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  • martedì 18 giugno 2013

La tv greca può tornare a trasmettere

Ma solo fino alla costituzione di una nuova e ridotta struttura pubblica: lo ha stabilito un tribunale del paese, la decisione accontenta un po' tutti

Il Consiglio di Stato della Grecia, il più importante tribunale amministrativo del paese, ha ordinato che l’emittente pubblica Ellinikí Radiofonía Tileórasi (ERT) torni a trasmettere, sospendendo dunque il decreto legge del governo con il quale da martedì 11 giugno era stata stabilita senza preavviso la chiusura dei canali tv e delle stazioni radio nazionali. Il tribunale ha infatti accolto il ricorso presentato da Pospert, il sindacato dei 2700 dipendenti ERT che erano stati licenziati. La riapertura sarà però «temporanea», in attesa che si costituisca per via legislativa un nuovo soggetto pubblico.

Il primo ministro conservatore Antonis Samaras aveva già annunciato di voler creare una nuova televisione più competitiva ed efficiente rispetto a ERT, che costava troppo ed era mal gestita. La nuova azienda si dovrebbe chiamare Nerit, sarebbe costituita come società per azioni di proprietà dello Stato con una propria organizzazione amministrativa ed economica e dovrebbe essere finanziata tramite un canone che gli abbonati continuerebbero a pagare sulla bolletta della fornitura elettrica. Samaras ha anche spiegato che i dipendenti che saranno licenziati da ERT potranno presentare la loro candidatura per lavorare in questa nuova e ridotta struttura, ma con stipendi più bassi e in numero sensibilmente minore (circa 400 su 2700).

La decisione del primo ministro Antonis Samaras di sospendere le trasmissioni aveva innescato una serie di manifestazioni di protesta in Grecia e davanti alle ambasciate greche di diversi paesi in Europa. Nonostante l’ordine di lasciare il posto di lavoro, i 600 giornalisti della ERT e gli operatori avevano “occupato” la sede e continuato a trasmettere in streaming. La scorsa settimana i due principali sindacati greci del settore pubblico e di quello privato avevano indetto uno sciopero generale a cui avevano partecipato migliaia di persone e i leader del partito socialista Pasok e della sinistra moderata di SD, al governo con il centrodestra di Nuova Democrazia (ND), avevano minacciato una crisi di governo.

Di fronte a questa ipotesi, ieri, poco prima della decisione del tribunale, Antonis Samaras era tornato in parte sui propri passi e dopo una riunione di governo aveva fatto la proposta di una ripresa «parziale» del servizio pubblico radiotelevisivo, la cui gestione provvisoria dovrebbe essere affidata a una commissione composta dai rappresentanti dei tre partiti che compongono la coalizione. Nel frattempo Alexis Tsipras, leader di Syriza partito di sinistra all’opposizione, aveva convocato una manifestazione davanti al Parlamento di Atene, chiedendo le elezioni anticipate e dicendo: «Sei finito, Samaras. Hai imbarazzato il paese a livello internazionale. Sei disperato e solo». La decisione presa dal tribunale ha accontentato in parte sia le richieste del governo sia quelle di chi non le condivideva, e quindi la possibilità di andare a elezioni anticipate al momento si è allontanata.

 Foto: La manifestazione di Syriza ad Atene,
17 giugno 2013 (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

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