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  • lunedì 31 Marzo 2014

Erdogan resiste in Turchia

Nonostante gli scandali sulla corruzione, le proteste e le accuse di autoritarismo, il partito di governo in Turchia ha vinto le elezioni amministrative

Il partito politico del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan – AKP, conservatore e di ispirazione islamica – si è dichiarato vincitore delle elezioni amministrative di domenica in Turchia. Il conteggio dei voti è quasi terminato e nella gran parte dei comuni l’AKP è davanti ai repubblicani del CHP, il principale partito di opposizione, definiti spesso “kemalisti” perché vicini alle idee di Mustafa Kemal Ataturk, eroe nazionale turco e primo presidente del paese. L’AKP è in vantaggio anche a Istanbul, dove il sindaco uscente Kadir Topbaş è stato rieletto, mentre il CHP ha vinto le elezioni a Smirne. Ad Ankara il risultato è ancora incerto. Su base nazionale l’AKP è dato intorno al 47 per cento mentre il CHP al 27 per cento.

Erdogan ha parlato ad Ankara poche ore dopo la fine dello spoglio, proclamandosi vincitore e dicendo che «ha vinto la nuova Turchia». Erdogan si è fatto vedere insieme alla sua famiglia tra cui il figlio Bilal, coinvolto nella grande inchiesta per corruzione che ha agitato la campagna elettorale e ha causato la più grave crisi politica in Turchia negli ultimi anni. «Il popolo ha parlato. La politica dei complotti ha perso. Lo status quo ha perso. I rapporti oscuri hanno perso. Ringrazio chiunque abbia pregato per noi e per la nostra vittoria». Erdogan ha criticato chi ha «cercato il caos dopo il 25 marzo», facendo riferimento ai giorni in cui sono circolate online intercettazioni telefoniche su di lui e i membri del suo governo, e ha detto che i suoi rivali «pagheranno un prezzo» per aver minacciato la sicurezza del paese.

Erdogan è stato accusato più volte, negli ultimi anni, di portare avanti politiche autoritarie, e queste critiche hanno trovato nuova forza negli ultimi mesi dopo la repressione delle proteste della scorsa estate a Istanbul e la recente decisione di impedire l’accesso a Twitter e YouTube. Secondo molti osservatori queste decisioni sono state prese soprattutto in vista delle elezioni amministrative, considerate come un test della popolarità del governo e le prime dopo il grande scandalo di corruzione che negli ultimi mesi ha coinvolto il governo arrivando a toccare anche lo stesso Erdogan. In un’intercettazione diffusa su YouTube (prima del blocco), per esempio, sembra che Erdoğan dica al figlio di “far sparire vari milioni di euro” nascosti nelle case dei parenti. Storie del genere hanno riguardato moltissimi membri del governo – molti dei quali negli scorsi mesi si sono dimessi – e le opposizioni turche le hanno usate per attaccare Erdogan e chiedere le sue dimissioni.

Diversi documenti riservati legati a questa vicenda sono stati diffusi soprattutto da due account attivi su Twitter e YouTube, che Erdoğan ritiene siano legati a Fethullah Gülen, influente studioso turco residente negli Stati Uniti e fondatore del movimento Hizmet (“servizio”), un movimento islamista turco che comprende diversi esponenti della magistratura. In pratica, molti osservatori ritengono che da dicembre in Turchia sia iniziata una lotta politica molto dura tra Gülen e Erdoğan, che fino a pochi mesi fa erano stretti alleati ed entrambi rappresentanti del movimento islamista turco.

foto: AP Photo/Kayhan Ozer, Turkish Prime Minister’s Press Office