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  • sabato 28 dicembre 2013

La Cina cambia sul figlio unico

È stata approvata ufficialmente la riforma della controversa politica demografica in vigore dal 1979

Sabato 28 dicembre il comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), presieduto dal segretario del partito e presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping, ha formalmente approvato e avviato una riforma della politica demografica del figlio unico, già annunciata a metà novembre all’interno di un piano di importanti riforme economiche e sociali: in base alla riforma – che non annulla ma di fatto allenta molto la politica del figlio unico, in vigore dalla fine degli anni Settanta – le coppie potranno da ora avere due figli se uno dei due genitori o entrambi i genitori sono figli unici. La riforma, al centro di molte discussioni da diversi anni, sarà avviata prima in alcune province del paese e poi progressivamente estesa a tutta la Cina.

La politica demografica del figlio unico esisteva dal 1979 – quando il leader supremo cinese era Deng Xiaoping – ed era stata impostata per controllare l’aumento della popolazione: permetteva a gran parte delle coppie dei centri urbani di avere un solo figlio e alle coppie delle campagne di avere due figli, se il primo figlio era femmina. Questa politica demografica, in base alla quale circa un terzo dell’attuale popolazione cinese (1,3 miliardi di persone) non poteva avere un secondo figlio senza incorrere in una multa, ha provocato un progressivo invecchiamento della popolazione, con importanti conseguenze sia per quanto riguarda le dimensioni della forza lavoro che per quanto riguarda le spese sanitarie. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, considerando l’attuale tasso di natalità (una media di 1,5-1,6 figli per donna), dal 2030 più di un quarto della popolazione cinese avrà più di 60 anni.

Secondo molti attivisti contrari alla politica del figlio unico, questa misura aveva portato a un aumento significativo dei casi di aborto “forzato”, di infanticidio femminile e di occultamento delle nascite di figlie femmine. L’antica preferenza per i figli maschi ha creato uno squilibrio di genere gravemente alimentato dal ricorso all’aborto selettivo: alla fine di questo decennio, secondo alcuni studi demografici, in Cina ci saranno circa 24 milioni di “uomini spaiati” che a causa dello squilibrio di genere non potranno trovare una moglie.

Negli ultimi anni, inoltre, erano emersi alcuni casi di aborti particolarmente problematici – come quello di Feng Jiangmei a metà 2012, una ragazza di 23 anni che non poteva permettersi di pagare la multa per aver contravvenuto alla politica del figlio unico – che erano arrivati fino ai media nazionali ed erano stati al centro di molte discussioni. Almeno dalla fine degli anni Duemila il governo cinese aveva cominciato ad ammettere la possibilità che la politica del figlio unico venisse riformata radicalmente o interrotta.

Il governo ha anche approvato l’abolizione dei campi per la “rieducazione attraverso il lavoro”, che esistono dagli anni Cinquanta e che hanno permesso alla polizia di privare della libertà le persone fino a quattro anni senza che si svolgesse alcun processo. Secondo i dati di Human Rights Watch, in Cina all’inizio del 2013 c’erano 260 campi di lavoro, con un totale di circa 160 mila detenuti.

foto: il presidente Xi Jinping durante una cerimonia di inaugurazione a Pechino, il 19 dicembre 2013.
(WANG ZHAO/AFP/Getty Images)

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