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  • giovedì 20 Giugno 2013

Il 41 bis a Badu ‘e Carros

Il Corriere della Sera racconta celle e vite dei detenuti nel carcere sardo

Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera, ha raccolto i racconti di diversi parlamentari che hanno visitato la prigione di Badu ‘e Carros, a Nuoro, in Sardegna, in cui è detenuto, tra gli altri, Antonio Iovine, uno dei capi del clan dei Casalesi detenuto sotto il regime del cosiddetto carcere duro, il “41 bis”. Iovine, scrive Bianconi, vive in una cella tre metri per quattro, con un gabinetto alla turca accanto al letto. Passa le giornate a guardare la televisione e leggere libri: ha fatto domanda di trasferimento per “vivere in una condizione più umana e dignitosa”, ma non è stata accolta. I problemi del carcere sardo, aggiunge Bianconi, sono simili a quelli di molti altri: sovraffollamento e bilanci sempre più insufficienti.

NUORO – La prima porta di ferro è telecomandata, e quando si apre la luce verde diventa rossa, come a segnalare un pericolo. Per la seconda, invece, ci vogliono le chiavi appese al cinturone dell’ispettore della polizia penitenziaria, grandi come pistole, quattro mandate rumorose e definitive. L’ispettore controlla con il metal detector i parlamentari in visita, ma anche la direttrice della prigione e il capo delle guardie. Solo dopo possono entrare e vedere il boss attraverso le sbarre della cella, che dalle sei di sera alle sette di mattina vengono chiuse da un’altra porta blindata. Adesso che è da poco passato mezzogiorno, dietro il cancello compare il volto di Antonio Iovine, uno dei capi del Clan dei casalesi, segregato al «41 bis» in questo angolo di Sardegna dall’indomani del suo arresto, 18 novembre 2010.

Subito dopo la cattura sorrideva spavaldo ai fotografi, e anche ora non riesce a trattenere quel mezzo sorriso che assomiglia a un ghigno. È così che accoglie il presidente della commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi, e i parlamentari Peppe De Cristofaro e Michele Piras venuti a ispezionare la prigione di Badu ‘e Carros. Quella che un tempo era la sezione isolamento, dismessa da anni, è stata riaperta appositamente per il camorrista e il suo compagno di detenzione, appartenente alla Sacra corona unita pugliese.

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