• Mondo
  • giovedì 7 marzo 2013

21 osservatori ONU rapiti in Siria

Sono filippini e sono stati sequestrati nella zona contesa delle alture del Golan: il governo ha chiesto il loro immediato rilascio

Il governo delle Filippine ha richiesto il rilascio immediato dei suoi 21 cittadini, impiegati come osservatori delle Nazioni Unite e rapiti da un gruppo di ribelli siriani. Il gruppo di persone è stato sequestrato nel tardo pomeriggio di mercoledì 6 marzo e si dovrebbe trovare in una zona delle Alture del Golan, l’altopiano montuoso che si trova tra Siria, Israele, Libano e Giordania, storicamente parte della Siria ma occupato da Israele dalla guerra dello Yom Kippur del 1973. Lavoravano nella zona per verificare il rispetto del cessate il fuoco tra il confine siriano e quello israeliano.

Il ministero degli Esteri filippino ha confermato di essersi messo in contatto con il gruppo di rapitori, ricevendo rassicurazioni sulle buone condizioni degli ostaggi e sul loro trattamento. Sono anche iniziate le trattative per ottenere il loro rilascio, ma non è ancora chiaro quanto tempo sarà necessario per avere qualche concessione da parte dei rapitori. Dicono di chiamarsi “Martiri di Yarmouk” e sostengono che non rilasceranno gli ostaggi fino a quando le forze governative siriane, fedeli al presidente Bashar al Assad, non avranno lasciato il villaggio di Jamla, che si trova nella zona. Successivamente hanno anche spiegato di avere trattenuto il personale dell’ONU per indurre le forze governative a interrompere i bombardamenti nella zona, che avrebbero causato molti morti nei giorni scorsi anche tra i civili.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha chiesto l’immediato rilascio dei 21 ostaggi filippini, e la stessa richiesta è stata formulata anche da Vitaly Churkin, ambasciatore russo presso l’ONU. Salim Idriss, uno dei capi dell’Esercito Siriano Libero, la forza armata che combatte contro l’esercito fedele a Bashar al Assad, ha duramente criticato il rapimento e ha confermato che i suoi uomini si daranno da fare per farlo terminare quanto prima. Il conflitto in Siria continua da circa due anni e si è trasformato in una guerra civile molto dura. Si stima che almeno 70mila persone siano morte a causa degli scontri e dei combattimenti e che oltre un milione di siriani abbiano lasciato il loro paese, cercando rifugio nei paesi confinanti.

foto: un edificio probabilmente distrutto in seguito a un bombardamento nella città siriana di Kfar Nubul,
nella provincia nord-occidentale di Idlib (DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.