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  • sabato 15 Febbraio 2014

Tutto rinviato

Le consultazioni sono finite sabato sera: il presidente della Repubblica non ha detto quando sarà affidato l'incarico di formare il governo

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha terminato intorno alle 20 di sabato 15 febbraio le consultazioni avviate venerdì in seguito alla crisi di governo, aperta dalle dimissioni di Enrico Letta. Napolitano ha parlato dopo le consultazioni e non ha specificato quando affiderà l’incarico di provare a formare un governo, che ci si aspettava venisse conferito già stasera o al più tardi domani all’attuale segretario del Partito Democratico Matteo Renzi.

Luigi Zanda, capogruppo del PD al Senato, ha comunque detto che il partito ha proposto Renzi. Dalle dichiarazioni fatte dai leader dei principali gruppi parlamentari al termine dei rispettivi incontri con Napolitano non sono emerse posizioni politiche molto diverse rispetto al previsto: la maggioranza che sosterrà il nuovo governo dovrebbe essere in larga parte la stessa che sosteneva quello precedente, e cioè PD, Nuovo Centrodestra, Per l’Italia e Scelta Civica. Nuovo Centrodestra, però, ha posto delle riserve legate sostanzialmente alla composizione della nuova coalizione e al programma politico del futuro presidente del Consiglio. Si è quindi indebolita l’ipotesi che Renzi possa presentare la lista dei ministri molto velocemente.

Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra ha detto che per la formazione di un nuovo governo “serve tempo” e “non bastano 48 ore”, facendo capire che prima ci sarà bisogno di concordare un programma di massima. Senza nominare esplicitamente SEL, ha anche posto come condizione l’esclusione di “altre forze di sinistra” in un’eventuale coalizione con il Nuovo Centrodestra. SEL ha a sua volta confermato che resterà all’opposizione, come anche Forza Italia, che ha comunque confermato tramite Silvio Berlusconi l’esistenza di un’intesa sulle riforme della legge elettorale, del Senato e del Titolo V della Costituzione.

Scelta Civica, che aveva accolto favorevolmente la formazione di un nuovo governo, ha detto tramite il segretario politico Stefania Giannini che aderirà a un patto di coalizione se il nuovo governo darà “segnali chiari di discontinuità rispetto all’ultima legislatura” e se confermerà la volontà di affrontare le riforme costituzionali e offrire risposte e misure per ridurre il disagio sociale.

La crisi di governo era stata aperta dalle dimissioni irrevocabili di Enrico Letta, presentate venerdì scorso e decise dopo che la direzione nazionale del Partito Democratico – dopo giorni di voci di una “staffetta” e dopo un confronto tra Renzi e Letta – aveva approvato giovedì 13 un documento in cui si ringraziava Letta per il lavoro svolto in questi dieci mesi da presidente del Consiglio e si chiedeva “una fase nuova con un esecutivo nuovo”.