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  • lunedì 9 Dicembre 2013

In Thailandia si va alle elezioni anticipate

Il primo ministro Yingluck Shinawatra ha annunciato lo scioglimento del Parlamento, ma le grandi e colorate proteste contro il governo a Bangkok continuano

Dopo settimane di proteste di piazza contro il governo, soprattutto nella capitale Bangkok, il primo ministro della Thailandia Yingluck Shinawatra ha annunciato lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate per risolvere la crisi politica nel paese. L’annuncio è stato dato ad alcune ore di distanza dalle dimissioni in massa dei parlamentari dell’opposizione e prima di una grande manifestazione, che è iniziata nella mattina di lunedì a Bangkok e a cui stanno partecipando diverse migliaia di persone.

Yingluck vinse le elezioni nel 2011 e da allora governa con difficoltà e frequenti proteste. È accusata di essere controllata dal fratello ed ex capo di governo Thaksin Shinawatra, in esilio volontario dal 2008 da quando un tribunale thailandese lo condannò in contumacia a due anni di carcere per appropriazione indebita. Il primo ministro dimissionario fa parte del partito populista Pheu Thai, che poteva contare su 265 seggi in Parlamento contro i 159 del Partito democratico di opposizione, tra i principali organizzatori delle manifestazioni di queste settimane.

Durante il suo discorso alla nazione, Yingluck Shinawatra ha spiegato che “il modo migliore per ridare potere ai thailandesi è di indire nuove elezioni”. La legge thailandese prevede che ci siano elezioni non oltre due mesi dallo scioglimento del Parlamento. Lunedì un portavoce del governo ha annunciato che si voterà il prossimo 2 febbraio.

Gli oppositori dicono di non essere soddisfatti dalle aperture del primo ministro: chiedono che sia rivisto il funzionamento dell’intero sistema democratico nel paese e che Yingluck e la sua famiglia lascino il paese. Nei giorni scorsi i manifestanti avevano chiesto di sostituire l’attuale governo politico con uno tecnico per affrontare il tema delle riforme.

Il Pheu Thai ha molti consensi nelle zone più povere e rurali della Thailandia ed è probabile che alle prossime elezioni ottenga la maggioranza, lasciando sostanzialmente invariata la situazione politica. I leader delle proteste antigovernative sostengono che “il regime di Thaksin” continua a esistere e che si continuerà a manifestare fino a quando non sarà stato dissolto. Diversi cortei hanno marciato lunedì verso la sede del Parlamento a Bangkok, ma non si sono registrati particolari momenti di tensione con la polizia, che ha seguito il corteo con centinaia di agenti disarmati. Decine di scuole sono state chiuse per precauzione.

I manifestanti accusano in particolare Yingluck di avere presentato una legge sull’amnistia al solo scopo di fare assolvere il fratello Thaksin Shinawatra, col quale ha mantenuto stretti rapporti anche negli anni del suo esilio volontario. La legge ha subìto una prima bocciatura dal Senato il 12 novembre scorso, ma le manifestazioni sono proseguite ugualmente.

Thaksin Shinawatra è stato primo ministro dal 2000 al 2006, anno in cui ci fu un colpo di stato organizzato dai generali che si dichiaravano fedeli alla monarchia. I sostenitori di Thaksin organizzarono due mesi di proteste a Bangkok accusando il nuovo primo ministro, Abhisit Vejjajiva, di avere ottenuto il potere illegittimamente, grazie ai brogli e al sostegno dei militari. Nel paese ci fu una grave crisi politica che causò scontri con la morte di almeno 90 persone e centina di arresti.
Da allora in Thailandia ci sono periodicamente proteste contro il governo, che talvolta degenerano in scontri violenti come accaduto nel 2010 e nel 2012. Il paese è diviso tra le élite di Bangkok vicine alla monarchia e le popolazioni povere delle aree rurali e delle città del nord del paese rimaste fedeli a Thaksin. Queste si vestono spesso con camicie rosse, per distinguersi dagli oppositori che erano soliti fare le loro marce di protesta con vestiti gialli, e sono spesso accusate di tollerare gruppi di violenti interessati solo ad acquistare potere. Il movimento delle “camicie rosse” raccoglie al suo interno fasce molto diverse di thailandesi, dagli operai alla borghesia che vorrebbe aumentare il proprio potere e la propria rilevanza economica.