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  • giovedì 16 Gennaio 2014

Il processo sulla morte di Hariri

È iniziato oggi, è il primo di un tribunale internazionale per terrorismo e il primo in contumacia dai tempi di Norimberga: riguarda l'attentato del 2005 contro il primo ministro del Libano

È iniziato – in una vecchia sede dei servizi segreti olandesi vicino all’Aia, nei Paesi Bassi – il processo per l’omicidio dell’ex primo ministro libanese sunnita Rafiq Hariri, ucciso da un’autobomba insieme ad altre 21 persone il 14 febbraio 2005 a Beirut, la capitale del Libano. Gli imputati, che non sono mai stati arrestati, sono quattro membri del movimento sciita libanese Hezbollah, che oggi, tra le altre cose, si è schierato dalla parte del presidente della Siria Bashar al Assad nella guerra civile siriana.

Il tribunale incaricato di processare i presunti responsabili è il Tribunale speciale per il Libano, istituito dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e formato da 11 giudici – libanesi e non – nominati dal Segretario generale dell’ONU: è la prima volta che un tribunale internazionale affronta un’accusa di terrorismo ed è il primo processo internazionale in cui gli imputati vengono giudicati in contumacia dai tempi del processo di Norimberga, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Rafiq Hariri fu primo ministro del Libano dal 1992 al 1998, e per un secondo mandato dal 2000 fino alle sue dimissioni, il 20 ottobre 2004. In pratica fu il politico più importante del paese dalla fine della guerra civile libanese (1975-1990, provocò circa 120mila morti) e quello che si impegnò di più a diminuire la forte e tradizionale influenza che la Siria continuava a esercitare sulla politica nazionale del paese. Furono le sue posizioni anti-siriane a giustificare la sua inimicizia con Hezbollah, che fin dalla sua nascita era stato un movimento la cui sopravvivenza era dipesa, oltre che dall’appoggio dell’Iran, anche da quello della Siria. Dopo la sua morte l’ONU istituì il Tribunale speciale per il Libano, incaricato di trovare i colpevoli dell’attentato, considerato uno dei più tragici della storia del paese. Il processo, scrive BBC, potrebbe durare diversi mesi, forse anni, dato il numero molto elevato di persone che si presenteranno a testimoniare.

Il lavoro svolto finora dal Tribunale speciale per il Libano è stato complicato e controverso. Il tribunale fu aperto ufficialmente l’1 marzo 2009, con un mandato inizialmente previsto di tre anni, ma poi prolungato per arrivare a una sentenza definitiva. Nel corso del tempo, tuttavia, il tribunale si trovò sempre più immischiato in questioni politiche interne libanesi: nel gennaio 2011, per esempio, il lavoro del tribunale fu la causa della caduta del governo di unità nazionale guidato da Saad Hariri, leader della coalizione filo-occidentale “14 marzo” e figlio di Rafiq: 10 ministri del suo esecutivo appartenenti a Hezbollah fecero pressioni su Hariri affinché il Libano interrompesse la collaborazione con il tribunale internazionale. Dopo il suo rifiuto, si dimisero.

Il 30 giugno 2011 il tribunale presentò alle autorità del Libano i mandati di arresto per quattro cittadini libanesi membri di Hezbollah: Salim Jamil Ayyash, Mustafa Amine Badreddine, Hussein Hassan Oneissi e Assad Hassan Sabra. Lo scorso anno degli hacker non identificati pubblicarono i nomi dei testimoni del processo su un sito di un giornale libanese come mossa intimidatoria, ampiamente credibile se si considera la lunga storia di attentati politici che sono stati compiuti in Libano negli ultimi decenni. Recentemente diversi oppositori di Hezbollah hanno fatto pressione affinché il tribunale ampliasse il suo mandato: alcuni hanno chiesto che si occupasse anche della morte di Mohamad Chatah, alleato politico di Hariri ucciso in un’attentato lo scorso 27 dicembre a Beirut, altri che accusasse formalmente Nasrallah per essere “responsabile politico dell’omicidio” di Hariri. Difficilmente però queste proposte saranno accolte dal Consiglio di Sicurezza, vista la divisione dei membri col diritto di veto su questioni riguardanti la guerra in Siria.

Lo storico leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha sempre negato le accuse di un coinvolgimento del suo gruppo nell’omicidio di Hariri, accusando invece Stati Uniti e Israele di essere i responsabili di una grande cospirazione: secondo Nasrallah, quando Hariri fu ucciso Israele stava monitorando i suoi movimenti attraverso il satellite e avrebbe hackerato i cellulari delle persone accusate per falsificare le chiamate in entrata e uscita e incolpare dell’attentato Hezbollah. Il gruppo di Nasrallah per molto tempo ha costruito la sua reputazione nel mondo islamico grazie alla sua lotta contro Israele: se fosse riconosciuto colpevole di avere ucciso dei musulmani, oltretutto libanesi, la sua credibilità ne uscirebbe molto ridimensionata (molti esperti hanno osservato come questo stia già succedendo, a causa del coinvolgimento di Hezbollah nella guerra in Siria).

Sono ancora in molti a esprimere dubbi sull’efficacia dell’azione del Tribunale speciale per il Libano, specialmente oggi che sono riemersi conflitti e violenze settarie amplificati dalla guerra in Siria. Rami Khouri, direttore del Issam Fares Institute for Public Policy and International Affairs all’Università Americana di Beirut, ha detto al New York Times: «Il tribunale ha la sua propria dinamica, una sorta di lignaggio, ma è diventato parte di un più largo conflitto. È come se fosse ostaggio di più grandi eventi in corso». Kamel Wazne, analista politico libanese molto scettico sul lavoro del Tribunale, ha spiegato che un’accusa internazionale non sarà sufficiente a colpire Hezbollah, specialmente ora che il movimento ha acquisito molta forza e influenza per partecipare attivamente alla guerra in Siria in sostegno di Assad.