Romano Prodi e lo spionaggio USA

L'ex presidente del Consiglio ha raccontato la sua esperienza con quei «sofisticati sistemi di controllo»

In un’articolo pubblicato sul Messaggero di oggi, Romano Prodi ha commentato le recenti notizie sul presunto spionaggio della National Security Agency (NSA) pubblicate dal quotidiano britannico Guardian in cui si dice che l’agenzia avrebbe sorvegliato le conversazioni telefoniche di 35 leader mondiali, dopo avere ricevuto i numeri di telefono da un funzionario del governo statunitense, la cui identità non è rivelata.

Romano Prodi, presidente del Consiglio dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008, sostiene che i controlli sulle comunicazioni infrangono le regole giuridiche internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini. E racconta la sua esperienza con «questi sofisticati sistemi di controllo», quando dieci anni fa le sue telefonate furono intercettate dal programma americano Echelon, precedente all’attuale Prism. Il verbale di una di quelle conversazioni, con l’allora presidente dell’Eni Gian Maria Gros-Pietro, fu pubblicato «su un settimanale a forte tiratura, preceduto dalla precisazione “da nostre fonti americane riceviamo”»:

«Debbo dire che la trascrizione era perfettamente fedele fino nei minimi particolari ma, anche per questo motivo, trovai la cosa conturbante e ne chiesi perciò spiegazione ai tecnici della Commissione di Bruxelles. Mi riposero che il suono della mia voce era stato probabilmente inserito nel grande cervello anglo – americano chiamato Echelon e che quindi ogni mia conversazione veniva automaticamente registrata da qualsiasi apparecchio telefonico fosse generata, compresi i posti pubblici più lontani ed incluso il caso in cui avessi avuto il raffreddore o avessi messo una molletta attorno al naso per modificare la mia voce».

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