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  • giovedì 18 luglio 2013

Il calcio tedesco e l’omosessualità

La federazione calcistica tedesca ha preso una serie di iniziative per combattere l'omofobia, tra cui un opuscolo da mandare a tutte le squadre del paese

Negli ultimi giorni la lega calcio tedesca (Deutscher Fussball Bund, DFB) ha annunciato alcune iniziative per combattere l’omofobia, dopo che per molto tempo è stata accusata di non fare abbastanza.
Mercoledì 17 luglio le principali personalità del calcio tedesco si sono riunite a Berlino e, nel corso di una cerimonia, hanno firmato la “Dichiarazione di Berlino” in cui denunciano l’omofobia nello sport. Il presidente della DFB Wolfgang Niersbach ha detto durante il suo discorso che “ogni persona che decide di fare coming out sulla propria omosessualità ha il sostegno del nostro gruppo”.

Martedì 16 luglio, intanto, la DFB ha presentato un opuscolo informativo di 28 pagine redatto da un gruppo di esperti, intitolato Fussball und Homosexualität (“calcio e omosessualità”; PDF), che sarà inviato alle circa 26 mila società sportive calcistiche della Germania nel tentativo di promuovere “un approccio più aperto e senza pregiudizi sul tema”.

Lo Spiegel scrive che l’omofobia è un problema cronico del calcio tedesco e che durante le partite si sentono spesso cori omofobi scanditi all’indirizzo di giocatori e arbitri. Negli ultimi anni ci sono state anche diverse dichiarazioni che hanno suscitato proteste e hanno fatto tornare di attualità il tema: una delle più celebri, nel 2010, fu quella dell’agente del celebre giocatore tedesco Michael Ballack che definì dispregiativamente la nazionale tedesca “una manica di gay”.

Lo scorso anno, un giocatore che non rivelò il suo nome concesse un’intervista al trimestrale Fluter, pubblicato dall’agenzia tedesca per l’educazione civica (Bundeszentrale für politische Bildung, BPB), in cui raccontò della sua esperienza di omosessuale non dichiarato nella squadra di calcio in cui giocava e delle sue difficoltà con l’omofobia. Il caso venne molto ripreso e per molto tempo i media tedeschi si chiesero chi fosse l’intervistato. In Germania, nessun giocatore di calcio in attività ha mai dichiarato la propria omosessualità, come invece hanno fatto negli scorsi mesi due atleti statunitensi: il giocatore dell’NBA Jason Collins e il calciatore Robbie Rogers. Ma ultimamente ci sono state alcune iniziative in Germania che hanno avuto molto risalto.

La principale è quella della società di calcio St. Pauli, di Amburgo, famosa per il suo grande seguito tra i tifosi e per le idee sociali e politiche sponsorizzate dalla società. Ad aprile 2013, i suoi tifosi mostrarono una coreografia contro l’omofobia, e a partire dall’11 luglio sul tetto dello stadio del St. Pauli è stata issata la bandiera arcobaleno, simbolo del movimento LGBT. In quell’occasione, il vicepresidente della società – che ha aderito anche alla dichiarazione di Berlino di ieri – disse che «il St. Pauli è impegnato da anni nella lotta contro l’omofobia e la discriminazione». La società ha anche un fan club gay, il Queerpass Sankt Pauli.

Il presidente del Queerpass Sankt Pauli dice che l’opuscolo della federazione potrà essere utile soprattutto nelle squadre minori e più periferiche, lontane dall’attenzione mediatica. Il testo contiene un’introduzione generale, un glossario, un’estesa serie di suggerimenti per un giocatore che volesse fare coming out e le risposte a una serie di domande, assai varie (le prime due sono “i gay non sono troppo deboli per giocare a calcio?” e “Se in squadra c’è un omosessuale, non nascono inevitabilmente problemi in doccia?”).

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