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  • venerdì 17 maggio 2013

La Russia ha dato missili alla Siria?

Lo scrivono il New York Times e altre testate internazionali: hanno un sistema radar avanzato e mettono in discussione le opzioni di attacco contro Assad

Secondo alcune fonti statunitensi di intelligence, raccolte nella giornata di oggi da molte affidabili testate internazionali, la Russia ha inviato al regime siriano di Bashar al Assad alcuni missili anti-nave con un sistema radar molto avanzato, che potrebbero indebolire eventuali tentativi futuri di colpire il governo di Damasco da parte degli Stati che appoggiano i ribelli. In particolare i missili provenienti dalla Russia potrebbero essere usati per opporsi a un embargo navale, a una no-fly-zone o a una campagna limitata di attacchi aerei contro il regime siriano. Le rivelazioni sono molto importanti per almeno due ragioni: confermano che la Russia non ha intenzione di ridurre il suo appoggio ad Assad, come richiesto invece più volte dagli Stati Uniti, e costringono gli Stati che appoggiano i ribelli a rivedere alcune delle opzioni militari che pensavano di poter utilizzare in futuro contro il regime siriano.

Jeffrey White, studioso del Washington Institute for Near East Policy, ha detto che il rafforzamento dell’arsenale missilistico di Assad potrebbe spingere le attività dell’Occidente e dei suoi alleati ancora più lontano dalla costa siriana. Il controllo della zona costiera, scrivono alcuni esperti, potrebbe diventare molto importante nelle future fasi del conflitto: la Russia controlla infatti il porto di Tartus, sulla costa orientale siriana, vicino alla regione della Siria a maggioranza alawita in cui Assad potrebbe rifugiarsi nel caso fosse costretto a fuggire da Damasco. In questo modo, considerato che la Russia fino ad ora si è schierata solidamente dalla parte del regime, Assad potrebbe rendere la zona costiera una sorta di zona protetta dall’intervento dei suoi nemici.

Già nei mesi scorsi la Russia aveva gradualmente aumentato la sua presenza navale al largo delle coste siriane, nel Mediterraneo Orientale. A gennaio più di venti navi da guerra russe erano salpate per il Mar Mediterraneo e Mar Nero per prendere parte alla più grande esercitazione navale del paese degli ultimi decenni; un mese dopo, l’agenzia di stampa del ministro della Difesa russo aveva comunicato che quattro mezzi anfibi da sbarco stavano facendo delle operazioni vicino alle coste siriane.

In realtà, dice il New York Times, la Russia aveva già fornito questo tipo di missili in passato, anche se in una versione diversa che prevedeva un sistema di radar meno sofisticato. Secondo il gruppo britannico Jane’s, che si occupa tra le altre cose anche di intelligence e cose militari, nel 2007 la Siria aveva ordinato una versione dei missili Yakhont, dello stesso tipo di quelli di cui si parla ora, per aumentare la difesa della propria costa. Ne avrebbe ricevuto una prima parte nel 2011, composta da 72 missili uniti a 36 veicoli di lancio che furono dispiegati in tutto il paese. Queste batterie di missili sono molto difficili da individuare e colpire, perché sono mobili: i missili sono lunghi circa 6,7 metri, e secondo Jane’s hanno una gittata di circa 290 chilometri. Possono essere guidati da radar a lungo raggio, ma ciascuno di questi missili è dotato anche di un proprio radar che lo aiuta a evitare i sistemi di difesa nemici una volta lanciato. L’ultima versione dei missili arrivata alla Siria presenterebbe un sistema radar molto potenziato, di fatto aumentando la precisione dei missili.

Il trasferimento dei missili Yakhnot alla Siria ha creato molta preoccupazione anche tra le autorità israeliane: sia Israele che Stati Uniti credono che Assad possa inviare alcuni di questi missili a Hezbollah, il movimento sciita libanese che periodicamente lancia dei missili a corto raggio che colpiscono il territorio israeliano. Dopo che i giornali statunitensi hanno riportato la notizia dei missili, il ministro della Giustizia israeliano, Tzipi Livni, ha criticato molto la scelta del governo russo, aggiungendo che «Israele ha il diritto di difendersi».

La cosa potrebbe avere conseguenze anche sul risultato della conferenza internazionale sulla Siria che è programmata per l’inizio di giugno. I rapporti tra Stati Uniti e Russia non sono buoni da tempo, e sono peggiorati dall’inizio della guerra civile in Siria. La Russia ha recentemente bloccato la proposta discussa al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di mettere in piedi una commissione d’inchiesta per indagare sui rifugiati siriani che si trovano in Giordania, Turchia e Libano. In passato, la Russia si era anche rifiutata di bloccare la vendita di armi al regime di Assad, sostenendo di voler rispettare vecchi contratti già stipulati, e aveva limitato la capacità di una commissione dell’ONU di indagare sull’uso di armi chimiche nel paese.

foto: Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov insieme al segretario di Stato statunitense John Kerry (AP Photo/Mladen Antonov, Pool)