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  • martedì 17 Settembre 2013

Perché Maria Rita Lorenzetti è stata arrestata

L'ex presidente PD dell'Umbria è ai domiciliari accusata di aver preso parte a «un articolato sistema corruttivo» legato alla TAV di Firenze

Lunedì 16 settembre è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare a Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della regione Umbria del Partito Democratico e fino a ieri presidente di Italferr (società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato). L’ordinanza è stata emessa per l’inchiesta sul passante ferroviario di Firenze dell’alta velocità. Oltre a Lorenzetti, da ieri sono agli arresti domiciliari altre cinque persone; misure interdittive più lievi sono state notificate ad altre sei persone. Lorenzetti si è sempre dichiarata innocente.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti, nelle 450 pagine di ordinanza, ipotizza il rischio di reiterazione del reato e parla di un

«articolato sistema corruttivo per cui, ognuno nel ruolo al momento ricoperto, provvede all’occorrenza a fornire il proprio apporto per conseguimento del risultato di comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi, potendo contare sul fatto che i relativi effetti positivi si riverbereranno, anche se non nell’immediato, sui componenti della squadra medesima sotto forma anche di vantaggi di natura economica. In questa cornice, che prevede la contestuale ripartizione dei funzionari pubblici interessati ai procedimenti amministrativi di interesse, in amici e nemici, sono stati rilevati scambi di favore di varia natura».

Secondo l’accusa Lorenzetti avrebbe agito «mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette», le società che hanno vinto l’appalto dei lavori. Da queste società Lorenzetti «pretendeva favori per il marito (l’architetto calabrese Pasquale Domenico) nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia» colpita dal terremoto. Nell’ordinanza del tribunale non è specificato di quali lavori si tratti, ma sul sito della società di Domenico Pasquale, la Cooper studio, è indicata la progettazione architettonica delle scuole di Novi (Modena).

Nell’ordinanza sono stati decisi gli arresti domiciliari anche per Furio Saraceno, presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, tecnico di Italferr; Alessandro Coletta, consulente ed ex membro dell’autorità di vigilanza sugli appalti pubblici; Aristodemo Busillo della Seli, società di Roma incaricata di perforare il sottosuolo di Firenze per realizzare il tunnel per realizzare una nuova stazione passante oltre a Santa Maria Novella, permettendo ai treni di risparmiare qualche minuto nelle manovre e liberando i binari di superficie per il traffico metropolitano.

Il provvedimento riguarda infine il geologo Gualtiero Bellomo, ex coordinatore provinciale del PD di Palermo e membro della commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) del ministero dell’Ambiente. Per lui la procura aveva chiesto il carcere: «si sarebbe impegnato per far ottenere una corsia preferenziale in Commissione VIA in cambio di appalti e della richiesta di una candidatura a deputato».

L’inchiesta sulla TAV di Firenze risale allo scorso 17 gennaio, quando erano state indagate 31 persone, fra cui appunto Maria Rita Lorenzetti, coinvolte nel progetto. Agli indagati erano state contestate accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa, gestione e traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e violazione delle norme paesaggistiche. Tra le ipotesi dei pubblici ministeri che si erano occupati del caso, Giulio Monferini e Gianni Tei coordinati dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, c’era anche il presunto legame di interessi tra le ditte che smaltivano i fanghi e le acque nei cantieri TAV con il clan dei Casalesi.

L’avvocato di Maria Rita Lorenzetti, Luciano Ghirga, ha annunciato che farà ricorso al tribunale del Riesame. Ha detto che la sua cliente è «molto provata e dispiaciuta per questo provvedimento inaspettato» e che «da domani non sarà più presidente di Italferr», ma per scadenza naturale del mandato che la Lorenzetti aveva mantenuto nonostante da gennaio fosse coinvolta nell’indagine.

Foto: Maria Rita Lorenzetti quando era presidente
della Regione Umbria, nel 2008 (©Alessandro Paris/Lapresse)