Moyes giocava in un modo simile a quello del Manchester di Ferguson: duttilità tattica, adozione di diversi moduli di gioco, attacco sulle fasce laterali e in verticale, inserimenti e poco possesso palla. E c’era anche la consapevolezza che Moyes sembrava il genere di allenatore abituato a lavorare nello stesso ambiente per molti anni: la sua permanenza all’Everton – dal 2002 al 2013 – rimane la terza più lunga di un allenatore nella stessa squadra in Premier League, dopo Arsene Wenger all’Arsenal e appunto Ferguson allo United.

Perché non Mourinho
Il giorno in cui il Manchester festeggiò in campo, all’Old Trafford, la vittoria del 13esimo campionato della gestione Ferguson, a maggio, l’allenatore uscente prese il microfono e disse al pubblico: «il vostro lavoro adesso è sostenere il vostro nuovo allenatore», che è una cosa piuttosto curiosa da dire, fa notare Slate, dato che ai tifosi è solitamente richiesto di sostenere la squadra più che l’allenatore. Quel genere di esortazione, secondo molti, serviva a rassicurare molti tifosi piuttosto scettici riguardo la scelta di Moyes, e che ancora si chiedevano perché non fosse stato scelto uno degli allenatori più vincenti e apprezzati dello scorso decennio, José Mourinho, che allora allenava il Real Madrid ma era già da tempo in cattivi rapporti con la società. Era noto che Mourinho avrebbe abbandonato il Real a fine stagione e il suo nome era già stato accostato varie volte al Manchester United.

Le probabili ragioni per cui Mourinho non fu scelto come nuovo allenatore del Manchester United sono da rintracciare nelle stesse che invece hanno suggerito la scelta di Moyes. Mourinho è notoriamente ritenuto un allenatore “problematico”, dal punto di vista dei rapporti con la stampa e con la società; con i giocatori, al contrario, lega molto, e in tanti lo ricordano poi come il migliore allenatore che abbiano mai avuto (provocando anche un certo imbarazzo nei loro nuovi allenatori). Mourinho non ha mai allenato la stessa squadra per più di tre anni consecutivi, e da questo punto di vista è l’esatto opposto di Ferguson (e di Moyes). Nel corso degli anni ha messo insieme diverse squalifiche per espulsioni e ha tenuto spesso comportamenti scorretti, come quella volta in cui – nel corso di una zuffa tra giocatori, nel 2011 – mise un dito in un occhio di Tito Vilanova, allora secondo allenatore del Barcellona.

Probabilmente fu ritenuto che il Manchester United non avesse bisogno di un allenatore del genere, carismatico ed eccentrico, ma piuttosto di un tipo tranquillo – un “custode”, dice Slate – che si mettesse alla guida di una squadra già vincente di suo, senza alterarne il gioco. E Moyes sembrava soddisfare effettivamente queste caratteristiche.

Cosa è andato storto
La prima mossa piuttosto significativa di Moyes, una volta diventato allenatore del Manchester United, è stata licenziare lo staff tecnico di Ferguson e sostituirlo con il suo, quello con cui aveva lavorato per anni all’Everton. In Inghilterra si era sparsa da tempo la voce sugli allenamenti molto duri di Moyes e dei suoi collaboratori. Secondo Phil Neville, che ha giocato nell’Everton allenato da Moyes, prima dell’inizio del campionato i giocatori erano costretti ad allenamenti talmente duri che a volte vomitavano. Neville ha descritto un tipo di esercizio particolarmente duro, chiamato “ferro di cavallo”.

Sono una serie di sprint rapidi che coprono distanze tra i 100 e i 300 metri, e in mezzo non hai tempo per riprendere fiato. Dall’ottavo sprint in poi, ti senti le gambe molli come gelatina e i polmoni a fuoco. E il direttore della seduta di allenamento, nel frattempo, se la ride mentre tu crolli.

Racconta Slate che lo staff di Mourinho, per esempio, ha un approccio completamente diverso nell’allenamento aerobico dei giocatori: 12 sprint da 100 metri. Frank Lampard – uno dei calciatori che gioca e ha giocato più tempo con Mourinho allenatore, nel Chelsea – cita la frase di un collaboratore e preparatore atletico che lavora da tempo con Mourinho, Rui Faria: «Se sto lavorando con un concertista perché dovrei farlo correre intorno al pianoforte finché non crolla? Questo lo renderà un pianista migliore?»

Diversi giocatori del Manchester United, come Wayne Rooney e Rio Ferdinand, hanno in più occasioni segnalato che qualcosa è cambiato, negli allenamenti, e che in effetti ora si corre molto più di prima. Alcuni commentatori ritengono che questi allenamenti possano essere controproducenti. A luglio 2013, uno dei preparatori atletici dell’Olanda, Raymond Verheijen, criticò duramente i metodi di Moyes, ritenendoli anacronistici, e disse che avrebbero potuto danneggiare la condizione atletica di Robin van Persie, uno dei giocatori più forti del Manchester United e della nazionale olandese, ma già piuttosto fragile e incline agli infortuni. In questa stagione, van Persie ha saltato circa metà delle partite a causa di infortuni, secondo molti determinati anche dal genere di allenamenti sostenuti in estate.

Le difficoltà del Manchester sono evidenti anche sul piano del gioco, oltre che nei numeri (ammesso che le due cose siano diverse). È diminuito sensibilmente il numero di tiri in porta a partita, di passaggi riusciti, di possesso palla, di passaggi filtranti, insieme ad altri indicatori statistici rilevanti (paradossalmente sono aumentati i cross: per un’analisi tecnica più approfondita, è molto utile un interessante articolo sull’Ultimo Uomo).

Con chi stanno i tifosi
Sabato 29 marzo, poco prima dell’inizio della partita di Premier League contro l’Aston Villa (vinta dal Manchester United 4-1), un aeroplano ha sorvolato lo stadio Old Trafford esponendo uno striscione con la scritta “Wrong One – Moyes Out”, che è stato contestato dalla maggior parte dei tifosi del Manchester United, scrive BBC.

Manchester United v Aston Villa - Premier League

Il riferimento originario di questa frase è da ricercare in un’espressione utilizzata diversi anni fa da José Mourinho, quando – durante la conferenza stampa di presentazione da nuovo allenatore del Chelsea – parlò di sé stesso come “Special One”. Dall’inizio della stagione, alcuni tifosi del Manchester avevano già utilizzato questa stessa espressione in chiave di incoraggiamento, modificandola in “The Chosen One” – “l’eletto” – riferendosi a Moyes, scelto direttamente da Ferguson.

FBL-ENG-PR-MAN UTD-MAN CITY

I tifosi del Manchester United sono sostanzialmente divisi tra chi continua ad avere fiducia nelle potenzialità di Moyes, non ritenendolo il principale responsabile delle difficoltà di questa stagione, e chi invece crede che non sia adatto al suo ruolo. Slate riporta un altro aspetto interessante di questa vicenda: la sostanziale incapacità di Moyes di fornire spiegazioni non retoriche rispetto al difficile momento del Manchester United, e il suo atteggiamento rinunciatario e dimesso con i media, come se avesse lui per primo ridimensionato drasticamente le ambizioni sportive del Manchester United.

Per i media sportivi inglesi, è ormai diventata una consuetudine ascoltare Moyes pronunciare frasi come “Non abbiamo raggiunto lo standard richiesto”, “Mi assumo le mie responsabilità, è la mia squadra e dobbiamo cercare di giocare meglio”, “dobbiamo migliorare la nostra posizione in classifica” e cose del genere.

Un altro momento significativo, conclude Slate, è stato il 16 marzo scorso, quando il Liverpool – una delle squadre più in forma e più forti della Premier League – ha battuto 3-0 il Manchester United all’Old Trafford, e prima della partita Moyes disse che il Liverpool era favorito. Brendan Rodgers, allenatore del Liverpool, commentò questa frase di Moyes a fine partita, dicendo che lui non direbbe mai di nessuna squadra che è “favorita” quando gioca all’Anfield, lo stadio del Liverpool.