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  • giovedì 14 marzo 2013

Xi Jinping è il nuovo presidente della Cina

Ora è ufficiale, nomina confermata quasi all'unanimità: le ultime foto dell'Assemblea nazionale del popolo

Il 14 marzo Xi Jinping è stato confermato presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e presidente della Commissione militare centrale dall’Assemblea nazionale del popolo, uno dei due organi consultivi più importanti della Cina. La conferma dell’incarico a Xi completa il processo di transizione dalla quarta alla quinta generazione di leader comunisti iniziato lo scorso novembre durante il Congresso del Partito Comunista, e che si sta formalizzando in questi giorni nella Grande Sala del Popolo di piazza Tienanmen, a Pechino.

Xi è stato eletto con 2.952 voti a favore, e 3 astensioni. L’incarico di vice presidente della RPC, per la verità molto simbolico, è stato affidato a Li Yuanchao, che è considerato un possibile riformista e uno stretto alleato di Hu Jintao, l’ex presidente del paese.

Xi ha 59 anni e ha alle spalle un rapporto piuttosto travagliato con il Partito Comunista, almeno durante gli anni della sua gioventù. Il padre di Xi, Xi Zhongxun, fu esponente della prima generazione di dirigenti comunisti che fecero la rivoluzione e partecipò alla guerriglia comunista contro i nazionalisti cinesi. Nel 1966, tuttavia, venne espulso da ogni posizione di potere: erano gli anni della Rivoluzione Culturale e delle purghe all’interno del partito. A causa delle vicissitudini del padre, a 15 anni Xi Jinping venne mandato a lavorare in un villaggio cinese lontano da Pechino: provò a entrare per almeno nove volte negli organi del partito, ma venne sempre respinto a causa dei suoi legami famigliari.

Nel 1978 il padre venne riabilitato dal governo cinese e Xi Jinping iniziò la sua carriera politica. In passato ha ricoperto ruoli importanti nel partito a Zhejiang e Shanghai, prima di entrare nel 2007 nel Comitato Centrale, il più importante organo decisionale cinese. La sua conferma a presidente è anche un tentativo del partito comunista di prendere le distanze dai recenti casi di corruzione che hanno coinvolto alcuni leader cinesi, tra cui Bo Xilai, l’alto funzionario del Partito comunista cinese (PCC) espulso nel marzo 2012 dall’ufficio politico e dal Comitato Centrale perché sospettato di essere coinvolto in una serie di «gravi violazioni disciplinari». Xi ha guidato una campagna a favore di uno snellimento dei costi della burocrazia cinese, e negli ultimi mesi è stato citato molto dai media di stato per voler debellare la corruzione a tutti i livelli del potere.

A una serie di dichiarazioni di intenti, Xi ha affiancato in questi giorni alcuni gesti pratici molto significativi per combattere gli sprechi della burocrazia. Il 10 marzo era stato presentato un piano di riforma del governo che prevede la scomparsa di diversi ministeri e la razionalizzazione di molti altri enti statali. Il punto più importante è quello che riguarda il ministero delle Ferrovie, che sarà assorbito dal ministero dei Trasporti: negli ultimi anni questo ministero è stato toccato da numerosi scandali, come quello che ha coinvolto l’ex ministro Liu Zhijun, cacciato nel 2011 per alcune accuse di corruzione. Inoltre, da poche settimane sono state vietate sulle radio e le televisioni di stato tutte le pubblicità di beni e prodotti di lusso, per far sì che tutta la struttura del partito fosse vista in maniera diversa dal passato: più vicina alla gente, moralmente corretta e meno indulgente con i ricchi, che siano privati o funzionari del governo.

Venerdì 15 marzo l’Assemblea nazionale del popolo confermerà la nomina di Li Keqiang come primo ministro al posto di Wen Jiabao. Domenica invece si chiuderanno i lavori.

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