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  • giovedì 19 Settembre 2013

A tre giorni dalle elezioni in Germania

Angela Merkel è avanti - il suo avversario è «tutto quello che lei non è» - ma non può stare tranquilla: dati, sondaggi e le foto della campagna elettorale

Domenica 22 settembre si voterà in Germania nelle elezioni federali e, a tre giorni dalle elezioni, l’impressione è che il cancelliere uscente Angela Merkel si avvii a una nuova vittoria: ma le magre prospettive di consenso dell’attuale alleato di governo, la FDP, rendono molto difficile fare previsioni su che cosa succederà dopo il voto nel campo delle alleanze per avere la maggioranza.

I sondaggi più recenti indicano la CDU di Angela Merkel (alleata con la CSU bavarese) appena sotto il 40 per cento, mentre il partito socialdemocratico (SPD), il principale sfidante di centrosinistra, è al 28 per cento, con un altro 10 per cento circa dei Verdi. I liberali, che alle elezioni del 2009 avevano ottenuto il 14,6 per cento, sono da tempo intorno al 5 per cento, mentre alla sinistra dello schieramento Die Linke (“la sinistra”) è al 9-10 per cento. Stare sotto o sopra il 5 per cento fa molta differenza: al di sotto, per via dello sbarramento, si viene esclusi dalla ripartizione dei seggi.

Le elezioni del 2009 furono descritte da molti come noiose per la mancanza di carisma dei candidati, Angela Merkel per la CDU e Frank-Walter Steinmeier per la SPD: l’affluenza fu particolarmente bassa (il 70,8 per cento, un record negativo) e ci fu l’impressione che i due partiti principali non si facessero la guerra con troppo impegno, anche perché uscivano da anni di governo insieme nella “grande coalizione” e c’era la possibilità che dovessero continuare sulla stessa strada. Angela Merkel sembrò beneficiare della situazione: la sua popolarità era alta e la sua strategia – sostanzialmente stare in silenzio e aspettare – sembrò pagare.

Angela Merkel, da allora, non sembra essere cambiata. La trovata più fortunata dell’intera campagna elettorale è stata un gigantesco poster – 2.400 metri quadrati – alla stazione centrale di Berlino, che mostra il tipico gesto delle mani di Angela Merkel con i pollici e gli indici uniti: così famoso da avere un nome, Merkel-Raute (il “rombo di Merkel”). Il poster, con il suo gigantismo leggermente inquietante, è diventato presto un meme. Ma la campagna della CDU, in generale, è rimasta soporifera e tranquillizzante come le 78 pagine del suo programma: lo slogan principale è un blando Gemeinsam Erfolgreich, “insieme con successo”.

I guai della SPD
Dall’altra parte c’è Peer Steinbrück, il candidato dell’SPD. Mercoledì la versione internazionale dello Spiegel ha pubblicato un suo lungo ritratto in cui riconosce che Steinbrück “è tutto quello che Angela Merkel non è: disinvolto, aggressivo, e non può trattenersi dal fare una battuta”. Una delle migliori l’ha fatta durante un’intervista televisiva: il conduttore gli ha chiesto se non avesse paura che l’età lo avrebbe condizionato in campagna elettorale (Steinbrück ha 66 anni) e lui si è dato un buffetto sulle guance e ha detto «Oh no, ho un’ottima crema notte». Ma nonostante sia “divertente”, scrive lo Spiegel, la sua campagna elettorale è stata condotta male e “finirà probabilmente con una sconfitta”.

Steinbrück è stato ministro delle Finanze dal 2005 al 2009, durante il primo governo di Angela Merkel, ed è conosciuto per avere un’ottima preparazione economica. È anche un politico con molta esperienza, ex governatore del più popoloso Land tedesco, quello di Nordrhein-Westfalen. Ma la sua campagna elettorale è stata gestita male fin dall’inizio e una delle ultime mosse è stata un vero e proprio disastro in termini di comunicazione: una copertina del Süddeutsche Zeitung Magazin in cui fa il gesto del dito medio (i giornalisti lo intervistarono chiedendogli di rispondere senza parlare e quello fu uno dei gesti che utilizzò). Lo Spiegel nota piuttosto sconsolato che questa rischia di essere l’unica cosa che sarà ricordata tra dieci anni nella campagna della SPD. Con Steinbrück il pubblico ride, dice lo Spiegel: ma rispondere sempre con una battuta dà agli elettori l’impressione che il candidato si voglia mettere su un piano di superiorità intellettuale, non curandosi di rispondere davvero alle domande.

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