• Mondo
  • giovedì 13 marzo 2014

L’Ucraina ha un nuovo governo, intanto

È in carica da 15 giorni, dopo l'allontanamento di Yanukovych, ed è molto discusso: è vero che è pieno di neonazisti e oligarchi? E che rapporti ha con gli Stati Uniti?

Da poco più di due settimane l’attenzione riguardo la crisi in Ucraina si è spostata in particolare sulla repubblica autonoma di Crimea, che è stata occupata dai uomini armati filo-russi e potrebbe decidere di annettersi alla Russia con un referendum fissato per il 16 marzo. La situazione in Crimea è piuttosto ferma in questo momento: le forze russe e filo-russe controllano il territorio mentre la diplomazia occidentale non è ancora riuscita a trovare una soluzione all’aggressione della Russia. Nel frattempo però a Kiev c’è un nuovo governo, nato dopo le proteste che hanno portato all’allontanamento del presidente Viktor Yanukovych, che ha iniziato a lavorare sia sul fronte interno che estero: quello che si sa del suo lavoro però non è molto. C’è parecchia confusione sulla sua composizione – è un governo pieno di fascisti e neonazisti?, come si dice in giro – e sulla sua gestione delle spinte filo-russe nella parte orientale del paese. E si discute anche della direzione che sta prendendo a livello internazionale: a che punto siamo con gli accordi con l’Unione Europea?

Il partito di Tymoshenko nel governo di Kiev
Il nuovo governo di Kiev è entrato in carica il 27 febbraio ed è formato da 20 membri, molti dei quali provengono dal partito Unione Pan-Ucraina “Patria” (spesso abbreviato con Patria), la forza più importante dell’opposizione all’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych. “Patria”, il partito dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, è di orientamento liberale, conservatore ed europeista, diciamo grossolanamente di centrodestra: arrivano da qui l’attuale primo ministro, Arsenly Yatsenyuk, il presidente ad interim, Oleksandr Turchynov, e altri esponenti importanti dell’esecutivo, come il ministro degli Interni, Arsen Avakov (noto per annunciare su Facebook importanti decisioni del governo prima della diffusione di dichiarazioni ufficiali) e il ministro della Giustizia, Pavlo Petrenko.

“Patria” non esprime posizioni del tutto omogenee al suo interno, specialmente rispetto alla controversa figura di Tymoshenko (di cui abbiamo scritto qui). Per esempio, mentre negli ultimi anni il presidente Turchynov è rimasto molto legato a Tymoshenko – alcuni cable di WikiLeaks sostengono che nel 2005 Turchynov abbia distrutto dei documenti che accusavano Tymoshenko di essere implicata in attività gestite dal crimine organizzato – sembra che il primo ministro Yatsenyuk se ne stia distanziando piano piano: il Guardian ha scritto che recentemente i due avrebbero avuto diversi dissapori. Queste divisioni potrebbero riflettersi anche sui risultati delle prossime elezioni presidenziali del 25 maggio, per le quali “Patria” non ha ancora annunciato un candidato unico (molti danno per sicura la candidatura di Tymoshenko, ma lei finora non ha confermato).

L’estrema destra nel governo di Kiev
Nel governo ucraino, come hanno fatto notare in molti (soprattutto la stampa russa, ma non solo) ci sono anche quattro membri del partito di estrema destra Unione Pan-Ucraina “Libertà”, chiamato più comunemente Svoboda, che alle ultime elezioni parlamentari ha ottenuto 38 seggi corrispondenti al 10 per cento dei voti. Svoboda fino al 2004 si chiamava Partito Social-Nazionalista d’Ucraina e per rappresentarsi usava simboli nazisti. Dopo il 2004 ha cambiato nome ma il suo leader, Oleh Tyanhybok, è rimasto al suo posto e ha continuato a sostenere che l’opposizione avrebbe dovuto combattere la “mafia moscovita-ebraica che guida l’Ucraina”. Keith Carden (American University) e Lucan Way (University of Toronto) hanno scritto sul Washington Post:

«L’uso esplicito e ricorrente di canzoni, slogan e simboli del movimento nazionalista degli anni Trenta e Quaranta – con la sua aspirazione a realizzare uno stato-nazione ucraino etnicamente puro e libero da russi, ebrei e polacchi – è stata una delle più significative differenze tra queste proteste e la Rivoluzione Arancione del 2004»

I membri di Svoboda all’interno del governo ucraino sono i ministri della Difesa, dell’Agricoltura, delle Risorse Naturali e il viceprimo ministro Oleksandr Sych, noto per avere proposto di vietare l’aborto anche in caso di stupro. Andriy Parubiy, il Segretario del comitato di sicurezza nazionale spesso ricondotto a Svoboda perché suo fondatore, in realtà alle ultime elezioni è stato eletto con il partito di Tymoshenko. Il vice di Parubiy alla sicurezza nazionale è probabilmente il membro del governo più discusso in assoluto: si tratta di Dmitry Yarosh, leader del movimento Praviy Sektor (letteralmente Settore Destro), un fronte nazionalista che si è formato nell’inverno 2013 e che raggruppa diversi piccoli movimenti di estrema destra. Il movimento di Yarosh è stato uno dei più attivi “militarmente” durante le proteste di piazza Indipendenza: ha occupato diversi edifici governativi ed è ritenuto responsabile delle proteste più violente. Yarosh, che è definito una figura “inquietante” da diversi osservatori, ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali fissate per il 25 maggio (qui, all’aggiornamento 13.32, si possono leggere alcuni estratti di un’intervista di Yarosh tradotta in inglese e pubblicata dal Sean’s Russia Blog).

Come sono distribuite le forze, quindi
Facendo un bilancio: nel nuovo governo ci sono 6 membri di Patria, 4 di Svoboda, 3 attivisti delle proteste di piazza Indipendenza e 7 che si identificano come indipendenti. Svoboda è sovrarappresentata rispetto ai risultati delle ultime legislative del 2012, in cui ha ottenuto il 10 per cento dei voti, mentre Patria è in linea con i risultati elettorali (25 per cento). In realtà è difficile e probabilmente poco utile fare un confronto del genere, per almeno due ragioni: la prima è che nel nuovo governo – chiaramente – non ci sono rappresentanti del partito di Yanukovych, il Partito delle Regioni, seppur questo alle ultime legislative abbia ottenuto il 30 per cento dei voti (è stato il primo partito in assoluto) e parte dei suoi parlamentari al momento stia sostenendo il nuovo governo; ugualmente non è rappresentato UDAR, il partito di centrodestra dell’ex pugile Vitaliy Klitschko, che nonostante abbia partecipato attivamente alle proteste di piazza Indipendenza ha deciso di rimanerne fuori (Klitschko ha annunciato la sua candidatura alle prossime presidenziali).

La seconda ragione è che nel nuovo governo c’è un alto numero di indipendenti e tre ministri diretta espressione dei manifestanti di piazza Indipendenza, non appartenenti direttamente ad alcun partito politico. Come hanno osservato in molti, il nuovo governo ad interim di Kiev ha cercato e dovuto ottenere la legittimazione dei manifestanti di piazza Indipendenza, più che far riferimento ai risultati delle ultime elezioni: la sua composizione è stata annunciata – prima che in Parlamento – proprio sul palco montato in piazza Indipendenza. Nel video qui sotto, sottotitolato in inglese, si possono vedere le reazioni dei manifestanti all’annuncio di ciascun ministro.

Cosa sta succedendo con gli oligarchi in Ucraina orientale
È difficile fare una valutazione sul nuovo governo di Kiev, perché – oltre ad essersi insediato da sole due settimane – sta gestendo una crisi interna molto grave e seria, che include lo stato di allerta per tutti i riservisti e la possibilità di perdere un pezzo del suo territorio nazionale. Oltre alla Crimea, che molti danno ormai per annessa alla Russia, la preoccupazione più grande per il governo sembra essere la difesa di alcune zone orientali e meridionali dell’Ucraina, particolarmente filo-russe, che alle presidenziali del 2010 avevano votato a larga maggioranza per Yanukovych. Qui nelle ultime due settimane ci sono state manifestazioni in favore della Russia, a cui il governo di Kiev ha reagito con una mossa che è piaciuta poco ai movimenti di piazza Indipendenza e che ha compreso la nomina di ricchissimi oligarchi in importanti posti di potere. Damien McElroy, inviato del Telegraph a Donetsk, ha scritto: «La speranza di Vladimir Putin che la Russia potesse cambiare il corso della rivoluzione ucraina non si è concretizzata, dal momento che gli oligarchi miliardari del paese sono andati dietro al nuovo governo di Kiev». In due aree del paese a maggioranza russa, importanti uomini d’affari hanno accettato l’offerta del governo di Kiev di diventati governatori regionali, mentre altri oligarchi ucraini hanno appoggiato il governo senza avere assunto posizioni di potere.

I risultati delle elezioni presidenziali del 2010: Yanukovych vs Tymoshenko
mappa

L’industriale Sergei Taruta, per esempio, è diventato da poco il nuovo governatore della regione a maggioranza russofona di Donetsk e ha accusato Putin di mandare dei provocatori per creare il caos e fornire un pretesto alla Russia per intervenire. Taruta per molti decenni ha impersonificato gli stretti legami esistenti tra le economie russa e ucraina (ha guidato una delle più grandi operazioni sull’acciaio in Europa, la Industrial Union of Donbass, in collaborazione con un partner russo). Taruta ha detto al Telegraph di pensare a sé stesso come «un manager anti-crisi» e di volere ricoprire questo incarico per un tempo limitato di 6-12 mesi. L’altro importante uomo d’affari nominato governatore dal governo di Kiev è Igor Kolomoisky, terza persona più ricca d’Ucraina ora a capo della regione di Dnipropetrovsk. Anche Rinat Akhmetov, il più ricco imprenditore ucraino e proprietario della squadra di calcio Shakhtar Donetsk, nelle scorse settimane ha scaricato Yanukovych per sostenere il nuovo governo. Secondo Sergei Shtukarin, analista politico a Donetsk, «gli oligarchi hanno deciso che i loro interessi affaristici, che dominano diversi settori in tutta l’Ucraina, sono minacciati dalla divisione del paese e da Mosca». In pratica, individuano nella stabilità una condizione fondamentale per i loro affari.

Allo stesso tempo alcuni giornalisti hanno commentato negativamente diverse decisioni delle autorità di Kiev contro esponenti politici filo-russi delle zone orientali dell’Ucraina. Il 10 marzo, per esempio, il tribunale di Kiev ha deciso di mettere agli arresti domiciliari l’ex governatore della regione di Kharkiv, Mikhail Dobkin, con l’accusa di promuovere il secessionismo, mentre Hennadiy Kernes, attuale sindaco della città di Kharkiv, è stato indicato come “sospetto”, ma le accuse non sono ancora state formalizzate. Riferendosi alle accuse contro Dobkin, il bravo giornalista del TIME Simon Shuster ha scritto: «Dobkin, il più potente politico dell’Ucraina orientale e candidato alle prossime presidenziali, si trova in carcere con l’accusa di separatismo. Si inizia a sentire odore di purga».

 

Gli accordi internazionali con l’Occidente
Mercoledì 12 marzo il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, si è incontrato con il presidente statunitense Barack Obama alla Casa Bianca, a Washington. L’incontro ha avuto un’importanza politica notevole: un riconoscimento diretto del sostegno dell’amministrazione americana al nuovo governo di Kiev. Il viaggio di Yatsenyuk negli Stati Uniti, che non si è ancora concluso, è anche un’occasione per discutere di un prestito economico che il governo ucraino potrebbe ottenere dagli Stati Uniti: l’amministrazione Obama ha chiesto al Congresso di assicurare all’Ucraina un prestito di 1 miliardo di dollari (pari a poco più di 700 milioni di euro). Sul fronte dell’Unione Europea, il governo di Kiev potrebbe ricevere un pacchetto completo di aiuti pari a 11 miliardi di euro, la stessa cifra che la Russia aveva offerto a Yanukovych per rinunciare alla firma del trattato commerciale con l’Unione europea (fu per le discussioni su quella firma che iniziarono le proteste nel novembre scorso, e che hanno portato a tutto questo). Gli aiuti di Stati Uniti e Unione Europea dovrebbero sostenere la sofferente economia di Kiev almeno fino a che il Fondo Monetario Internazionale abbia completato l’offerta per un programma di stabilizzazione e di prestiti di lungo termine per l’Ucraina (si sta studiando una soluzione per diversi miliardi di dollari).

Intanto martedì la Commissione europea ha deciso di eliminare i dazi su una vasta gamma di prodotti agricoli, tessili e altre beni d’importazione, per aiutare l’economia dell’Ucraina, molto legata alle forniture russe di energia e con una forte carenza di valuta estera, necessaria a ripagare il debito e le importazioni (si parla di un risparmio per le imprese ucraine stimato in 487 milioni di euro in un anno). Questo accordo dovrebbe rimanere in vigore almeno fino all’1 novembre 2014, limite entro il quale l’Unione europea dovrebbe avere firmato un più completo accordo di libero scambio con il governo ucraino.

Foto: Arseniy Yatsenyuk, l’attuale primo ministro, e Oleh Tyahnybok, leader di Svoboda, cantano l’inno nazionale ucraino durante una manifestazione in piazza Indipendenza a Kiev, 12 gennaio 2014 (AP Photo/Sergei Chuzavkov)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.