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  • lunedì 1 luglio 2013

La Croazia è entrata nell’UE

Da oggi, ufficialmente, dopo otto anni di negoziati: stanotte a Zagabria si è festeggiato ma questo è un pessimo momento per l'economia del paese

Da oggi, 1 luglio 2013, la Croazia entra a far parte dell’Unione Europea come ventottesimo stato membro. Si tratta del primo paese dei Balcani occidentali a far parte dell’UE e, dopo la Slovenia, il secondo paese dell’ex Jugoslavia con un’esperienza recente di guerra e una transizione dal conflitto degli anni Novanta ancora in corso. La difficile riconciliazione con le ex repubbliche jugoslave e il processo di democratizzazione delle istituzioni hanno rallentato i tempi di integrazione: ci sono voluti infatti ben otto anni perché la Croazia ottenesse il parere positivo dell’UE.

Ieri sera, in piazza a Zagabria, ci sono state grandi celebrazioni a cui hanno partecipato oltre cento rappresentanti dei paesi europei. Simbolicamente a mezzanotte le insegne della dogana che regolavano l’accesso di persone e merci al paese sono state rimosse dalla frontiera con la Slovenia, e la scritta “UE” è stata installata alla frontiera con la Serbia, l’altra repubblica dell’ex Jugoslavia che spera di ottenere presto una data precisa per l’avvio dei negoziati di adesione.

La Croazia
La Croazia confina con la Bosnia-Erzegovina, l’Ungheria, il Montenegro, la Serbia e la Slovenia. Dal 1991 è una nazione indipendente, dopo aver fatto parte, per oltre 70 anni, dell’ex Jugoslavia. Attualmente ha 4,4 milioni di abitanti. Il governo è guidato dal socialdemocratico Zoran Milanović ed è composto dai partiti della coalizione “Kukurikum “di centrosinistra, che ha vinto le elezioni nel 2011. Dal 2010 il presidente è  Ivo Josipović, del Partito socialdemocratico di Croazia.

La Croazia è di fatto il primo dei paesi coinvolti nelle guerre degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia a ottenere il riconoscimento dell’UE, anche se non tutte le questioni di quegli anni sono state completamente risolte – ci sono circa 500 mila persone che ricevono ancora sussidi direttamente legati alle conseguenze del conflitto – e anche se il rapporto con la Serbia e con la sua minoranza (che rappresenta il 4,4 per cento della popolazione) resta un punto critico. Inoltre, la Croazia sarà uno dei paesi con la linea di confine esterna all’Unione più estesa e complicata: con la Bosnia-Erzegovina, con la Serbia e a sud per un breve tratto con il Montenegro. «Ciò che mi auguro è che questo confine non diventi una specie di muraglia cinese ma che sia una porta da poter attraversare con facilità», ha precisato il presidente della Croazia Ivo Josipović. 

Il percorso della Croazia verso l’UE
Il 29 ottobre del 2001 la Croazia ha firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione all’UE, primo passo verso l’integrazione, che consiste nella firma di una serie di accordi bilaterali che riguardano questioni politiche, economiche, commerciali e anche relative ai diritti umani. Il 21 febbraio del 2003 la Croazia ha presentato la richiesta formale di adesione ottenendo nel giugno del 2004 lo status di “candidato”. I negoziati sono iniziati due anni dopo (giugno 2006) e sono proseguiti fino al giugno del 2011.

Il Parlamento europeo ha approvato l’ingresso della Croazia il 9 dicembre del 2011 e nel gennaio del 2012 si è svolto in Croazia il referendum di adesione: il 66,25 per cento della popolazione ha votato a favore e il 33,13 contro, con un’affluenza però piuttosto bassa (il 47 per cento degli aventi diritto). Tra il febbraio del 2012 e il giugno del 2013 si è svolto il processo di ratifica dell’adesione da parte dei diversi parlamenti europei: il primo parlamento a ratificare è stato quello della Slovacchia; l’ultimo quello della Germania, secondo cui il paese era ancora impreparato e lontano dall’aver raggiunto i criteri richiesti dall’Unione. Il Parlamento italiano ha ratificato l’adesione il primo marzo 2012.

L’obiettivo della Croazia è ora un’ulteriore integrazione: il paese dovrebbe diventare membro dello spazio Schengen nel 2015, per eliminare i controlli alle frontiere per merci e persone, e rafforzare la cooperazione con gli altri stati che ne fanno parte. Dovrebbe inoltre abbandonare la kuna per adottare l’euro «non appena l’economia nazionale rispetterà i criteri stabiliti in materia di inflazione, finanze pubbliche, stabilità dei tassi di cambio e tassi di interesse», scrive l’Unione Europea. Infine anche la Croazia dovrà applicare le norme valide per tutta l’Unione, per esempio quelle sulla sicurezza alimentare e sul riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in altri paesi. In alcuni casi, precisa l’UE, sono previsti dei periodi transitori. «Per esempio, la Croazia continuerà ad applicare accise ridotte sulle sigarette fino a tutto il 2017, mentre fino a giugno 2014 i pescatori potranno utilizzare le reti che nel resto dell’UE sono ormai proibite».

La questione economica
L’adesione della Croazia all’Unione europea avviene in un momento di gravissima crisi economica per il paese, tanto che in un rapporto pubblicato da Bruxelles lo scorso 29 maggio si parlava già del possibile avvio di una procedura d’infrazione per l’eccessivo deficit. Il debito della Croazia rappresenta il 54 per cento del PIL e secondo la Commissione europea potrebbe superare la soglia del 60 per cento nel 2014.

Da quando è scoppiata la crisi economica, nel 2008, la situazione è andata progressivamente peggiorando anche a causa delle difficoltà dei paesi vicini alla Croazia e che sono i suoi principali partner commerciali, su tutti l’Italia. Le previsioni della Commissione europea, tra l’altro, indicano che anche il 2013 sarà un altro anno di recessione per il paese. Nel 2012 i consumi e la domanda interna sono diminuiti del 3 e del 2,9 per cento, gli investimenti diretti sono calati di 4 punti e la disoccupazione, secondo l’Ufficio statistico croato, supera il 20 per cento. Più della metà dei giovani croati sotto i 25 anni è senza lavoro.

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