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  • mercoledì 12 marzo 2014

Perché Walter Kasper è importante

Il documento di un cardinale tedesco considerato molto vicino al Papa mette in discussione la dottrina cattolica sui divorziati: ha generato molti commenti e qualche polemica

Sabato 1 marzo il Foglio ha pubblicato in esclusiva un documento del cardinale tedesco Walter Kasper, considerato molto vicino a papa Francesco, letto dallo stesso Kasper durante l’ultima assemblea dei cardinali – chiamata “concistoro” – convocata dal Papa il 20 febbraio 2014. Nel testo, che Kasper ha letto davanti a tutti i cardinali, sono contenute diverse considerazioni sulla dottrina della Chiesa cattolica in merito alle questioni sociali e familiari: in particolare Kasper parla a lungo della nota questione relativa alle persone divorziate, alle quali attualmente la Chiesa non permette di ricevere la comunione (cioè l’ostia, durante la messa). In questi giorni si è molto discusso del documento pubblicato dal Foglio, anche attraverso editoriali pubblicati su alcuni quotidiani nazionali – ne ha scritto oggi Giuliano Ferrara – ma la questione parte da lontano, e tutte le persone coinvolte nel dibattito riconoscono che sia particolarmente complessa.

Da dove viene la questione
La dottrina della Chiesa riguardo il matrimonio si basa sostanzialmente su un passaggio del decimo capitolo del Vangelo di Marco. A Gesù, nello specifico, venne chiesto da alcune persone se fosse lecito per un marito lasciare la propria moglie, come permesso in alcune antiche comunità ebraiche e raccontato nell’Antico Testamento: Gesù rispose che quella norma era stata scritta «per durezza del vostro cuore» e che Dio aveva creato l’uomo e la donna per vivere come «una carne sola», e che quindi l’uomo non poteva separare «ciò che Dio ha congiunto». In un passaggio poco successivo, inoltre, Gesù aggiunge che «chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; e se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

La Chiesa cattolica ha accettato per secoli che il primo matrimonio contratto da un credente fosse l’unico ammesso all’interno della propria comunità religiosa: la norma è stata stabilizzata nella dottrina a partire dal Concilio di Trento del 1563, e riaffermata ancora nel 1997 nell’ultima edizione del catechismo ufficiale della Chiesa (pag. 453 del documento: “l’unione matrimoniale dell’uomo e della donna è indissolubile”). Ancora oggi molti teologi e intellettuali teologi rifiutano che un passaggio della dottrina basato sulle affermazioni di Gesù possa essere discusso e rivisto, e per questo hanno criticato molto duramente la relazione di Kasper, che sulla questione ha posto diversi problemi.

Il Foglio, in particolare, ha insistito molto sulla questione, ospitando diversi interventi di teologi considerati “conservatori” e contrari alle questioni poste da Kasper. Giuliano Ferrara ha inoltre da poco pubblicato un libro intitolato Questo Papa piace troppo recensito ieri su Repubblica da Adriano Sofri – che contiene una serie di pareri critici riguardo le numerose e presunte “aperture” di Papa Francesco riguardo la dottrina della Chiesa. Ancora stamattina Enzo Bianchi – intellettuale cattolico considerato “progressista” e priore del monastero ecumenico (cioè non riservato ai soli cristiani cattolici) di Bose — ha difeso l’intervento di Kasper con un editoriale pubblicato su Repubblica (ma ci arriviamo).

Chi è Walter Kasper
Kasper è nato a Heidenheim, un paese a 80 chilometri da Stoccarda, e ha 81 anni. Nel 1956, a 23 anni, si laureò in filosofia dopo aver studiato all’Università di Tubinga e a quella di Monaco, e l’anno dopo diventò sacerdote. Nel 1961 ottenne poi un dottorato in teologia all’Università di Tubinga, del quale divenne in seguito preside della facoltà di Teologia. Nel 1989 divenne vescovo della diocesi di Rottenburg e Stoccarda, carica che lasciò nel 1999 quando fu nominato segretario del consiglio per la “Promozione dell’Unità dei Cristiani” del Vaticano. Nel 2001 diventò cardinale. Al momento è membro di varie “congregazioni” – cioè commissioni – dello stato del Vaticano, fra cui quella che si occupa dell’interpretazione dei testi sacri. Negli anni ha pubblicato diversi libri di teologia, fra cui, negli ultimi due anni, La Chiesa cattolica. Essenza – realtà – missione e Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo – Chiave della vita cristiana.

Cosa c’è nella sua relazione
Per prima cosa è bene ricordare che il Foglio ha pubblicato la relazione di Kasper senza il suo consenso – Kasper ha poi definito la decisione del Foglio «contro la legge» – e che i destinatari della relazione sono stati i cardinali partecipanti al concistoro.

Kasper inizia la propria relazione spiegando che in questi anni le persone stanno affrontando «una crisi antropologica», e che spesso l’idea stessa di famiglia viene messa in discussione dalla cattiva situazione economica e dall’«individualmo e dal consumismo». Poco più avanti, in uno dei passaggi più citati negli ultimi giorni, Kasper ammette da subito che è necessario «essere onesti» e «ammettere che tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso», sebbene non ne rifiuti la veridicità, ma piuttosto l’applicazione.

A riguardo, ricorda che la dottrina della Chiesa «non è una laguna stagnante, bensì un torrente che scaturisce dalla fonte del Vangelo», e che in quanto tale «è una tradizione viva che oggi, come molte altre volte nel corso della storia, è giunta ad un punto critico e che, in vista del “segno dei tempi” esige di essere continuata e approfondita». Kasper passa poi a spiegare che la famiglia è una struttura «apprezzata in tutte le culture dell’umanità» e che l’interpretazione cristiana a riguardo e i valori a essa connessi «possono essere proposti a tutti, a buon ragione, come via per la felicità».

Kasper inizia una lunga digressione sui motivi che rendono problematico il rapporto familiare, e in particolare fra i due coniugi (e cita in particolare la possibilità che il rapporto fra uomo e donna, poiché diversi fra loro, possa generare «violenze», e che durante il matrimonio si possa soffrire di eventi esterni negativi): alla fine, però, spiega che al matrimonio può essere aggiunta «solidità e stabilità» da Dio, che secondo Kasper riconosce e sostiene un rapporto vissuto secondo la «fedeltà reciproca» e in piena libertà.

Nel caso però le «decisioni definitive» – cioè la promessa che il rapporto duri per sempre – vengano infrante con la separazione o il divorzio, «si crea una ferita profonda» a dispetto della quale «si può e si deve continuare a vivere. Similmente, la buona novella di Gesù è che, grazie alla misericordia di Dio, per chi si converte sono possibili il perdono, la guarigione e un nuovo inizio». Kasper ricorda come una «vera apertura» quella che diede sulla questione la congregazione per la Dottrina della Fede nel 1994 – confermata poi da Benedetto XVI nel 2012 – secondo cui ai divorziati risposati non è concessa la comunione “materiale” bensì unicamente “spirituale” (per i cattolici la comunione è il sacramento più importante: rappresenta l’unione materiale con il proprio Dio attraverso l’ingerimento dell’ostia). Ma parallelamente, posto che «chi riceve la comunione spirituale è una cosa sola con Gesù Cristo», Kasper si domanda per quale motivo, quindi «non può ricevere la comunione sacramentale [materiale]».

Secondo Kasper, insomma, la condizione di divorziato non dovrebbe impedire una completa riabilitazione per quanto concerne la Chiesa e la possibilità di riceverne i sacramenti, come la comunione: Kasper non lo dice esplicitamente, ma a quel punto anche un secondo matrimonio. Inoltre, si chiede Kasper, «davvero è possibile che si decida del bene e del male delle persone in seconda e terza istanza solo sulla base di atti, vale a dire di carte, senza conoscerne la situazione personale?». Il concetto viene approfondito e spiegato, in forma di cinque domande, alla fine del quinto paragrafo della relazione:

Un divorziato risposato 1. se si pente del suo fallimento nel primo matrimonio, 2. se ha chiarito gli obblighi del primo matrimonio, se [cioè] è definitivamente escluso che torni indietro, 3. se non può abbandonare senza altre colpe gli impegni assunti con il nuovo matrimonio civile, 4. se però si sforza di vivere al meglio delle sue possibilità il secondo matrimonio a partire dalla fede e di educare i propri figli nella fede, 5. se ha desiderio dei sacramenti quale fonte di forza nella sua situazione, dobbiamo o possiamo negargli, dopo un tempo di nuovo orientamento, il sacramento della penitenza e poi della comunione?

Che cosa se ne è detto
Nello stesso numero del Foglio in cui è stata pubblicata la relazione di Kasper, è contenuto un editoriale di Roberto De Mattei, intellettuale cattolico considerato molto conservatore ed ex membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche. De Mattei critica Kasper per non aver scritto, nella sua relazione, «una sola parola di condanna sul divorzio e sulle sue disastrose conseguenze sulla società occidentale», causate da una «subordinazione psicologica e culturale a quei poteri mondani che dell’attacco alla famiglia sono i promotori». De Mattei ha ripreso cioè una critica piuttosto comune da parte dei cattolici conservatori, relativa al fatto che la dottrina non debba essere messa in discussione dagli stimoli culturali esterni – il cui rischio di modificarla viene definito “relativismo” – ma che sia il mondo esterno a dover essere cambiato in direzione della dottrina.

Nel merito degli argomenti teologici, De Mattei critica ciò che Kasper dice riguardo alla questione comunione “spirituale”, obbligatoria per i divorziati che si risposano poiché «si trovano in peccato mortale»; si lamenta inoltre del fatto che «la parola “peccato” non rientra nel vocabolario del cardinale Kasper e mai affiora nella sua relazione». Riguardo le domande finali di Kasper, ammette che i divorziati debbano partecipare alla vita della Chiesa ma afferma che «nessuna della ragioni addotte dal cardinale permette la celebrazione di un nuovo matrimonio o la benedizione di un’unione “pseudo-matrimoniale”».

Ancora oggi, nel suo editoriale sul Foglio, Ferrara – che non è credente ma si definisce «laico integrale, ma devoto» – afferma che «esiste anche una casistica della discrezione, figlia della liberalità del pensiero e della prassi», cioè un modo di avvicinarsi alle singole storie delle persone, per comprenderle da vicino e in qualche modo “perdonarle”: ma secondo Ferrara è un atteggiamento «figlio della morale laica» e funziona perché l’uomo è un individuo sostanzialmente imperfetto, «con le sue pulsioni terragne, la sua naturalezza».

Enzo Bianchi su Repubblica difende invece la legittimità delle questioni poste da Kasper, sperando che la Chiesa crei una sorta di «cammino» per cui una persona divorziata (e “pentita”) possa essere riabilitata all’interno della Chiesa.

La medicina della misericordia – verità evangelica come quella della fedeltà – non offende la giustizia e permette al cristiano peccatore di vedere il volto di Dio […]. Chi come me ascolta quasi ogni giorno la sofferenza e il gemito di uomini e donne che nella loro storia d’amore hanno sbagliato, fallito o sono state vittime di errori altrui, che tentano di ripercorrere le strade possibili dell’amore, può solo riaffermare che la legge di Dio è buona e santa ma che, una volta infranta la legge da parte dell’uomo, resta solo la misericordia. Quando la legge è infranta, non si tratta di abolirla ma di far regnare la misericordia di Dio, e quindi della Chiesa.

Kasper spiega che le risposte alle questioni che pone saranno date nel Sinodo straordinario del prossimo ottobre: il Sinodo – un’assemblea di vescovi, fondamentalmente – è stato convocato dal 5 al 14 ottobre 2014 sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Ma nemmeno il Sinodo, che è un organo consultivo, potrà prendere decisioni e cambiare la dottrina della Chiesa, ammesso che lo voglia: quel potere spetta esclusivamente al Papa.

foto: Christopher Furlong/Getty Images

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