Tromboni e trombette

Sulla Stampa di mercoledì Massimo Gramellini riassume la storia dell’incendio al liceo Socrate di Roma e dei suoi svelati colpevoli per fare una riflessione sulle inclinazioni giornalistiche (ma traboccate nei lettori) a trarre meccaniche conclusioni prima che la realtà riveli altro, a volte più banalmente.

Quando, nella notte fra il 12 e il 13 luglio, una tanica di benzina irritata a dovere da un fiammifero si mangiò l’intero primo piano di un liceo romano, irresistibile fu la tentazione di dare coloritura ideologica alla vicenda. Il liceo era il Socrate, porto sicuro per gay e minoranze vessate. In passato l’estrema destra ne aveva deturpato i muri perimetrali con slogan omofobi e l’incendio sembrava innestarsi perfettamente in quella trama. Si parlò di atto terrorista e di attacco al libero pensiero, ci si dilungò sulla valenza simbolica dell’attentato, si azzardarono paragoni potenti fra i libri accartocciati dal fuoco e i falò delle antiche biblioteche. Finché ieri la realtà ha bussato alle porte del commissariato di polizia: quattro studenti, accompagnati dagli avvocati che avevano già calcolato la convenienza processuale del gesto, hanno confessato di avere incendiato la loro scuola come vendetta per una bocciatura.

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