• Media
  • lunedì 16 Dicembre 2013

La lite tra Spinelli e Scalfari

Due dei più illustri autori di Repubblica si sono attaccati sul giornale, piuttosto aggressivamente

Barbara Spinelli ha 67 anni, è una stimata giornalista e commentatrice che ha partecipato alla fondazione del quotidiano Repubblica, dove è tornata a scrivere da tre anni, dopo un periodo da collaboratrice degli altri maggiori quotidiani italiani, Stampa e Corriere della Sera. Su Repubblica è sempre stata una delle principali esponenti della linea assiduamente antiberlusconiana del giornale. Eugenio Scalfari, 89 anni, è ufficialmente “il fondatore” di Repubblica: ne è stato direttore per vent’anni e ci scrive tuttora lunghi e vari articoli di opinione, continuando anch’egli ad aderire alla insistente critica del giornale contro Silvio Berlusconi e contro la decadenza italiana durante l’ultimo ventennio. Scalfari e Spinelli sono stati collaboratori e amici e complici, e Scalfari tra l’altro ha detto di Spinelli: «Una delle voci più significative nel panorama del giornalismo italiano ed europeo. Diciamo un punto di eccellenza quale ce ne sono pochi per cultura, professionalità, spirito di indipendenza» .

Ma su Repubblica di lunedì, Barbara Spinelli ha risposto con una breve lettera molto risentita e critica a Scalfari, che domenica 15 dicembre l’aveva criticata con toni piuttosto paternalistici per le sue posizioni indulgenti nei confronti di Beppe Grillo e per le critiche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Scalfari fa riferimento in particolare alle lettere e agli appunti di Spinelli quando lavorava per La Stampa riportati nell’ultimo libro di Marco Travaglio pubblicato da Chiarelettere e intitolato “Viva il re! Giorgio Napolitano, il presidente che trovò una repubblica e ne fece una monarchia”. Scalfari nell’editoriale di domenica accusa Spinelli di conoscere «poco o nulla la storia d’Italia» e fa riferimento al padre della giornalista Altiero Spinelli, politico e pensatore considerato uno dei padri dell’Europa unita che venne arrestato per la sua militanza durante il fascismo. Scrive Scalfari:

Sento da tempo un profondo affetto per Barbara e stima per la sua conoscenza dei classici, della filosofia, delle scritture d’ogni tempo e luogo. Ma conosce poco o nulla la storia d’Italia quando pensa e scrive che la decadenza cominciò negli anni Settanta del secolo scorso e perdura tuttora.

Questo, cara Barbara, è un Paese dove parte del popolo è incline e succube di demagoghi di ogni risma. (…) Ho letto nel tuo ultimo articolo che forse il grillismo potrebbe essere sperimentato. E ho anche ascoltato l’altro giorno i tuoi appunti su Napolitano affidati alla “recitazione” di Travaglio.

Ti assicuro che da questo momento in poi cancello dalla mia memoria quanto ho ora ricordato. Voglio solo pensare il meglio di te a cominciare dal fatto che sei la figlia di Altiero Spinelli. Ricordalo sempre anche tu e sarà il tuo maggior bene.

Nella sua replica, Spinelli critica l’attacco violento di Scalfari alla «sua persona», l’uso del nome del padre per scopi politici e ribadisce la sua posizione nei confronti del Movimento 5 Stelle che «va ascoltato» e non messo sullo stesso piano di Alba Dorata. Infine, conclude dicendo di trovare incoerente chi accusa Grillo per gli attacchi ai giornalisti, se poi «all’interno d’una stessa testata appaiono attacchi di questo tipo ai colleghi»:

Sono stupita dalle parole che Eugenio Scalfari dedica non tanto e non solo alle mie idee sulla crisi italiana ma, direttamente, con una violenza di cui non lo credevo capace, alla mia persona.

Violento è infatti l’uso che fa di Altiero Spinelli, del quale nessuno di noi può appropriarsi: chi può dire come reagirebbe oggi, di fronte alle rovine d’Italia e dell’Europa da lui pensata nel carcere dove il fascismo l’aveva rinchiuso, e difesa sino all’ultimo nel Parlamento europeo? Non ne sono eredi né Scalfari, né il Presidente della Repubblica, e neppure io. Il miglior modo di rispettare i morti è non divorarli, il che vuol dire: non adoperarli per propri scopi politici o personali. Mi dispiace che Scalfari abbia derogato a questa regola aurea.

(Continua a leggere su Repubblica)