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  • martedì 22 ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Il testo integrale del documento congressuale presentato da Giuseppe Civati, candidato alla segreteria nazionale del Pd, in vista delle primarie del prossimo 8 dicembre. Il titolo è: «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole».

IL PARTITO DELLE POSSIBILITÀ

LA NOVITÀ È A SINISTRA

Cara elettrice, caro elettore,

il manifesto che stai iniziando a leggere è dedicato a te e a te immediatamente rivolto, perché troppo spesso le decisioni sono state prese senza consultarti, senza coinvolgerti, senza riconoscere l’essenziale protagonismo e la sovranità che ti appartiene.

Nelle pagine che seguiranno, la novità è a sinistra, nel pluralismo, nel riconoscimento dei diritti, nell’apertura alla cittadinanza, nella voglia di cambiare insieme perché solo insieme, con un grande progetto, possiamo farlo, nella cultura della possibilità e dell’alternativa di governo, nel superamento di quella «questione maschile» che ancora dobbiamo affrontare per cambiare punto di vista, modi e parole, nella creatività e nella curiosità, nella conoscenza e nell’apertura di senso che sole ci possono davvero salvare.

Troppo spesso l’abbiamo inseguita fuori di noi, questa novità, trascurando le cose in cui crediamo, la passione politica che sola può consentirci di cambiare. La cultura delle possibilità, mentre continuiamo a ripeterci che non ci sono alternative. Mentre l’alternativa siamo noi. E siamo noi a dover aprire una discussione libera e aperta, alla pari e alla luce del sole. Non un dibattito che si chiude, in queste righe, ma un confronto che finalmente si apre.

Per noi sarà un congresso fatto di campagne, confronto, informazione e studio, perché crediamo che questo sia il modo migliore per interpretarlo. E ciò che chiediamo per il partito, lo chiediamo a livello politico più generale, perché ritorni la possibilità per gli elettori di scegliere da chi farsi governare, con una legge elettorale che promuova il confronto tra destra e sinistra e chiuda la stagione delle intese in lungo e in largo.

Ma questo non è solo un congresso, è un momento in cui ripensare il centrosinistra nel suo complesso. La nostra storia recente e il futuro che ci attende. Cercando di alzare lo sguardo e di cambiare, finalmente, prospettiva, risalendo la storia delle delusioni degli ultimi vent’anni del nostro schieramento per cambiare finalmente strada.

Per essere popolari, certamente, perché una sinistra senza popolo non esiste: ma non solo perché si dicono banalmente cose che sono popolari, ma perché si fanno diventare popolari soluzioni che riteniamo giuste che popolari ancora non lo sono.

I grandi partiti progressisti nascono per rivoluzionare le società, sono un progetto ambizioso, una “follia” di molti per mutare la realtà: solo i molti, se consapevoli e organizzati, possono battere i pochi delle oligarchie. È questo il fondamento della loro esistenza: scegliere di essere quella possibilità di trasformazione radicale, quell’ideale di liberazione che muove il nostro impegno.

In questi anni, in questi tempi di incertezze e confusione abbiamo sacrificato alla crisi la nostra libertà di decidere. Abbiamo anteposto al sogno di un mondo diverso e più felice il calcolo della stabilità economica e finanziaria, congelando le nostre aspirazioni mentre il mondo che conoscevamo si liquefaceva. Piuttosto che accogliere i cambiamenti – certo anche minacciosi – come un’occasione per mettere in discussione il presente, ci siamo arroccati nel passato, immobili nella difesa dell’esistente, senza comprendere che l’unico modo per tenere le cose insieme era non restare fermi. Dobbiamo assumerci il “rischio” del futuro, per affermare tutta la possibilità di realizzare la nostra missione, quella di una società liberata dai bisogni e dalle paure.

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