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  • giovedì 11 Aprile 2013

Il Lussemburgo diventerà un po’ più trasparente

Dal 2015 chi ha un conto corrente nel più grande paradiso fiscale d'Europa sarà sottoposto alle norme comunitarie (ma non le società)

Le autorità del Lussemburgo hanno annunciato che modificheranno le proprie politiche bancarie e permetteranno un maggior scambio di informazioni con il resto dell’Unione Europea sui possessori di conti correnti nel paese. L’annuncio, fatto mercoledì 10 aprile dal primo ministro Jean-Claude Juncker, arriva in un periodo in cui diversi paesi dell’Unione Europea hanno promesso iniziative contro i reati fiscali.

Il Lussemburgo è da decenni uno dei paesi europei che ha messo in pratica in modo più rigido il segreto bancario, il principio secondo cui le banche si possono rifiutare di fornire informazioni su chi detiene conti correnti o attività finanziarie nel paese. Questo ha contribuito a creare un grande settore finanziario nel piccolo granducato, che ha una popolazione di circa 500 mila abitanti (90 mila nella capitale, Lussemburgo) ma allo stesso tempo circa 13 mila posti di lavoro tra banche e istituti di credito. La Banca Centrale Europea ha detto che i capitali detenuti dalle banche ammontano a circa 22 volte il Prodotto Interno Lordo del paese, che a sua volta è formato per circa un terzo dalle attività connesse con la finanza.

La Commissione Europea ha approvato l’annuncio del Lussemburgo e ha fatto pressioni sull’Austria perché prenda misure simili: l’Austria è rimasto l’unico paese dell’UE a non allinearsi alla direttiva europea sulla tassazione dei risparmi, ma il paese ha già annunciato che non aderirà molto presto a tutti gli aspetti della direttiva europea.

Più in particolare, la maggiore trasparenza annunciata dal Lussemburgo inizierà nel 2015 e riguarderà i privati cittadini, con cittadinanza di uno stato dell’Unione Europea, che ricevono interessi da conti basati in Lussemburgo; non riguarderà chi ha fondi di investimento né i possessori di titoli che non sono privati cittadini, come le società.

Le misure annunciate ieri non riguarderanno neppure le società straniere che hanno base nel paese, mentre non saranno toccati dalla nuova normativa i pagamenti di interessi a cittadini extraeuropei. Molte multinazionali hanno infatti la base legale delle proprie operazioni in Lussemburgo, attirate dalle bassissime tasse sulle società. Per quanto riguarda i cittadini americani, in queste settimane sta venendo negoziato un apposito accordo bilaterale. È possibile quindi che l’impatto delle nuove misure sia molto limitato, anche se per valutarle meglio bisognerà aspettare di conoscere i dettagli.

Nello stesso giorno dell’annuncio di Juncker, il presidente francese François Hollande ha parlato molto duramente contro i paradisi fiscali, promettendo di “sradicarli” in Europa e fuori dall’Europa. Hollande, sul tema, si trova in una posizione particolarmente delicata: il 19 marzo Jérôme Cahuzac, ministro del suo governo incaricato del bilancio e delle misure da prendere per combattere l’evasione fiscale, si è dovuto dimettere dopo che sono emerse le prove di suoi conti segreti in Svizzera.

Ma al di là delle minacce francesi, alcune misure concrete stanno venendo messe in pratica in Europa per contrastare l’evasione fiscale, in particolare dopo l’inizio della crisi economica nel 2009 e la necessità dei governi di reperire maggiori risorse per i bilanci statali. Martedì 9 aprile alcuni grandi paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) hanno stretto un accordo per creare un sistema automatico di scambio delle informazioni che aiuterà a combattere l’evasione fiscale, annunciando anche di farsi promotori di nuove misure a livello europeo e mondiale.

Come ha scritto l’Economist in un’inchiesta sui paradisi fiscali di metà febbraio, il Lussemburgo offre un’ampia gamma di servizi finanziari alle società con sede legale nel paese ma che operano per lo più fuori: di conseguenza, moltissime grandi transazioni finanziarie tra società estere passano per il Lussemburgo. Il paese è anche sede di migliaia di fondi comuni di investimento, che hanno un valore complessivo stimato in diverse migliaia di miliardi di dollari.

Foto: il centro storico della capitale del granducato, Lussemburgo.
(AP Photo/Paul Ames, File)