• Italia
  • mercoledì 27 febbraio 2013

Il romanzo del Vaticano

Cosa raccontano le inchieste di questi giorni (e di questi anni) su scandali e divisioni nella Chiesa e cosa c'entrano con le dimissioni del Papa

Lunedì 11 febbraio, Joseph Ratzinger, ovvero papa Benedetto XVI, ha annunciato che lascerà il pontificato alle 20 del 28 febbraio 2013. La notizia è clamorosa per almeno due motivi, uno storico e uno più giornalistico: il primo è che le dimissioni papali sono un gesto rarissimo nella storia della Chiesa, avvenuto solo altre sei volte (ma una sola, con certezza, per scelta spontanea), mentre il secondo ha a che fare con una serie di scandali e tensioni ai massimi vertici della Chiesa Cattolica che, in questi giorni, hanno fatto tornare di attualità le cronache vaticane.

Il repertorio di inchieste in questo senso è ricco da qualche anno e ha visto lo straordinario successo internazionale di un libro del giornalista Gianluigi Nuzzi del 2009 (un altro ne è uscito l’anno scorso), mentre la curiosità per le vicende reali veniva moltiplicata dalla popolarità di quelle romanzate nel Codice Da Vinci di Dan Brown. Ma nel 2012  le vicende che giornalisticamente sono state chiamate del “Corvo” o “Vatileaks” – le accuse a un maggiordomo del Papa di aver dato a Nuzzi dei documenti riservati – hanno ulteriormente aumentato l’attenzione sulle dietrologie vaticane, fino alla clamorosa notizia delle dimissioni del Papa e ai tentativi di questi giorni di interpretarla.

Più degli altri giornali, da una settimana Repubblica dedica ampio spazio – principalmente attraverso articoli di Concita De Gregorio e del vaticanista Paolo Rodari (appena assunto a Repubblica, prima al Foglio e al Giornale) – a una ricostruzione di retroscena su inchieste interne, scandali e giochi di potere che avrebbero avuto un ruolo decisivo nella scelta di Benedetto XVI di rassegnare le dimissioni. Ricostruzione che è diventata parte stessa delle questioni che racconta, con proteste e critiche da parte del Vaticano contro i suoi contenuti.

I temi sono essenzialmente tre: una divisione del Vaticano in fazioni che causa scontri e accuse tra le parti; l’esistenza di una presunta “lobby gay” come gruppo di pressione e di potere; le irregolarità finanziarie che riguardano lo IOR, la banca del Vaticano.

Qui bisogna aprire una parentesi sulle cronache vaticane: la Città del Vaticano è un minuscolo Stato autonomo di mezzo chilometro quadrato nel centro di Roma e poco più di 800 abitanti, ed è anche la sede degli organi di governo della Chiesa Cattolica, ma è da sempre uno dei luoghi più riservati e meno trasparenti del mondo: in dimensioni oggi imparagonabili e anacronistiche. Tutti i principali quotidiani hanno giornalisti esperti nelle cose vaticane – i “vaticanisti”, appunto – che ricostruiscono che cosa ci succede facendo ampio uso di fonti anonime e notizie non verificate. Le cronache vaticane sono quindi sempre state una sorta di un genere letterario dentro il quale si trovano anche le cose vere, oltre a molto altro.

Veniamo alle inchieste di questi giorni e proviamo a seguire le ricostruzioni di Repubblica, iniziate con un articolo di Concita De Gregorio apparso in prima pagina di Repubblica il 21 febbraio. Il punto principale dell’inchiesta è questo: da poche settimane è stata consegnata a papa Benedetto XVI una lunga relazione riservata di 300 pagine scritta da una commissione di tre cardinali, ordinata dal Papa stesso, che ha ricostruito una serie di comportamenti illeciti intorno ai massimi vertici della Chiesa e che riguarda i tre punti che abbiamo indicato prima. L’indagine è stata ordinata da Benedetto XVI dopo una serie di scandali che risalgono circa a gennaio 2012, fatti emergere dalle inchieste di Gianluigi Nuzzi e di cui richiamiamo brevemente i punti principali: il cosiddetto “Vatileaks”.

Prima delle dimissioni
Nel maggio 2012 vennero arrestati il maggiordomo del Papa Paolo Gabriele e l’informatico Claudio Scarpelletti, con l’accusa di aver fotocopiato e fornito alla stampa documenti riservati che provenivano direttamente dagli appartamenti di papa Benedetto XVI. A ottobre vennero condannati rispettivamente a un anno e mezzo e a due mesi di carcere dal sistema giudiziario del Vaticano, per essere poi graziati da Benedetto XVI pochi giorni prima del Natale 2012.

Il materiale riservato era servito quasi certamente, tutto o in parte, come fonte per le inchieste del giornalista Gianluigi Nuzzi, da anni esperto di cose vaticane e autore di diversi libri sull’argomento. In una puntata del suo programma su La7 Gli Intoccabili, Nuzzi aveva raccontato “quattro storie” il cui succo, riassumendo molto, era questo: Benedetto XVI aveva avviato un’opera riformatrice all’interno della Chiesa che aveva incontrato molte resistenze interne. In conseguenza di queste resistenze, uno dei principali incaricati di quest’opera di “pulizia”, monsignor Viganò, era stato “promosso” nell’ottobre 2011 ma di fatto rimosso dall’incarico (Nuzzi citava lettere riservate di Viganò a Benedetto XVI e al potente segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone). Il Vaticano aveva reagito minacciando azioni legali.

Circa due settimane dopo, venerdì 10 febbraio, il Fatto Quotidiano mise in prima pagina la notizia di un presunto complotto contro Benedetto XVI – con l’obiettivo di ucciderlo – che avrebbe portato alla scelta di un nuovo Papa entro la fine di quell’anno. Il quotidiano citava un appunto inviato alla Segreteria di Stato vaticana e al segretario di Joseph Ratzinger. Il 25 maggio fu arrestato Gabriele.

Continuavano – e continuano – a essere poco chiari i retroscena delle azioni di Gabriele: perché avesse deciso di far trapelare i documenti riservati e chi altri avesse collaborato con lui nella diffusione dei documenti, che era durata almeno alcuni anni. Nuzzi, da parte sua, disse che le sue fonti in Vaticano erano “una ventina, non uno o due”. Bisogna notare poi che un intervento della giustizia vaticana in questioni che riguardano scandali interni è rarissima e non è avvenuta in passato per episodi e accuse ben più rilevanti.

Infine, per completare il quadro, il 24 maggio 2012 il presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi era stato sfiduciato e aveva dovuto abbandonare l’incarico (il nuovo presidente è stato nominato pochi giorni fa). Lo IOR (Istituto Opere Religiose) è di fatto la banca del Vaticano: noto per la sua riservatezza e per essere stato al centro di parecchi scandali finanziari nella storia italiana. Anche in questo caso, Gotti Tedeschi – nominato nel 2009 da Benedetto XVI – era stato allontanato a causa di contrasti interni al Vaticano, in particolare per quanto riguardava l’applicazione della normativa internazionale antiriciclaggio allo IOR. Successivamente, Gotti Tedeschi ha detto di essere stato ostacolato nei suoi tentativi di accedere ai documenti più importanti sulla gestione dell’istituto.

1 2 Pagina successiva »

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.